Da ovest è salpata la flotilla Yaku Mama, “Madre dell’Acqua” in lingua Quechua. Destinazione: Belém. A bordo membri di comunità indigene dell’Amazzonia e delle Ande, partiti a metà ottobre dalle rive del fiume Napo, a Coca (Ecuador), un viaggio di 3.000 km nel bacino amazzonico.
Da sud, invece, la Carovana delle Risposte guidata dal leader indigeno Rãoni Metuktire e da Alessandra Korap Munduruku, vincitrice del Nobel per l’ambiente (il Goldman prize), affronta nove giorni via fiume e su strada. Parte dal Mato Grosso, ove il Brasile produce soia e mais, e denuncia l’impatto delle monocolture sul clima.
Atto di resistenza
Sono migliaia membri di comunità indigene che stanno raggiungendo la località del vertice, al via lunedì 10. La ministra per i Popoli Indigeni Sonja Guajajara ha stimato che parteciperanno al vertice in tremila, come negoziatori o come osservatori della società civile.
Arrivano su “flotille” o carovane. Insieme agli indigeni ci sono attivisti, climatologi, artisti, medici e altri difensori delle foreste. La Yaku Mama viaggia su Instagram sotto il nome di Amazon Flotilla, ove spiega: «Non è solo un viaggio. È un atto di resistenza, speranza e responsabilizzazione. Siamo una coalizione di popoli e movimenti che percorre 3.000 km, dai ghiacciai andini a Belém, per portare le soluzioni e le richieste politiche dei territori alla Cop30».
Comunicare e unire
In ogni tappa i partecipanti organizzano scambi culturali, proiezioni o tavole rotonde e insieme antichi rituali. Richiamano l’attenzione sugli effetti devastanti dei combustibili fossili, della deforestazione e dell’attività mineraria sulle terre indigene. Anche a bordo che si svolgono workshop, dibattiti e musica, come ha raccontato un giornalista del Guardian imbarcato sulla Sumaúma. Spiega l’attivista Lucia Ixchiu, a bordo della Yaku Mama, al Think Thank Journal:

«Come le multinazionali si organizzano al di fuori dei confini degli stati, anche noi vogliamo costruire solidarietà tra i popoli come azione di giustizia climatica e ambientale».
Mezzi di trasporto e alloggi
Da nord, la Flotilla 4 Change naviga l’Oceano Atlantico a emissioni quasi zero. La prima delle quattro imbarcazioni a vela, 50 le persone a bordo, dovrebbe attraccare oggi a Belém. Poi c’è la Laraçu Scientific River Caravan, nata dalla collaborazione tra dieci istituzioni accademiche in Brasile e Francia, e la storica Rainbow Warrior di Greenpeace. A causa della carenza e dei prezzi delle camere gonfiati molte delegazioni ufficiali porteranno meno persone o non parteciperanno, ma le ong hanno trovato l’alternativa: viaggiare su imbarcazioni che a Belém fungeranno anche da alloggi.
Voci per il clima
I cambiamenti climatici, impattano già pesantemente sulla popolazione indigena. La siccità dell’anno scorso, raccontano al Guardian, ha devastato gli orti, prosciugato i fiumi e li ha lasciati bloccati. Lo stesso Segretario generale Guterres, la scorsa settimana ha sollecitato i delegati a “cambiare rotta” per evitare che la foresta amazzonica si trasformi in una savana. Dopo i forti limiti subiti durante gli ultimi vertici a Dubai e in Azerbaigian, indigeni e società civile stanno lavorando per realizzare una mobilitazione che resterà nella storia delle Cop.
Per rivendicare un ruolo nel processo decisionale globale sul clima.



















