La Repubblica di Cuba per Donald Trump «continua a rappresentare una minaccia straordinaria» per la sicurezza degli Stati Uniti. Questo giustificherebbe le nuove sanzioni degli Usa, attraverso l’ordine esecutivo del primo maggio, alle banche straniere che collaborano con il governo cubano e impongono restrizioni all’immigrazione, ai funzionari del settore energetico, della difesa, nonché a coloro che, a suo dire, si sono resi responsabili di «violazioni dei diritti umani» o di atti di corruzione.
Botta e risposta
Nel suo intervento a una cena privata del Forum Club a West Palm Beach, in Florida, il tycoon ha dichiarato: «Sulla via del ritorno dall’Iran, avremo una delle nostre grandi navi, forse la portaerei USS Abraham Lincoln, la più grande del mondo, che si avvicinerà, si fermerà a circa 100 metri dalla costa».
Non è mancata la risposta del presidente cubano Miguel Diaz-Canel: «Le nuove misure coercitive rafforzano il blocco brutale e genocida imposto dagli Stati Uniti all’isola». Al suo fianco, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha dichiarato che le sanzioni, annunciate in concomitanza con le tradizionali celebrazioni del Primo Maggio sull’isola, mirano a imporre una «punizione collettiva al popolo cubano» e che i cubani non si lasceranno intimidire.
Vita quotidiana sotto pressione
Cuba è sotto assedio, a soffrire è soprattutto la popolazione costretta a vivere senza acqua, senza elettricità, con una sanità sempre più sotto pressione. Il nuovo bloqueo sta aprendo la strada a una terribile crisi umanitaria. Le testimonianze sul quotidiano Cubanet parlano di code interminabili in banca, di sportelli automatici senza contanti, e il blocco del sistema elettronico impedisce alle persone di accedere al proprio denaro. Si sta perdendo la fiducia, quella a cui gli anziani dell’Isola davano più valore del denaro.
Il quadro nelle sedi internazionali
Lo scenario di disperazione collettiva è stato rappresentato lo scorso 27 aprile dal Rappresentante permanente di Cuba presso le Nazioni Unite, l’Ambasciatore Ernesto Soberón Guzmán: «Cuba ha il pieno diritto di commerciare carburante con qualsiasi paese, senza minacce, ostacoli, condizioni o contestazioni della prerogativa sovrana di ogni Stato di esportare carburante e sviluppare relazioni commerciali con Cuba, secondo le regole che disciplinano il libero scambio, senza interferenze da parte di potenze straniere».
E poi ha aggiunto: «Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dal governo degli Stati Uniti contro Cuba compromette la libertà di commercio e di navigazione, non solo del nostro Paese, ma anche di altri Stati, mina la sua sovranità e frena il progresso economico e le aspirazioni di sviluppo sostenibile, in flagrante violazione del diritto internazionale».
Dipendenza dai fossili
Ma a penalizzare l’Isola delle Revolución è anche la forte dipendenza dalle fonti fossili, e dai paesi esportatori di greggio: Russia, Venezuela, Messico, Iran. Eppure in questo momento storico, l’autonomia energetica potrebbe arrivare invece dall’energia rinnovabile. Secondo il rapporto Sunrise After Blockade realizzato dalla Ong Common Wealth, «con circa 8 miliardi di dollari, Cuba raggiungerebbe il 93% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e non avrebbe più bisogno di importare combustibili fossili per la produzione di energia elettrica».
Transizione e disuguaglianze
La crisi cubana andrebbe quindi vista anche sul fronte del futuro della politica energetica mondiale. Il rapporto evidenzia come nelle Cop è stato sempre ribadito che i responsabili delle crisi climatiche non pagano i costi maggiori. «Il quadro sulle perdite e i danni proposto alla Cop27 e alla Cop28 era inteso a rispondere proprio a questo tipo di disuguaglianza globale. Il finanziamento della transizione di Cuba rappresenta quindi una prova concreta del fatto che tali impegni saranno onorati nella pratica».
Rinnovabili made in China
A questo aspetto si aggiunge un ulteriore dato: il sistema elettrico cubano è stato trasformato in soli 12 mesi grazie al sostegno della Cina. L’energia solare è passata dal 5,8% a oltre il 20% della generazione totale. Pechino vuole costruire 92 parchi solari entro il 2028 con una capacità combinata di circa 2.000 megawatt.
Vale a dire all’incirca quanto l’intera capacità produttiva di combustibili fossili a Cuba.



















