Un dato al mese: copertina della rubrica

Oltre il freddo di questi giorni, il dato che riscrive la montagna: +4,5 gradi in quota

Uno studio di Enea dimostra come l’aumento delle temperature e la crescente instabilità delle piogge stiano trasformando le aree montane italiane. Rendendo sempre più urgenti le politiche di adattamento e gestione del rischio
3 Febbraio, 2026
2 minuti di lettura

C’è un modo semplice per capire quanto stia cambiando il clima: immaginare un luogo che conosciamo bene e far salire la colonnina del termometro. Prendiamo la montagna, per esempio. Quella che in queste settimane è tornata a imbiancarsi di neve e che durante la prossima estate, anche se oggi può sembrarci un bisogno innaturale, cercheremo come rifugio contro le elevate temperature: aria fresca, notti che fanno tirare su la coperta, temporali che arrivano all’improvviso ma “passano”. Ecco, ora mettiamo in questa cartolina un numero.

Oltre il freddo di questi giorni, il dato che riscrive montagna: +4,5 gradi in alta quota: rappresentazione grafica
Variazione della temperatura media nelle diverse stagioni (righe) e scenari climatici (colonne), nel trentennio 2071–2100 rispetto al 1985–2014. Fonte: Enea

Fino a +4,5 °C nelle temperature estive nelle aree montuose italiane entro la fine del secolo, nello scenario a più elevato impatto.

Il numero che cambia la scala

È questo il dato del mese. Un numero che arriva da uno studio di Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che ha usato proiezioni climatiche regionali ad altissima risoluzione, fino a cinque chilometri. In pratica: una lente più potente, capace di leggere meglio le differenze tra valli e crinali, coste e pianure, Alpi occidentali e orientali. È come passare da una mappa sfocata a una più nitida: non cambia solo “quanto” fa caldo, ma dove e quando il cambiamento si fa più duro.

Racconto controintuitivo

Se il riscaldamento è la prima riga del racconto, la seconda è più sottile e spesso controintuitiva. Il clima, in media, tende a diventare più secco, soprattutto in estate: meno precipitazioni complessive. Ma – ed è qui che il racconto si complica – nei due scenari più critici aumentano frequenza e intensità degli eventi estremi, in particolare nel Nord Italia e sulle aree alpine e subalpine. E c’è una stagione che spicca: l’autunno, quando la probabilità di temporali intensi e alluvioni improvvise cresce in modo marcato.

Quando piove, piove peggio

È un paradosso apparente: piove meno, però può piovere peggio. Piogge più rare, ma concentrate, violente, capaci di trasformare una giornata in emergenza. Perché quando il suolo è più secco e compatto, assorbe meno. E quando l’aria è più calda, può contenere più umidità, pronta a scaricarsi in poche ore.

Variazione della precipitazione medie nelle diverse stagioni (righe) e scenari climatici (colonne) riferite al trentennio 2071–2100 rispetto al 1985–2014. Fonte: Enea

Le Alpi, il laboratorio delle differenze

Lo studio entra nel dettaglio delle stagioni e disegna un’Italia fatta di contrasti. In inverno, verso fine secolo, l’intensità delle precipitazioni potrebbe aumentare soprattutto sulle Alpi occidentali, mentre sulle Alpi orientali si registra una lieve diminuzione. Nel Mezzogiorno, invece, l’intensità tende a calare, con un segnale più marcato sui rilievi principali della Sicilia.

Stagioni che si allontanano dall’equilibrio

In primavera il quadro resta simile, ma con un aumento più diffuso lungo tutto l’arco alpino. In estate, al contrario, emerge una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni estreme, soprattutto lungo le coste tirreniche. E poi c’è l’autunno: nello scenario più severo, l’aumento dell’intensità delle piogge estreme riguarda gran parte del paese, con incrementi più forti proprio dove gli impatti sono già più intensi.

Il punto non è solo prevedere: è prepararsi

Questa è la parte che, nello stile di questa rubrica, vale più del dato stesso: il numero serve per orientare scelte concrete. Se il futuro può essere più caldo e al tempo stesso più instabile, l’adattamento non è un capitolo di contorno. È pianificazione urbana e gestione del rischio idrogeologico, manutenzione dei versanti, reti di drenaggio, protezione civile, ma anche politiche che riducono le emissioni e limitano l’aggravarsi degli scenari.

Perché +4,5 °C non è solo una cifra. È una soglia che cambia la montagna. E la montagna, poi, cambia tutto il resto.

Mielizia

Saperenetwork è...

Marco Talluri
Marco Talluri
Marco Talluri è giornalista e comunicatore, con una lunga esperienza nel settore della comunicazione pubblica. Dal 1978 al 2003 è stato responsabile comunicazione presso ATAF, l'azienda di trasporto pubblico di Firenze. Dal 2003 al 2021, ha lavorato presso ARPAT, l'Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Toscana. A partire dal 2015, ha coordinato la rete dei comunicatori del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), che comprende le attività dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e delle Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa). Durante il suo percorso, ha diretto riviste specializzate nel settore del trasporto pubblico, coordinato la redazione del notiziario Ambienteinforma e curato i contenuti del sito web dello Snpa.
Ha fondato il blog Ambientenonsolo, dedicato alla divulgazione scientifica e ambientale. Collabora con il Kyoto Club sulla mobilità sostenibile e fa parte della redazione di Isdenews, pubblicata dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente.
Corso Sapereambiente 2026
Lifegrace guida
Mielizia
Resto sfuso

Agenda Verde

Librigreen

no title has been provided for this book

Tempo di ritorno, nel racconto di tre generazioni l'inizio della crisi climatica

Forse uno dei metodi più efficaci per raccontare la crisi climatica è quello di assumere il particolare come punto di osservazione privilegiato, di ri

no title has been provided for this book

Kaos. Dialogo filosofico sull'anatomia di un mondo in transizione

In un’epoca priva di bussola, Kaos (Il Mulino, 2026) si impone come un dialogo filosofico di rara intensità, volto a decifrare le fratture del present

no title has been provided for this book

“La grande avventura dei Gugulù”: un racconto per salvare il mondo dalla plastica

Il mondo dei Gugulù è fatto di plastica e i suoi abitanti alla plastica ci sono abituati. Anzi, a loro la plastica piace molto e non possono proprio f

"After the distruction", lo scatto di Andrea Dominizi,che ritrae un coleottero in prima piano, sullo sfondo di una macchina che disbosca
Storia precedente

Il pianeta visto da un coleottero. Andrea Dominizi ci racconta lo scatto dell’anno

Asfalto sul paradiso. Joni Mitchell e Bob Dylan sul “grande taxi giallo”: Joni Mitchell in un concerto del 1972
Prossima storia

Asfalto sul paradiso. Joni Mitchell e Bob Dylan sul “grande taxi giallo”

Leggi anche...