Take five: cinque falsi miti sulla natura, composizione grafica

Cinque falsi miti sulla natura che dovete conoscere

Capacità di resilienza, facilità nell'equilibrio, semplicità. Quello che pensiamo sul mondo naturale è spesso lontano dalla realtà. E riconoscere come stanno veramente le cose rappresenta il primo passo per proteggerlo
26 Aprile, 2026
5 minuti di lettura

Spesso immaginiamo la natura come un sistema armonioso, capace di autoregolarsi, separato dalle società e governato da leggi prevedibili. La ricerca scientifica ci racconta però una storia diversa, caratterizzata da sistemi complessi, dinamici e profondamente intrecciati con la storia delle comunità umane.

Stavolta Take Five esplora cinque tra i falsi miti più diffusi, analizzandone le conseguenze sul nostro modo di agire in relazione con l’ambiente.

FALSO MITO n. 1: LA NATURA TENDE SEMPRE ALL’EQUILIBRIO

Silhouette di una ragazza in equilibrio su una gamba in riva al mare al tramonto
Foto: Anya Berkut / Getty Images

L’idea che le leggi della natura si muovano spinte dalla ricerca di un’armonia è radicata sia in Oriente che in Occidente e si ritrova anche nei primi studi dell’ecologia classica.

LEGGI ANCHE >
Cinque concetti chiave dell’ecologia per un futuro di pace (che dovete conoscere)

Tuttavia, se è vero che una relativa stabilità è necessaria per molti meccanismi vitali, oggi sappiamo che gli ecosistemi sono organizzazioni tutt’altro che statiche, bensì aperte e caratterizzate da un costante cambiamento.

Ecologia del non-equilibrio

L’“ecologia del non-equilibrio”, aprendosi a queste idee, ha schiuso le porte alla comprensione di molte zone d’ombra dei processi naturali, rivalutando l’importanza di eventi a prima vista distruttivi (come, ad esempio incendi e tempeste) per la crescita di alcuni ecosistemi nel lungo termine o per la loro trasformazione.

Dinamiche in movimento

Ma attenzione: questo non vuol dire che in natura non esistano dinamiche armoniche, bensì che anch’esse fanno parte di un flusso di eventi e interazioni in movimento, caratterizzato da adattamenti continui. Non riconoscere questo aspetto caotico porta a ricercare uno “stato ideale” da conservare, quando, invece, a dover essere protetta è la capacità della natura di cambiare e riorganizzarsi.

In altre parole, la sua resilienza.


FALSO MITO n. 2: LA NATURA SA ADATTARSI A OGNI SFIDA

Un camaleonte, simbolo dell'adattamento, poggiato su un ramo
Foto: Rino Adamo da Pexels

La capacità di adattamento della natura è una caratteristica reale, ma non illimitata. Gli ecosistemi possono assorbire shock e disturbi, ma solo entro determinati limiti biofisici. La velocità e la violenza del cambiamento, in particolare, possono produrre effetti difficili o impossibili da arginare, anche per il sistema più forte.

Fragilità dei sistemi isolati

A rivelarsi più fragili sotto questo aspetto sono soprattutto i sistemi isolati, come le barriere coralline, l’ambiente artico o gli ecosistemi alpini, all’interno dei quali la distruzione avanza a una velocità maggiore rispetto alle capacità di autorigenerazione interne.

Il rischio dell’inazione

L’idea che la natura riesca sempre “a cavarsela” è pericolosa perché ci spinge a non agire. Pensare, ad esempio, che il surriscaldamento del pianeta possa essere superato da strategie di adattamento naturale, sarebbe un errore. La storia della Terra mostra che gli ecosistemi possono perdere funzionalità o persino collassare.

E che la loro rinascita (ammesso che avvenga) può richiedere tempi incompatibili con la prosperità delle società umane.


FALSO MITO n. 3: GLI ESSERI UMANI SONO SEPARATI DALLA NATURA

L'Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, simbolo della separazione fra uomo e natura
L’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Foto: Yagovy / Getty Image

Gli avanzamenti della civiltà, anche dove positivi e necessari, hanno prodotto un cambiamento significativo nella relazione tra essere umano e natura.

LEGGI ANCHE >
"Sillabario della Terra", l'importanza e la fragilità del suolo sotto i nostri piedi

Con l’allontanamento del legame percepito tra gli stili di vita e le risorse e i meccanismi naturali necessari al loro mantenimento, molte società hanno sperimentato la diffusione di ideali antropocentrici. Si è diffuso così il falso mito dell’essere umano come animale superiore separato dall’ambiente naturale che lo circonda.

Interdipendenza vitale

Eppure, cibo, acqua, energia e salute dipendono tutti da processi biofisici, ecologici e sistemici che avvengono all’interno degli ecosistemi. Come dimostrano numerosi studi su ecologia e psicologia, la recisione del legame ancestrale tra l’essere umano e la natura di cui è parte comporta costi psicologici, sanitari e sociali significativi.

Radici delle crisi ambientali

Quello della separazione dalla natura è un falso mito che ha contribuito a legittimare lo sfruttamento indiscriminato di terre e risorse nei secoli.

Rappresenta perciò una delle cause più profonde delle crisi ambientali contemporanee.


FALSO MITO n. 4: LA NATURA “VERA” È QUELLA INCONTAMINATA

Una cascata in un ambiente tropicale, con un esploratore alla base
Foto: Andry Sasongko / Pexels

Un falso mito che deriva dal precedente, nonostante parta da presupposti molto diversi: non una considerazione dell’essere umano come superiore, bensì come elemento di disturbo estraneo alla natura. Gli ambienti mai compromessi da mano umana, come le foreste vergini, esercitano un fascino particolare, ed è comune pensare che essi rappresentino una forma più autentica di ambiente rispetto a un paesaggio naturale inframmezzato da insediamenti umani. Tuttavia, numerose ricerche in ecologia storica e antropologia ambientale hanno dimostrato come molti ecosistemi considerati “selvaggi” siano in realtà il risultato di interazioni millenarie tra società e natura.

Impronta e biodiversità

L’impronta umana non è sempre sinonimo di degrado: le gestioni indigene e tradizionali hanno contribuito in molti casi a migliorare la diversità biologica, la ricchezza ecologica e la resilienza degli ecosistemi, generando cultura ambientale e rimodellando i paesaggi.

LEGGI ANCHE >
Dialoghi con l’infinito. A Roma le opere di Wu Jian’an fra materia, rito e natura

La relazione tra essere umano e natura ha contribuito all’evoluzione di numerose specie, varietà e forme di vita (pensiamo al cane domestico, alle rose più profumate e ai numerosi ibridi di agrumi), fino alla creazione di biomi antropogenici (detti “anthromes”) ovvero nicchie ecologiche capaci di ospitare biodiversità, sostenere equilibri locali e favorire, in alcuni casi, specie altrimenti minacciate.

Nuove prospettive di coesistenza

Riscoprire questa dimensione è fondamentale per superare la separazione percepita tra essere umano e natura, per rivalutare il nostro ruolo nel promuovere pratiche sostenibili, rigenerative e orientate alla cura degli ecosistemi.

Ma anche per ispirare nuove forme di coesistenza, equilibrio dinamico e collaborazione tra essere umano, mondo vegetale e animale.

FALSO MITO n. 5: IN NATURA TUTTO È SEMPLICE

Aldo Leopold su una sedia a sdraio in un ambiente naturale
Foto: Aldo Leopold Foundation, University of Wisconsin-Madison

La natura viene a volte concepita come un sistema essenziale, puro, lineare e prevedibile, come il susseguirsi delle stagioni. In realtà, gli ecosistemi funzionano attraverso reti di interazioni complesse, caratterizzate da “feedback” circolari (processi in cui gli effetti di un’azione retroagiscono sulle cause, spesso coinvolgendo nuovi attori e innescando, a loro volta, nuove azioni ed effetti), soglie e dinamiche multiple, non lineari.

LEGGI ANCHE >
Addio a Jane Goodall, l'etologa che ha cambiato il nostro rapporto con la natura

Questo significa che piccoli cambiamenti apparentemente insignificanti possono produrre effetti enormi, imprevisti e spesso difficili da controllare, e che non sempre è possibile prevedere con precisione le conseguenze delle nostre azioni sugli ecosistemi.

Il principio di precauzione

È anche per questo che il principio di precauzione dovrebbe svolgere un ruolo di rilievo nelle politiche ambientali: intervenire su sistemi complessi comporta rischi elevati e dovrebbe risultare da una decisione ben bilanciata che includa i benefici stimati e i rischi legati al non-agire (che a volte possono essere maggiori).

L’eredità di Leopold

Come suggeriva l’ecologista Aldo Leopold nel suo A Sand County Almanac del 1949, esistono meccanismi della natura che saremmo tentati di considerare inutili perché non ne capiamo (ancora) il senso, la funzione e il ruolo all’interno del sistema (simili a ingranaggi di un orologio con strane funzioni, che ci sembra comunque camminare anche se togliamo qualche pezzo), ma solo uno sciocco rischierebbe di comprometterli con azioni sconsiderate, miopi e prive di visione, in quanto tessere di un sistema, create e perfezionate nell’arco di milioni di anni.

Il rischio, insomma, è di scoprire solo troppo tardi di aver “buttato via” un tassello essenziale per il benessere del pianeta.

Mielizia

Saperenetwork è...

Anna Stella Dolcetti Menenti Savelli
Anna Stella Dolcetti Menenti Savelli
Laureata in Lingue e Culture Orientali presso La Sapienza di Roma e specializzatasi in Management Internazionale alla Luiss, si è formata nelle materie dello sviluppo sostenibile, della finanza verde e della gestione delle risorse naturali presso l’Imperial College di Londra, lo Jrc della Commissione Europea, l’Unitar, l’Eiss e l’università Lumsa. Impegnata nello studio e nella ricerca sui modelli economici sostenibili presso la University of Sussex nel Regno Unito, ha ottenuto riconoscimenti in competizioni internazionali dedicate alle nuove tecnologie e alle loro applicazioni per la sostenibilità, ha lavorato in grandi gruppi multinazionali del settore farmaceutico e, dal 2018, collabora con diverse realtà editoriali nella creazione di percorsi di formazione, articoli e approfondimenti su cultura, economia e ambiente.
Corso Sapereambiente 2026
Lifegrace guida
Mielizia
Resto sfuso

Agenda Verde

Librigreen

cover Sillabario della Terra

"Sillabario della Terra", l'importanza e la fragilità del suolo sotto i nostri piedi

È talmente presente nelle nostre vite che spesso neanche ci accorgiamo della sua presenza. Eppure, ogni nostro passo, sorso d’acqua e boccone di cibo

no title has been provided for this book

"Le vie dei sogni". La ricerca di senso, in verticale, dell’alpinismo

Che cosa spinge un essere umano a salire verso l’alto, quando tutto sembra già conosciuto, misurato, cartografato? Perché, dopo aver esplorato ogni or

Groenlandia Nuuk

Sui tetti di Nuuk. Il viaggio-inchiesta che racconta la Groenlandia in crisi

Groenlandia Nuuk, appena pubblicato da Paesi Edizioni, ci accompagna con uno sguardo poliedrico e ravvicinato alla scoperta di uno dei luoghi più embl

Storia precedente

La Liberazione del soldato Mario Re. Una voce dal 1945 per conservare la memoria

Un'opera di Mario Schifano esposta a Roma
Prossima storia

Viaggio nell’immaginario di un artista inquieto. A Roma le opere di Mario Schifano

Leggi anche...