
«Nel corso della perenne trasformazione che è la crescita, come cresce l’anima?». Bisogna partire almeno da questa domanda per situarsi e orientarsi all’interno della proposta pedagogica ed educativa che Stefania Chinzari esamina nel suo volume, I processi vitali del bambino. Respirare, crescere, imparare: lo sguardo della pedagogia curativa, pubblicato alla fine del 2025 (TerraNuova editore).
Una visione olistica del bambino
Giornalista culturale, attiva in particolare nel teatro e nelle arti performative, l’autrice è divenuta in seguito formatrice e pedagogista clinica in ambito antroposofico, counselor dell’età evolutiva, tutor dell’apprendimento. E insieme a lei si entra in una prospettiva che da oltre un secolo osserva lo sviluppo infantile come un processo unitario, nel quale corpo, mente e dimensione spirituale si intrecciano profondamente.
L’approccio alla cura della filosofia steineriana
Siamo all’interno del movimento pedagogico Waldorf, le cui scuole nacquero a Stoccarda nel 1919 sotto la guida del filosofo tedesco Rudolf Steiner. Dopo aver illustrato il processo di crescita dell’essere umano e le leggi che lo governano, il volume dedica attenzione alla pedagogia curativa a indirizzo antroposofico, nata qualche dopo, a partire da un ciclo di conferenze che Steiner rivolse ai medici che gli chiedevano come accompagnare bambini che mostrano particolari difficoltà.
L’essere umano microcosmo nel macrocosmo
Il volume di Chinzari ci parla perciò di una nomenclatura che rimanda a dodici sensi, sette processi vitali, quattro corpi costitutivi, a quelle forze eteriche che presiedono alla crescita del bambino secondo la concettualizzazione che Steiner riprende dalla filosofia greca e rilegge alla luce del goetheanismo. Indicando le forze cosmiche vitali che informano crescita e rigenerazione, mediante quel processo che permette di riversare nel corpo fisico le forze astrali e cosmiche, facendo dell’uomo un microcosmo, specchio del macrocosmo.
La vita come cambiamento e rigenerazione
«Ogni forma vivente soggiace a sette processi vitali» scrive l’autrice. Sette momenti attraverso i quali, nell’essere umano, si dispiegano le forze del corpo eterico non solo sul piano fisico e organico, ma anche su quello animico e spirituale. A partire dal settimo anno di vita, i processi vitali sono al servizio dell’apprendimento. Crescere è cambiare, imparare è cambiare. Viventi sono gli esseri umani, ma anche le altre creature del pianeta. Viventi sono comunità e progetti. L’essere umano gode del privilegio di potersi trasformare e rigenerare per tutta la vita.
Una pedagogia spirituale
È una pedagogia, quella antroposofica, nata nel Novecento: un secolo che ha visto fiorire diverse pedagogie rivoluzionarie, da quella di Jean Piaget al metodo Montessori, solo per fare qualche esempio, e tutte riconoscono nel bambino un essere in divenire, ciascuno con le sue peculiarità. Con l’antroposofia bisogna non solo essere disposti a riconoscere lo spirito nella materia ma anche il fatto che molti disturbi siano un “dono”, un sacrificio che sempre più bambini fanno al nostro mondo per costringerci a riflettere.
Il dono nascosto nel dolore
Così scrive Chinzari: «Molti bambini oggi decidono di scendere sulla Terra facendosi carico di una “disarmonia”, a volte vere e proprie disabilità, per risvegliare in noi nuovi pensieri, nuovi sentimenti, nuove azioni. Una nuova visione sulla vita, sull’essere umano, persino sul dolore». E ancora: «Certe “anormalità” sono il segnale manifesto, il grido di allarme ultimo a un sistema educativo e scolastico che va rifondato».
L’attualità delle questioni poste
Se il linguaggio rimanda a una pedagogia specifica, i problemi che il volume solleva sono invece diffusi, urgenti, evidenti: l’assenza di movimento libero, l’allontanamento dal mondo della natura, la sovraesposizione digitale anche per bambini molto piccoli, l’inquinamento elettromagnetico. Il disagio di bambini, adolescenti, comunità scolastiche è sempre più diffuso e visibile, così come difficoltà di apprendimento, dipendenze, paure e aggressività, bullismo e isolamento.
Ogni adulto è un esempio
E poiché i bambini imparano imitando, il primo gesto di cura che educatori e genitori possono e devono compiere è quello di aver cura della propria interiorità, al fine di essere degni di essere imitati. È la legge dell’educazione. Non c’è educazione senza autoeducazione e quel che siamo, come genitori, come educatori, conta più di quel che sappiamo.
Saper lasciare spazio
Tuttavia, bisogna anche rinunciare all’idea che la conquista della crescita e dell’apprendimento sia (solo) il risultato di un atto educativo. “Educere” significa rimuovere quanto più possibile gli ostacoli alla crescita, ma rispettando l’individuale progetto di “incarnazione” di ogni bambino. Un io che si incarna pienamente solo al ventunesimo anno.
Tornare alla natura che rigenera
Una riflessione a parte merita l’attenzione che il volume di Chinzari dedica alla centralità del bosco, sempre più sotto attacco da tante parti. «Ho derubato i boschi, i fiduciosi boschi, gli innocenti alberi», recitano i versi di Emily Dickinson che chiudono il volume. Il bosco non solo come luogo di contatto con la natura, ma luogo potente di rigenerazione che nutre fiabe, simboli e miti, con le loro immagini archetipiche, da Biancaneve a Dante. «Il maestro è il bosco», si legge nel libro. Luogo fisico e metafisico in cui ci si smarrisce per ritrovarsi più potenti nella metamorfosi del cambiamento.
Come dire: educare, crescere, vuol dire entrare nel bosco.
















