Dovranno sentirsi scomodi gli ospiti della Micro Arti Visive quando varcheranno la soglia della Galleria 2 per immergersi nella personale di Aviv Wolfson, Unconfort Zone. L’artista israeliana si affaccia al panorama romano, con la sua prima personale italiana, proponendo un viaggio disagevole. Si tratterà di un’immersione totale, un invito a immaginarsi in un ambiente subacqueo, dove maschera e boccaglio saranno benvenuti per varcare la soglia. Le opere dell’artista israeliana si offriranno così al pubblico attraverso uno sguardo appannato, una luce soffusa, a rappresentare l’ambiente sottomarino. Nei lavori di Aviv tele ricche di colori mescolano nei soggetti volti e sagome di foglie, linee curve che accompagnano i contorni smussando gli angoli come l’acqua sa fare. Si crea così
una corrispondenza tra ambientazioni umane, quali caffè e salotti affollati, e ambienti naturali abbondanti di foglie, erbe e alghe.
Due mondi che si confondono nelle linee a ricordarci che stiamo condividendo lo stesso pianeta. Una rappresentazione che è un invito a scambiarci i ruoli e a immaginarci abitanti del mare.
La Galleria 2 della Micro si trasformerà offrendo ai visitatori un’immersione in un fondale marino in parte inquinato, in parte ancora vergine. Per creare l’ambientazione Aviv ha aperto una “Call 4 Masks” ossia un invito a offrire le mascherine usate per creare l’allestimento. La mostra prende quindi la forma di una installazione partecipativa in cui il pubblico è invitato a contribuire al processo di creazione interrogandosi sul significato del “salvare la vita” che è stato attribuito alle mascherine e che oggi si sta trasformando in una minaccia per diverse forme di vita non umane. Allora il tacco 12 che resterà impigliato nell’elastico di una mascherina abbandonata a terra ci porterà a vivere la sensazione fisica di un’invadenza non voluta e la busta di plastica su cui ci troveremo a camminare renderà la galleria una spiazzante immersione in un mondo invaso dai rifiuti di altre specie: una Unconfort Zone.
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InoltreWolfoson ha aggiunto all’allestimento rifiuti di plastica utilizzata nella campagna elettorale israeliana, per sottolineare come le questioni ambientali siano spesso proposte dalla politica senza una reale consapevolezza, concretezza o coerenza.
Durante il vernissage avrà luogo anche l’evento performativo Oceanwaste di Elisa Bongiovanni; mentre lunedì 5 dicembre alle ore 18.30 si terrà un evento di Slow Art condotto dall’antropologa Dafne Crocella, curatrice della mostra e rubrichista di Sapereambiente.