Ieri sera la marina militare israeliana ha intercettato le ultime imbarcazione della Global Sumud Flotilla: un abbordaggio illegale iniziato lunedì, in acque internazionali, all’incirca tra i 270 e i 150 km dalle coste di Gaza. Sono 428 gli attivisti rapiti e, secondo informazioni diffuse nelle ultime ore dalla sezione italiana della Gsf, almeno 87 hanno aderito a uno sciopero della fame:
«Per protestare contro il loro rapimento illegale e in solidarietà con oltre 9500 prigionieri palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane».
Gli spari sulle imbarcazioni
Video sui social della Flotilla hanno mostrato spari con i rubber bullet che, secondo la portavoce Maria Elena Delia, hanno colpito sei barche di cui una registrata in Italia. Ieri sera il Ministro degli Esteri Tajani, dopo aver richiesto di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane, ha chiesto a Israele «di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare l’integrità fisica e i diritti fondamentali dei cittadini italiani». Secondo gli organizzatori sono 29 gli italiani, 27 per il Ministero degli Esteri. È attiva la piattaforma per fare pressione sui governi internazionali.
Nuove posizioni nel mondo
Lunedì, in un comunicato congiunto, i Ministri degli Affari Esteri di Turchia, Bangladesh, Brasile, Colombia, Indonesia, Giordania, Libia, Maldive, Pakistan e Spagna avevano condannato «con la massima fermezza i rinnovati attacchi israeliani contro la Global Sumud Flotilla, un’iniziativa umanitaria civile pacifica volta a richiamare l’attenzione internazionale sulla catastrofica sofferenza umanitaria del popolo palestinese», invitando «la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità legali e morali, a garantire la protezione dei civili e delle missioni umanitarie e ad adottare misure concrete per porre fine all’impunità e assicurare la responsabilità per tali violazioni».
Nel frattempo, il Global Sumud Convoy



















