Hargila di Fabrizio Carbone
Hargila o Leptoptilos dubius (Disegno: Fabrizio Carbone)

Assam: Purnima, i grandi Marabù e i rinoceronti del Brahamaputra

Nel cuore più profondo dell'India, la biologa Purnima Devi Barman, portavoce della onlus Aaranyak, si batte per salvare marabù e rinoceronti, perseguitati e a rischio estinzione. Con il suo lavoro di divulgazione sta riuscendo a cambiare la mentalità di interi villaggi
28 Ottobre, 2020
2 minuti di lettura

La storia ha come sfondo l’Assam, una regione dell’estrema India orientale, una distesa di colline coltivate a the nero, dove il grande fiume Brahmaputra forma un immenso delta interno, dove vivono i rinoceronti, quelli da un solo corno. E dove le donne sfoggiano i sari più colorati e vivaci che si possano immaginare. Qui oggi ancora resistono i grandi marabù, una specie di cicogna dalle possenti ali nere e da un grande e robusto becco capace di spaccare ossa come fosse un avvoltoio. Hargila è il nome indiano, “greater adjutant stork” quello inglese, Leptoptilos dubius quello scientifico. Questi grandi marabù erano comuni in tutta l’India al punto da ornare gli antichi stemmi dei marahaja, le steli e i monumenti di pietra di Bombay e Calcutta, come un tempo si chiamavano Mumbay e Kolkata. Poi queste cicogne, inquietanti nel loro aspetto così maestoso e terribile, sono diventate una specie da distruggere perché accusata di portare malattie e addirittura sfortuna.

La biologa coraggiosa

Negli ultimi 70-100 anni sono stati distrutti i nidi sugli alberi, rubate le uova, uccise le femmine in cova a fucilate. E le hargila sono sparite da quasi tutta l’India, resistendo in Assam intorno ai fiumi e alle zone allagate dal Brahmaputra. Ed è qui che appare la protagonista della storia che mi è stata segnalata dagli amici biologi del Laboratorio di Ornitologia della Cornell University dello stato di New York.

«Dovresti conoscere Purnima, è una donna eccezionale», mi arrivò in pieno Covid fase 1, una mail dagli Usa. Così sono andato a cercare questa biologa indiana, Purnima Devi Barman, e ho scoperto la sua battaglia decennale per salvare i grandi marabù.

Lei è portavoce di una onlus, la Aaranyak, e non passa giorno che non si rechi da un villaggio all’altro, da una cittadina all’altra di una regione popolata da 32 milioni di indiani per spiegare soprattutto alle donne e ai ragazzi nelle scuole che nessuno deve uccidere hargila, che non fa del male a nessuno, che non porta malattie, che è importante che viva e si riproduca.

 

Storia di Purnima e del cambiamento che verrà

La biologa oggi trova risposte positive dovunque vada. Ma è anche riuscita a convincere gli abitanti dell’Assam a cambiare modo di vivere, a non ammassare discariche su discariche incontrollate dove venivano gettati rifiuti organici insieme a plastica, oli esausti, materiali pericolosi e nocivi. Era in quelle discariche che finivano i marabù in cerca di cibo, erano quelle discariche da sempre fonte di colera e tifo. Purnima oggi è famosa in tutta l’India ed è stata insignita di premi internazionali. Ha parlato davanti alla platea delle Nazioni Unite ed è l’esempio per tutti coloro che hanno a cuore il futuro delle nuove generazioni di Homo sapiens sapiens, quelle che rischiano da qui al 2050 di trovarsi nel bel mezzo di una catastrofe ambientale incontrollabile.

 

Rinoceronte indiano di Fabrizio Carbone
Rinoceronte indiano (Disegno: Fabrizio Carbone)

 

Marabù e rinoceronti per un’India resiliente

Purnima Devi Barman oggi, fa disegnare la sagoma stilizzata dell’hargila sia sulla mascherina anti pandemia che in classe nelle scuole dell’Assam. Così anch’io per ringraziare la biologa indiana ho disegnato un grande marabù in volo, e lo allego insieme a quello di un rinoceronte indiano che dipinsi nell’inverno del 2003 proprio in Assam, lungo le paludi interne formate dal Brahamaputra.

Mi piacerebbe che qualcuno, magari una donna, prendesse l’esempio da Purnima per girare da noi, in certe valli e certe regioni dove si compiono misfatti orribili nei confronti di tante specie di piccoli animali indifesi. E possa scuotere un’opinione pubblica addormentata e sorda, oggi più che mai. E di questi luoghi e di quel che succede spero di poterne parlare la prossima volta.

Mielizia

Saperenetwork è...

Fabrizio Carbone
Fabrizio Carbone
Giornalista professionista dal 1970, Fabrizio Carbone ha lavorato alla redazione romana de “Il Resto del Carlino” (nel 1972 da New York), de “La Stampa” e di “Panorama”. A partire dalla metà degli anni ottanta ha prodotto e diretto, insieme a Riccardo Truffarelli (gruppo 6 aprile, Perugia) numerosi documentari in Amazzonia, Costa Rica, Norvegia, Finlandia, Inghilterra, Italia per i programmi culturali della Rai3, tra cui Geo, Geo&Geo, il Viaggiatore. Ha diretto 6 speciali, tra il 2004 e il 2007, per la trasmissione Stella del Sud (Rai 1) in Etiopia, Tanzania, Amazzonia, Groenlandia, Norvegia, Mauritania. Coinvolto da sempre nella protezione e nella conservazione della natura è stato tra i soci fondatori del Wwf Italia, consigliere nazionale della stessa associazione, nel 2002, ma anche, nei primi anni ottanta, di Legambiente e Lipu. È direttore responsabile di Greenpeace News.
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