Si è chiusa lunedì 18 maggio la trentottesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, il principale avvenimento italiano del mondo dell’editoria, che permette alle sue diverse anime di convivere nello stesso luogo, il Lingotto Fiere ex storica fabbrica della Fiat, e negli stessi giorni.

Le anime del Festival
È una festival/fiera dove autrici e autori raccontano e vendono i propri libri. È una fiera/festival dove oltre il 90% degli editori italiani grandi e piccolissimi possono presentare il catalogo e vendere libri. È una costellazione di convegni tematici dove esperti di ogni disciplina offrono il loro sguardo sul mondo di oggi, di ieri e di domani. E un momento di incontro professionale: docenti (dalla materna all’università) che cercano aggiornamento e formazione; aspiranti scrittori, illustratori, fumettisti, editori, librai (e tutti gli altri mestieri in mezzo a questi) trovano seminari per avvicinarsi o specializzarsi.

Formazione, incontri glam, progetti
Ben 2.500, per esempio, i partecipanti alla formazione di Educare alla Lettura; novità apprezzata è stato The Illustrators Survival Corner, portato al Salone dalla Bologna Children’s Book Fair, che ha accolto più di 130 aspiranti illustratrici e illustratori che hanno partecipato a un workshop, due masterclass e cinque portfolio review. Il SalTo è, infine, un momento glam e social dove tutti le lettrici e i lettori possono incontrare il proprio idolo per una dedica (o un selfie) senza batter ciglio per esser stati in coda (disciplinatamente, l’atmosfera sabauda pervade) anche per più di un’ora. C’è anche il business: nuovi progetti multimediali, nuovi corsi di aggiornamento per insegnanti o educatori e soprattutto nuovi libri sono stati concepiti proprio a Torino, in salette appartate o di fronte a un piatto di tajarin e a un bicchiere di Arneis.

Come è andata la 38esima edizione
Il SalTo 2026 in numeri, secondo il comunicato stampa finale, ha contato oltre 1.000 spazi espositivi, 36 sale incontro e otto laboratori, il 40% degli appuntamenti in calendario ha registrato il sold out. I visitatori sono stati 254mila (+ 23mila rispetto allo scorso anno), 34.500 gli studenti (+25% rispetto al 2025) e circa 132mila le persone che hanno partecipato agli incontri organizzati nelle sale. C’è poi un secondo palinsesto, il Salone Off, che si svolge in diversi luoghi di Torino e provincia, che ha messo in fila oltre 1.100 appuntamenti; impossibile calcolare esattamente chi li ha frequentati. Escluse le scolaresche, il 24% dei visitatori e delle visitatrici ha meno di 25 anni, il 49% dei visitatori è under 35, il 63% è under 45. Chi ama il libri è attirato come un ape sul fiore più profumato.

Spazio ai punti di vista (tutti)
Nessuna polemica come accaduto alla Biennale di Venezia, come mai? Soprattutto perché il Ministero della Cultura non è presente nella governance del Salone, e a Torino tutti si augurano che da Roma non ci siano tentativi di aggiungere poltrone che facciano direttamente riferimento al ministro di turno, qualunque partito sia oggi o sarà domani. In questo modo al SalTo la cultura può davvero interrogarsi a 360 gradi, per aiutare le persone ad aprire gli occhi e a discutere pur stando, come è naturale, su posizioni differenti. Molti i momenti in cui si sono ascoltate idee di ogni declinazione e sfumatura. I libri aiutano non tanto a pacificare quanto ad ascoltarsi vicendevolmente in modo pacifico.

Dagli Usa con amore
Come è stato per Bernie Sanders, socialista americano, senatore indipendente del Vermont che, presentando il suo libro “Contro oligarchia”, con schiettezza e pragmatismo ha decritto come non solo l’attuale governo in carica degli Stati Uniti, ma anche la maggior parte del mondo è nelle mani di pochi oligarchi. Che siano politici e capi di stato o quei i ricchissimi (molto ben conteggiati dal rapporto Oxfam sulle disuguaglianze) che reggono le sorti della Terra senza nemmeno l’impiccio di farsi eleggere.
E ora che i molti si attivino per rovesciare i pochi, spiega lucidamente Sanders, perché la democrazia non sia una parola vuota. La democrazia è condivisione del potere e delle decisioni, la democrazia è il contrario dell’oligarchia, e viceversa.
Bellissimi temi, ma ecologia ancora poca
I temi principali quest’anno sono stati le storie di formazione, la narrativa storica per rileggere la storia moderna e capire come nascono i conflitti, alle genealogie femminili, gli sguardi sul presente e verso la vita interiore, le famiglie e le relazioni, il romance come fenomeno emergente tra gli adolescenti. Nel palinsesto del Salone del Libro, pur migliorando anno dopo anno, la scienza e le questioni climatiche e della transizione ecologica restano una nicchia.

Proposte green
Fridays For Future Torino e Kontiki (il primo circolo Arci in Italia gestito direttamente da Fff) hanno presentato “Book For Future”, bibliografia ragionata sulla consapevolezza ambientale ed erano presenti con uno spazio che non raggiungeva i 10 metri quadrati. Apprezzatissimo il Bosco degli Scrittori, un’oasi verde di 400 mq, finanziato da Aboca in collaborazione con il National Biodiversity Future Center: sold out di tutti gli eventi con circa 5mila partecipanti. Ma sugli oltre 2.500 eventi totali, presentazioni e incontri con autrici e autori, sono state poche decine quelli in cui si sono affrontate le questioni ambientali e sulle cause (e soluzioni) della crisi climatica.
Approcci parziali in comfort zone
È facile criticare l’Ue sul riarmo ma non sui finanziamenti ottusi agli allevamenti intensivi. L’intelligenza artificiale è sviscerata in ogni modo, ma senza menzionare la richiesta di energia, l’impronta idrica e il consumo di suolo. Tutti a preoccuparsi su come superare la chiusura dello stretto di Hormuz ma non una parola sulla miopia del governo che trascura le rinnovabili, insiste sul fossile e penalizza l’elettrificazione. Sulla fast fashion, sull’inquinamento pesantissimo che affligge l’intera pianura padana o sulle diverse forme di obsolescenza programmata di buona parte dell’elettronica di consumo nulla da dichiarare.

Poco spazio al confronto scientifico
Si rimane sempre in una sorta di “zona di comfort” che permette agli organizzatori di aver smarcato il tema ma senza dare impulso al confronto basato sulla scienza. Permettendo una silenziosa commistione con la pseudoscienza, lasciando spazio a libri che affermano che le piante sono intelligenti, chiacchierano e si mettono d’accordo per risolvere i problemi, o a chi racconta che se hai il cancro ok qualche farmaco ma l’ammore è l’unica vera medicina. E delle centinaia di ricercatrici e ricercatori che non verranno confermati perché i fondi del Pnrr sono stati gestiti male e non sono seguiti investimenti strutturali anziché episodici ci preoccupiamo poi alla prossima occasione.
Vendite, titoli pubblicati e … sprechi
Tutti gli editori dichiarano un incremento di vendite tra il 5% e anche il 30%. Ed è un dato positivo anche se poi i libri in libreria faticano: salvo poche settimane di exploit le vendite sono risicate per 8-9 mesi l’anno. Va un po’ meglio per l’editoria dedicata a bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Esclusi i fumetti, che fanno statistica a parte, nel 2025 il fatturato degli editori che si dedicano agli under 16 è cresciuto del 2,1% con 22 milioni di copie vendute in una fascia di popolazione (0-14 anni) che nei numeri si è ritratta, per la denatalità, del 2,3% rispetto al 2024. È forse il settore più in salute di tutto il mondo editoriale italiano. Sono anche cresciuti i titoli venduti sui mercati esteri, soprattutto in Cina e in Korea. Nel 2025 sono stati pubblicati 8.638 titoli, un dato in calo rispetto ai due anni precedenti. Ma questo è positivo perché ci sono troppi titoli e molti vanno al macero con magari 6-800 copie vendute… spreco di energia e di alberi.

Giovani e giovanissimi, proposte squilibrate
Nell’editoria per under 16 l’offerta è però sbilanciata verso i piccolissimi. La fascia 3-4 anni assorbe il 35,3% della produzione, mentre i ragazzi 11-13 anni ricevono solo il 5,8% dei nuovi titoli. Tra gli editori c’è più attenzione alla lettura durante la scuola dell’infanzia o alle elementari mentre per le scuole medie proposte calano vistosamente: da riflettere. In questo ambito i titoli che riguardano scienza, natura, biodiversità, energia, sostenibilità sono in crescita. Ma il mercato editoriale non si sta attrezzando per bene ed escono non pochi libri mediocri se non vere e proprie ciofeche: autori, autrici magari bravissimi a scrivere di altre cose che si improvvisano a scrivere di ambiente e di scienza, redattori poco capaci di fare editing, librai e bibliotecari in difficoltà a discernere i titoli di qualità.
“Il mondo salvato dai ragazzini”: allerta alibi
Il Salone del Libro ha sempre cercato, in ogni edizione, di dare il massimo spazio alla contemporaneità. Il claim principale quest’anno recitava: “Il mondo salvato dai ragazzini”, che (è stato dichiarato nelle intenzioni) vuole essere innanzitutto un messaggio di speranza. A ben guardare i ragazzi di oggi assistono impotenti a un declino che potrebbe esser rallentato e mitigato. I problemi sono chiari e misuratissimi, le soluzioni sono centinaia. Eppure, non ci sono vere strategie di mitigazione o perlomeno di adattamento. Chi oggi va a scuola non ha alcun potere di cambiare il mondo. Chi oggi ha 10-15 anni e fra 25-30 anni sarà nel mezzo della sua vita adulta gestirà (e pagherà) le conseguenze delle scelte che oggi fanno gli adulti (quasi sempre maschi, bianchi di età media avanzata e molto molto ricchi) che ai ragazzini oggi non pensano affato.

A chi dobbiamo chiedere di salvare il mondo
Affermare che tocca ai bambini salvare il mondo è una grandissima mistificazione, quasi una manipolazione. La delega nasconde sempre un alibi e rinforzare l’immobilismo e una forma di negazionismo. Da una istituzione culturale di primaria importanza ci saremmo aspettati qualcosa di più realistico e sovversivo. Politici, imprenditori, industriali, finanziari oggi hanno la possibilità concreta di cambiare verso. Basta che si facciano aiutare dalla scienza a leggere i numeri che descrivono la crisi climatica e chiedano ai ragazzini: dove volete che andiamo? Chi ha 60-65 anni oggi e non sceglie le rinnovabili, non inverte alcune dinamiche economiche deleterie dell’economia lineare, continua a condannare il pianeta.
E soprattutto non vivrà dopodomani le conseguenze delle sue scelte di oggi.

















