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A.Pasini

Italia, osservata speciale per il clima. Colloquio con Antonello Pasini

Il rischio di uragani mediterranei dovuti all’aumento delle temperature è sempre più concreto. Agire ed educare sono le priorità. Ne abbiamo parlato con il  Professor Antonello Pasini, fisico esperto di cambiamenti climatici
23 Dicembre, 2020
3 minuti di lettura

Alluvioni, mareggiate, smottamenti: un Paese perennemente a rischio. Esposto perfino a uragani mediterranei. L’Italia soffre , ormai, di tutti i mali del pianeta. Viene considerata  un “hot spot” climatico con tutto quello che significa per la vita delle persone.  È minacciata da quel  clima che cambia così rapidamente da richiedere risposte pianificate dove «progettare accuratamente un futuro non soltanto emergenziale», come dice il Professore Antonello Pasini, noto fisico, ricercatore , esperto di  cambiamenti climatici. 

 

 

Pasini recentemente ha curato il  Report Cambiamenti climatici e il mare: gravi conseguenze anche per l’uomo, di Greenpeace. Partendo dall’osservazione del mare, dall’aumento delle temperature, da  disastri visti e/o annunciati, non facciamoci illusioni. Ci saranno  altri impatti causati dall’aumento di  gas climalteranti e ne soffriremo.  Si, una strategia nazionale di adattamento è stata elaborata, ma ​bisogna calare le azioni a livello locale​, si legge nel report. Un lavoro così importante, che esalta il ruolo dei sindaci. D’altra parte bisogna accrescere la conoscenza, favorire l’educazione ambientale in maniera capillare. Una specie di nuovo circuito virtuoso, aggiungiamo noi, con dentro aziende, soggetti sociali, centri educativi. Perché tutta l’area mediterranea sconterà fenomeni meteo più frequenti e  più violenti. Nel nostro Paese, ci ricorda  il rapporto, i  territori sono estremamente fragili e vulnerabili, sia in campagna che nelle città.

 

 

Professore Pasini, quanto è concreta la possibilità che nel Mediterraneo si verifichino i Medicanes,  gli uragani atlantici ?
I Medicanes si sono già avuti in passato, in media da 0 a 1 ogni anno. Recentemente sembrano un po’ più frequenti, ma non abbiamo una vera e lunga statistica climatologica di questi eventi. Il fatto è che il Mediterraneo si sta scaldando e questo sicuramente ne può favorire l’innesco e una maggiore violenza. Inoltre, il cambiamento di circolazione atmosferica sul nostro mare, che vede sempre più spesso contrasti di aria di tipo diverso (caldo-freddo) ne può aumentare la frequenza.

Ci sono zone del Paese più esposte ai rischi descritti nel rapporto?
Tutte le zone, specie quelle costiere, sono influenzate dagli effetti di un mare  più caldo sui fenomeni estremi. È chiaro che alcune zone sono comunque più esposte, come la Sardegna, la Liguria, la Toscana e in generale tutto il versante tirrenico, per la particolare circolazione “marittima” che vi si può instaurare. Per quanto riguarda i Medicanes, invece, avvengono soprattutto nello stretto di Sicilia e nel mar Ionio.

Bisogna intervenire, non c’è  dubbio. Come valuta, allora, i tempi dei decisori politici italiani rispetto ad un quadro così allarmante?
 In generale i tempi della politica rispetto a questi fenomeni naturali amplificati dalle azioni umane non sono consoni a risolvere i problemi. Il fatto è che si deve agire presto, ma in maniera pianificata e progettando accuratamente un futuro non soltanto emergenziale, cioè immediato, ma anche di più lungo periodo. Occorrono interventi strutturali, sia per la mitigazione che per l’adattamento. Sono, infine, problemi la cui soluzione va spesso al di là dell’orizzonte di una legislatura e che non danno un riscontro immediato in termini di consenso elettorale. Ci occorrono Statisti con la S maiuscola che sappiano guardare al futuro della nostra e delle prossime generazioni.

 

 

Proprio pensando ai giovani , quali strumenti ritiene più adatti alla loro crescita ambientalista?
Sicuramente occorre fare corretta divulgazione scientifica, perché la prima cosa è avere coscienza dei problemi e una loro corretta percezione nei termini qualitativi e quantitativi: cose che solo la scienza può fornire. Ma non bastano conferenze e webinar scientifici. Occorre che questo tema entri anche in altri modi di espressione, come quelli artistici, visuali, cinematografici, ecc.. Insomma, la percezione corretta non si ottiene solo razionalmente, ma anche coinvolgendo l’altro emisfero cerebrale.

Un cammino che stenta a procedere, purtroppo. Il 2021 ha in agenda appuntamenti climatici importanti come il G20 e Cop26. Il coronavirus rischia di compromettere e frenare molte strategie globali. Ma il cambiamento climatico è una crisi più grave e duratura del quella della Covid 19.
Eppure abbiamo più strumenti per agire contro i cambiamenti climatici che contro il coronavirus…

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