A Colombo, nello Sri Lanka, i residenti si mettono in salvo dopo il passaggio del ciclone Ditwah, 1 dicembre 2025: una donna attaccata a un copertone in una strada allagata
A Colombo, nello Sri Lanka, i residenti si mettono in salvo dopo il passaggio del ciclone Ditwah, 1 dicembre 2025. Foto: Obiettivo CT/Alamy Live News

L’onda lunga dell’iniquità climatica devasta l’Asia meridionale. Nel silenzio generale

Sono più di mille le vittime e ottocento i dispersi dopo il passaggio degli uragani in Sri Lanka, Indonesia e Thailandia. Mentre le politiche del temporeggiamento continuano a rallentare le risposte all'emergenza climatica. Con la complicità del sistema informativo globale

03/12/2025
3 minuti di lettura

L’onda lunga dell’iniquità ambientale miete altre vittime. È quella che ha travolto case, scuole e ospedali, inghiottito strade, ponti e interi villaggi in Indonesia, Sri Lanka, Malesia e Thailandia. Da giorni, infatti, la morsa di due cicloni, Ditwah e Senyar, con l’ulteriore contributo del tifone Koto, sta devastando l’Asia meridionale con una potenza senza precedenti.

I residenti sfollati nei sobborghi di Kaduwela e Wellampitiya, 28 novembre 2025. Foto: CT Lens

Al momento, infatti, sono oltre 1.200 i morti, più di 800 i dispersi, 1 milione e 400mila le persone colpite.

Stime in evoluzione

Le stime sono ancora in evoluzione perché gli effetti della pioggia, che ha toccato punte di 500 mm nell’arco di pochi giorni, non si sono ancora esauriti e molte comunità restano isolate. Eppure, nonostante la portata colossale di ciò che sta accadendo, vi sfidiamo a trovare questa notizia nei media di casa nostra.

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Anche nella fase acuta, quella di qualche giorno fa: nelle home page dei maggiori quotidiani, che avrebbero tutti i mezzi per fare informazione internazionale di qualità, quasi non se ne è parlato. E l’appello di Anura Kumara Dissanayake, il presidente dello Sri Lanka, è caduto praticamente nel vuoto:

L’onda lunga dell’iniquità climatica: Anura Kumara Dissanayake
Foto: Anura Kumara Dissanayake, Instagram

«Stiamo affrontando il disastro naturale più grande e difficile della nostra storia».

Verità scomoda

Questa differenza di attenzione rivela una verità con la quale prima o poi dovremo fare i conti: alcune catastrofi ci riguardano, altre annegano nel rumore di fondo. Quando la violenza del clima si è abbattuta su Valencia, poco più di un anno fa, le immagini hanno ristrutturato per giorni il flusso ordinario delle informazioni e i social sono stati letteralmente travolti da quel rovinoso fenomeno estremo.

Distorsione ottica

Era comprensibile, ci mancherebbe. Ma oggi, mentre intere province asiatiche sprofondano nel fango, il racconto di quanto accade bisogna andarselo a cercare nelle sezioni degli esteri. E a trenta giorni dalla tempesta tropicale Melissa, che ha messo in ginocchio un’altra zona fragile del mondo, i Caraibi, si conferma la distorsione ottica della narrazione globale: ciò che accade sul pianeta ha un impatto diverso nel nostro immaginario.

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Dipende dalla distanza, certo, dal senso di appartenenza che fatalmente condiziona la notiziabilità. Ma anche dal reddito, dal peso geopolitico dei territori coinvolti. Dal potere di informare, che di solito è inversamente proporzionale a quello d’immettere in atmosfera gas climalteranti.

Povertà raddoppiata

Nel frattempo, lo Sri Lanka conta i morti: 390 vittime, 352 dispersi, decine di migliaia di evacuati. L’Unicef avverte che tra gli sfollati ci sono 275.000 bambini, molti dei quali già provati dalla crisi economica che negli ultimi anni ha raddoppiato i livelli di povertà. Le conseguenze psicologiche, fa sapere l’organizzazione, dureranno più a lungo dell’acqua che ha sommerso i villaggi. E nelle zone centrali, come a Kandy, quella potabile manca da giorni.

L’emergenza in Indonesia

La situazione è ancora più drammatica in Indonesia, dove 631 persone hanno perso la vita e 475 risultano disperse, in gran parte nell’isola di Sumatra. Le piogge torrenziali hanno divelto dalle montagne milioni di metri cubi di legname, trasformando le foreste in corridoi di detriti. Gli ambientalisti lo ripetono da anni: la deforestazione illegale ha indebolito il territorio, rendendolo più esposto a disastri di questo genere. «Non è solo un evento naturale, è una crisi provocata dall’uomo», denuncia l’Indonesian Environmental Forum.

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Lo sottolinea il Wwf: dagli anni ’90 l’Indonesia ha perso un quarto della sua copertura forestale e solo nel 2024 oltre 240.000 ettari di foresta primaria sono andati perduti. Mentre l’acqua, fa notare dal Guardian la climatologa Roxy Koll dell’Indian Institute of Tropical Meteorology, co-autrice dell’ultimo rapporto dell’Ipcc, oggi fa più danni dei venti monsonici, resi ulteriormente umidi e carichi di pioggia dal vapore acqueo che si accumula a causa delle mutate condizioni climatiche.

L'iniquità del clima: I tronchi accumulati lungo Padang Beach, a Sumatra, in seguito alle inondazioni improvvise
I tronchi accumulati lungo Padang Beach, a Sumatra, in seguito alle inondazioni improvvise, 29 novembre 2025. Foto: Adriana Adie/ZUMA Press Wire

Cause note, rimedi al rallentatore

Le cause, insomma, sono note. Sugli effetti ormai si chiudono gli occhi, a meno che non ci tocchino in prima persona. E la quiescenza del sistema informativo accompagna la politica del temporeggiamento, delle misure volontarie e delle sottigliezze lessicali intorno alla fuoriuscita dalle fonti fossili che il recente rito multilaterale di Belém ha messo nero su bianco.

Mielizia

Saperenetwork è...

Marco Fratoddi
Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, è direttore responsabile delle riviste Sapereambiente e Terraneamagazine. Insegna Scrittura giornalistica al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino con un corso sulla semiotica della notizia ambientale e le applicazioni giornalistiche dei nuovi media dal quale è nato il magazine studentesco Cassinogreen. Insegna inoltre Comunicazione ecologica presso la Pontificia Università Antonianum di Roma. Partecipa come direttore artistico all'organizzazione del Festival della virtù civica di Casale Monferrato (Al), ha promosso la nascita del Festival europeo di poesia ambientale e del Poetry Village di Roma. Ha diretto dal 2005 al 2016 “La Nuova Ecologia”, il mensile di Legambiente, dove si è occupato a lungo di educazione ambientale e associazionismo di bambini, è stato fino al 2021 caporedattore del magazine Agricolturabio.info e fino al 2019 Direttore editoriale dell’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé futuro-Weec network di Torino. Ha contribuito a fondare la “Federazione italiana media ambientali” di cui è divenuto segretario generale nel 2014. Fa parte di “Stati generali dell’innovazione” dove segue in particolare le tematiche ambientali. Fra le sue pubblicazioni: Salto di medium. Dinamiche della comunicazione urbana nella tarda modernità (in “L’arte dello spettatore”, Franco Angeli, 2008), Bolletta zero (Editori riuniti, 2012), A-Ambiente (in Alfabeto Grillo, Mimesis, 2014), Tre domande sull'economia circolare (Mdc, 2024).
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