Nel museo di una storia ancora tutta da scrivere

Nel museo di una storia ancora tutta da scrivere

Il Museo di Aboca a Sansepolcro, in provincia di Arezzo, non è solo un importantissimo luogo “custode” di una storia millenaria. Tra mortai, testi antichi, erbari, il museo propone percorsi innovativi e interattivi che indagano il futuro e le immense potenzialità delle piante medicinali. Un esempio prezioso di divulgazione e conoscenza

La statua di Piero della Francesca, il più illustre cittadino di Sansepolcro, si staglia al centro dei giardini di fronte al Palazzo Bourbon del Monte, sede del Museo delle Erbe voluto da un imprenditore che, in poco più di quarant’anni, è partito da un’idea per i tempi rivoluzionaria e ha costruito qui, nella provincia d’Arezzo al confine tra Umbria e Toscana, un’impresa che ha travalicato con i suoi prodotti i confini del mercato nazionale. Il Museo delle Erbe, infatti, è stato voluto da Aboca, leader in Italia nell’innovazione di prodotti per la salute a base di complessi molecolari vegetali, per raccontare la storia del rapporto dell’uomo con le piante medicinali. Un percorso che si conclude con Experience, che mostra il presente e il prossimo futuro della ricerca nel settore.

 

Ragazzi visitano il Museo di Aboca
Un gruppo di studenti visita il Museo delle erbe di  Aboca a Sansepolcro (Arezzo)

Tra erbari, mortai e antichi testi

La sede del museo è il seicentesco palazzo, nato su probabili costruzioni medievali, che con i suoi saloni e affreschi fa da cornice perfetta a una preziosa raccolta di libri e strumenti che accompagnano i visitatori in un percorso storico dalla nascita dell’arte dello speziale alla sua evoluzione scientifica fino ai farmacisti preparatori e all’industria moderna. Il primo salone che s’incontra mette subito il visitatore a contatto con la sapienza tramandata attraverso gli erbari e gli antichi testi botanici. È qui possibile  ammirare alcuni dei testi, parte di una più vasta collezione, con le loro antiche e dettagliate tavole botaniche. Tutt’intorno all’esposizione centrale, coronata da un sontuoso lampadario, i grandi mortai di bronzo riempiti dalle erbe officinali più comuni e tradizionali: dal tiglio all’anice stellato alla lavanda e l’esposizione di antichi mortai cesellati, strumenti indispensabili per frantumare e allestire le preparazioni sia   all’alchimista di un tempo che al farmacista del terzo millennio.

 

 

Dalla tradizione orale alla scienza

Gli erbari continuano ad accompagnare il visitatore verso la sala delle ceramiche dove fanno mostra di sé i grandi vasi dipinti, il cui decoro è indice della provenienza, indispensabili per preparare e per conservare i rimedi. Si ritrovano quindi brocche panciute per i liquidi da versare e vasi, per conservare ed essiccare, ed i più classici albarelli che rimandano subito all’atmosfera della farmacia. È infatti qui che inizia il passaggio dalla tradizione alla scienza: l’uso delle piante non si basa più sulla conoscenza tramandata ma prende il carattere scientifico della formulazione più adatta per ogni rimedio e della giusta dose per ogni ricetta. Indispensabili quindi le bilance e, in fine, la vetreria.

Noi e la Natura, attraverso le piante medicinali

Il visitatore è quindi portato fra gli strumenti del laboratorio fitochimico attraverso la ricca esposizione degli strumenti per miscelare, dosare, distillare, centellinare, conservare. Un intenso profumo di erbe e spezie lo avvolge nella Stanza delle erbe con il soffitto ricoperto dalle piante officinali essiccate e dove i piatti sui tavoli sono ricolmi di spezie esotiche, mentre dalle ampie ceste si alzano gli odori della camomilla e del finocchio. Nella ricostruzione dell’antica spezieria, il protagonista è il grande distillatore con la sua caldaia e la serpentina di raffreddamento che termina con il rubinetto da cui ricavare preziose gocce, mentre una piccola porta conduce alla ricostruzione della farmacia dell’800 con i vasi, i preparati, i principi attivi disposti ordinatamente e rigorosamente sugli scaffali.

 

 

Oltre la Storia, un viaggio nel futuro

Fin qui il percorso museale è un racconto storico dell’intimo rapporto tra uomo e natura che parte dai primi insediamenti umani nella mezzaluna fertile e ripercorre le epoche e i luoghi, anche attraverso le diverse forme di riproduzione artistica del mondo botanico. A questo viaggio indietro nel tempo, è stato da poco aggiunto un itinerario nel presente e nel futuro del prodotto naturale. Aboca Experience è infatti il percorso interattivo che l’azienda ha ritagliato per parlare di sé, per raccontarsi dalle origini ai progetti futuri.

« Attraverso Aboca Experience vogliamo restituire ai visitatori l’esperienza di visita in azienda – spiega Anna Zita Di Carlo, direttrice di Aboca Museum – è un modo coinvolgente per conoscere l’unicità di Aboca e per guidare il pubblico alla scoperta dei valori che guidano tutto il nostro Gruppo».

Un percorso ricco di elementi coinvolgenti, continua la dottoressa Di Carlo: «Lungo il percorso grazie alle installazioni interattive ognuno potrà sperimentare in prima persona come – dalle coltivazioni alle più moderne biotecnologie – la nostra salute è strettamente connessa alla complessità della natura».

 

Un percorso da toccare

Nel percorso Experience l’atmosfera è infatti ben diversa e il visitatore si ritrova circondato dai suoni della natura e dalle immagini proiettate su grandi schermi interattivi su cui,  fra tutti, campeggiano quello dedicato alle schede delle piantetoccando le piccole teche in cui sono contenuti i semi si apre una dettagliata scheda della pianta officinale corrispondente – e lo schermo, ricoperto da beute e matracci opalini di ogni misura, su cui è possibile scoprire come si passi dall’uso dell’intera pianta alla scoperta e uso dei suoi complessi molecolari, all’importanza e unicità del fitocomplesso. Il percorso Experience è un manifesto del successo Aboca, fatto di persone e di ricerca, di tradizione e di innovazione attraverso il rispetto e il dialogo costante con la natura, e il visitatore è invitato a farne parte lasciando una testimonianza del suo passaggio che diventa una proiezione sullo schermo dell’ultima sala.

 

Prossimo obiettivo: portare conoscenza

In questo percorso è però possibile anche trovare una testimonianza dell’impegno dell’azienda nel panorama culturale. Consolidata ormai la sua posizione come impresa, Aboca si apre alla missione di farsi portatrice di bene comune con i suoi progetti culturali che la vedono impegnata nelle pubblicazioni con la sua divisione editoriale, nell’ideazione e promozione di eventi e prestigiose mostre come la fortunata La botanica di Leonardo, tenutasi lo scorso anno a Firenze e che ha visto fra i curatori lo scienziato e divulgatore Stefano Mancuso.

 

Stefano Mancuso
Stefano Mancuso, professore all’Università di Firenze e Direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (Linv)

 

È questo il nuovo obiettivo dell’azienda, che non guarda più solo al suo mercato mentre continua con l’innovazione scientifica, ma si fa portatrice di conoscenza, recuperando il passato con il suo centro di studi storici, e aprendosi alle forme più nuove di comunicazione per trasmettere i valori di una società sostenibile.

Saperenetwork è...

Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

Sapereambiente

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