
In un’epoca priva di bussola, Kaos (Il Mulino, 2026) si impone come un dialogo filosofico di rara intensità, volto a decifrare le fratture del presente. Massimo Cacciari e Roberto Esposito, nelle pagine del saggio, saldano la speculazione teoretica alle urgenze della geopolitica, restituendo l’anatomia di un mondo in transizione.
Un mondo in cui l’instabilità, da eccezione, si è fatta regola.
Il fisiologico imperialismo dell’Occidente
Muovendo da una riflessione intorno ai concetti di spazio politico, passando per il mythos e le teorie schmittiane, nella prima parte del testo Massimo Cacciari rivela le peculiarità dell’Occidente: il luogo in cui la «potenza statuale è fisiologicamente imperiale», tesa nella dialettica fra confine territoriale e potenza dell’eccedere. L’Occidente si dirige verso una forma di Weltstaat (stato mondiale) incapace di rispondere ai salti logici della storia contemporanea e alle sue crisi.
Uno spazio, quello europeo-occidentale moderno, che «ha esplicitamente mirato a diventare Weltraum», spazio interplanetario ossessionato dall’ápeiron (ciò che non ha limite), dalla conoscenza e dalla conquista di ciò che lo sovrasta, e che nell’impero americano ha trovato la propria dimensione: una translatio imperii opera dello Zeitgeist, lo Spirito del Tempo.
Altri imperi e nuovi equilibri
Non è stato così, ad esempio, per la Cina. «L’Impero cinese ruota intorno all’Asse che non vacilla, congiungente tutti i piani dell’essere, Asse che passa al centro del Palazzo di Pechino. È questo il luogo auto-sufficiente, centrato in sé stesso, che non abbisogna affatto di confrontarsi con altri, di esserne curiosus». Ma oggi siamo di fronte a un nuovo evento: l’Occidente ha perduto la mediazione della grande Russia fra sé e l’Oriente, mentre la sola potenza tecnico-economica non è più sufficiente a garantirne il dominio imperiale.
L’ordine mondiale travolto dalla “tracotanza”
Così come siamo di fronte a un agire politico che, anche sul piano valoriale, si rivela ormai del tutto incapace di decidere sulle sorti del globo. Il presente è caratterizzato da una forza che è «pre-potente potenza»: un’hybris che minaccia ogni potere costituito e ogni diritto.
Il ruolo del capitalismo
In questo anomalo scenario mondiale, dove permane la Tecnica e la globalizzazione del mercato, che ruolo avrà il «capitalismo come religione»? Servirà ad evitare la catastrofe o a provocarla? È l’interrogativo che si pone Cacciari. Risultano vani sia il richiamo a un ipotetico ordine globale naturale, sia l’affidamento al diritto internazionale e agli organismi sovranazionali. Il nuovo Nomos della terra resta, per noi, un enigma impossibile da decifrare in anticipo.
L’anima metafisica della geopolitica
Nella seconda parte del libro, Roberto Esposito sviluppa una riflessione sui concetti di geopolitica e metafisica, restituendo centralità allo spazio nel suo complesso rapporto anzitutto con il tempo e l’imprevedibile. Uno spazio condizionato anche da fattori storici e antropologici, essenziali per interpretare le odierne guerre — da quella in Ucraina a quella in Palestina — che resterebbero altrimenti incomprensibili.
L’impossibile che ci domina
Da Henry Kissinger a Carl Schmitt, da Immanuel Kant a Robert Kaplan, Esposito spiega come lo «Stato politico» non sia mai statico. E la geopolitica è «sapere del limite, anche del sapere stesso», eminentemente dialettica: rappresenta i conflitti delle parti all’interno dell’intero.
Non vi è armonia nell’ordine, ma tracce di Chaos pronte a sprigionarsi. «L’intelligenza, in geopolitica, implica la consapevolezza che non tutto, anzi quasi nulla è nelle nostre mani. Come in una partita a scacchi, le mosse vincenti non sono infinite, anzi si contano sulle dita di una mano. L’impossibile è ampiamente più ampio del possibile – che è appena il suo resto».
Oltre l’unipolarismo
La metafisica si configura dunque come un «sapere di confine»: consiste nel prestare attenzione a quella soglia che separa il comprensibile dall’incomprensibile. Da questa prospettiva possiamo tentare riflessioni sulla nuova geopolitica, tenendo conto anche del punto di vista dell’altro. Al di là della nostra visione eurocentrica. Tale riflessione, arricchita dai contributi di autori come Michel Foucault, Rudolf Kjellén, Gilles Deleuze e Félix Guattari, e nutrita di realismo e tragicità (da Agostino a Dostoevskij), muove dalla consapevolezza che dal Chaos — il fondo dell’ordine — può sorgere un nuovo assetto non unipolare. Per Roberto Esposito tale processo avviene secondo una «prassi istituente»:
un Nomos giuridico, costituzionale e pluralista, chiamato a misurarsi con il cieco nazionalismo e con la «catastrofe» del nostro tempo.



















