Al momento di scrivere il 99,9% della fornitura elettrica in Spagna, secondo quanto comunica il gestore Red Eléctrica, è stato ripristinato dopo l’apagón, il black out che ha gettato nel panico decine di milioni di persone, dalle 12.33 di lunedì, fra le coste lusitane e i Pirenei. A sei mesi dall’alluvione di Valencia un nuovo choc ha colpito il paese iberico insieme all’intero Portogallo e ad alcune regioni meridionali della Francia. Stavolta però sul banco degli imputati non c’è lo sconvolgimento climatico con i fenomeni estremi che si presentano in maniera sempre più frequente. C’è piuttosto un collasso della rete elettrica che ha paralizzato treni, semafori, ascensori, sistemi di telecomunicazioni e quant’altro.
Provocando cinque vittime e milioni di danni a causa dei disservizi che ne sono conseguiti.

Tallone d’Achille cercasi
Sulle cause si sta indagando, si è parlato di un cyberattacco, poi di un “raro fenomeno atmosferico” che avrebbe indotto delle fluttuazioni anomale nelle linee dell’alta tensione, a causa di una forte escursione termica. E c’è chi punta l’indice sulle rinnovabili, accusandole di essere il tallone d’Achille dell’intero sistema di approvvigionamento e magari rilanciando anche da noi (è la tesi di Antonio Polito ieri sul Corriere) il nucleare, sulla base di una presunta maggiore sicurezza.
Potenza in crescita
Ma andiamo con ordine. Due settimane fa, il 16 aprile, Red Eléctrica aveva annunciato con orgoglio che per la prima volta in un giorno feriale l’intera domanda di elettricità in Spagna era stata soddisfatta interamente da fonti rinnovabili con un mix composto da eolico (45,8%), solare fotovoltaico (27%), idroelettrico (23,1%), solare termico (2%) più altre fonti e “rifiuti rinnovabili”. Lunedì 21 aprile il solare ha raggiunto un nuovo record di potenza istantanea, generando da solo 20.120 MW.
Stiamo parlando, insomma, di un Paese che ha investito molto in questa direzione, tanto da ricavare nel 2024 il 56% del fabbisogno dalle rinnovabili. Non è l’unico, se pensiamo che la Germania punta ad arrivare all’80% entro il 2030: lo scenario è in forte evoluzione e anche i problemi di sicurezza che si presentano vanno valutati per adeguare l’intera infrastruttura a un modello legato per definizione alla fluttuazione dei fenomeni naturali, come il vento, l’insolazione o la disponibilità di acqua.
Reti interconnesse
Una prima soluzione per compensare queste caratteristiche riguarda le interconnessioni fra le reti nazionali. Quella spagnola, per rimanere ai fatti delle ultime ore, è connessa solo per 2,8 GW alla rete francese e l’obiettivo è quello di arrivare a 5 GW entro i prossimi tre anni. Un secondo elemento, invece, riguarda le tecnologie per l’accumulo e i sistemi di pompaggio idroelettrico che permettono d’intervenire tempestivamente nel caso si presentino discontinuità e oscillazioni. Basti pensare che in Australia sono state installate batterie per oltre 8 GW, che compenserebbero ampiamente eventuali distacchi degli impianti fotovoltaici che in Europa si aggirano fra i 100 e i 500 MW. Anche il governo della domanda, la cosiddetta Demand response, può rappresentare una soluzione, anche se più nel medio periodo che non in caso di emergenza.
Effetto domino
Secondo Kristian Ruby, segretario generale di Eurelectric, un’associazione di categoria che rappresenta l’industria elettrica europea, intorno a mezzogiorno di lunedì, un collegamento ad alta tensione tra Francia e Spagna è stato interrotto e l’interruzione di corrente si è verificata poco più di 30 minuti dopo. E, secondo il responsabile del gestore spagnolo della rete elettrica, la disconnessione di molta generazione rinnovabile è avvenuta dopo l’inizio della degradazione del sistema, come conseguenza dei problemi alla rete.
Pronta ripartenza
Insomma, secondo Red Eléctrica, gli impianti da fonti rinnovabili, durante quello che passerà alla storia come il “lunedì nero” dell’energia in Spagna, sono entrati in crisi come ultimo anello di una catena evidentemente critica. I campi fotovoltaici, infatti, hanno manifestato un forte calo di potenza dopo le due interruzioni delle 12.33 e 12.34, nonché dopo il distacco dalla rete francese per ragioni di sicurezza a 3 secondi e mezzo da queste oscillazioni. Inoltre, come ha fatto notare Greenpeace Spagna, solare ed eolico sono ripartiti subito, al contrario dalle centrali nucleari che sono state disattivate per precauzione.
Investire nell’infrastruttura
Lo sguardo allora va sull’ammodernamento delle reti che in Spagna è in forte ritardo, soprattutto se si pensa che al 2030 il paese ha pianificato di dimezzare la produzione dal nucleare, per uscirne nel 2035. Lo ribadiva sul Guardian nelle scorse ore Pratheeksha Ramdas, analista senior di Rystad Energy: «Non possiamo affermare che l’elevata produzione di energia eolica e solare abbia causato il blackout: in precedenza avevamo osservato una quantità di fonti rinnovabili molto maggiore nel sistema. Tuttavia, una maggiore quantità di fonti rinnovabili potrebbe aver reso più difficile assorbire un disturbo di frequenza. Ci sono molte possibilità dietro a ciò che può causare questi eventi: un guasto nel sistema o una linea di trasmissione debole. È una lezione per gli altri Paesi: è necessario investire maggiormente negli inverter per la formazione della rete, che possono contribuire a stabilizzarla». A conferma che la sfida per le rinnovabili richiede politiche d’innovazione lungimiranti.
Anziché facili strumentalizzazioni di un episodio che deve invitarci ad accelerare verso un sistema di trasmissione e resilienza all’altezza dei risultati che le fonti realmente pulite ormai garantiscono.
















