“Il lupo solitario”. Migrazioni, convivenze e umanità nella storia di Slavc

Il libro di Adam Weymouth, edito da Iperborea e vincitore del Premio ITAS 2026, ricostruisce l’impresa incredibile di un lupo che ha percorso migliaia di chilometri attraverso l’Europa e le rotte migranti dell’est. Toccando tutti i temi del presente
08/10/2026
3 minuti di lettura

Un lupo che cammina nella solitudine della natura selvaggia non sa di essere il puntino di un Gps su uno schermo. Non sa niente di una pandemia che ha messo in ginocchio intere economie. Ha solo un’idea molto vaga di cosa sia un confine: spesso è una striscia di filo spinato, che può anche essere amica…

Se regala qualche preda insperata rimasta impigliata.

Solitudini, confini, ecosistemi

L’Europa all’indomani della pandemia è una landa desolata. O meglio, le persone e i luoghi sono sempre lì, ma gli sguardi sopra le mascherine trasudano una solitudine ben peggiore di quella del lupo e un desiderio poco convinto di ritorno alla normalità. L’Europa all’indomani della pandemia ha invece un’idea sempre più chiara di cosa sia un confine. Il lupo ignora tutto questo mentre cammina. Non sa di essere un pioniere, l’iniziatore di una nuova, pacifica colonizzazione destinata a riscrivere la storia di interi ecosistemi.

Slavc lo sloveno

Quel lupo si chiama Slavc. Ha lasciato le montagne della Slovenia nel 2011 per un viaggio che lo porterà, attraverso l’Austria, fino in Italia. Il suo percorso viene seguito da un radiocollare Gps, installato per un progetto di ricerca dell’Università di Lubiana. Un puntino che compare su uno schermo, si sposta, cambia direzione, attraversa montagne e confini.

Casa in Italia

In Lessinia, Slavc incontra un’altra lupa arrivata da lontano. La ribattezzeranno Giulietta. Si scelgono, si fermano e mettono al mondo una cucciolata. È così che il vagabondaggio di Slavc trova una casa e una discendenza. La loro storia diventa un caso di interesse internazionale e il simbolo di una natura che, senza chiedere permesso, torna a occupare gli spazi da cui era stata allontanata.

Il libro

Poi il puntino del Gps smette di muoversi. Dopo il 13 agosto 2022 il segnale non arriva più. Slavc è morto. Più tardi ne verranno ritrovate le ossa e ricostruiti gli ultimi capitoli della vita. Ma nel frattempo il suo viaggio è già diventato qualcosa di molto più grande. È la storia raccontata da Adam Weymouth ne Il lupo solitario, pubblicato da Iperborea nel 2025 e vincitore della 52ª edizione del Premio ITAS del Libro di Montagna 2026.

Sulle tracce di Slavc

Weymouth decide di seguire a piedi le tracce di Slavc. Centinaia di chilometri attraverso montagne, torrenti, strade e sentieri impervi, seguendo la rotta registrata anni prima dal Gps. La scrittura si adegua al passo. Quando il cammino entra nel bosco, Weymouth indugia sui dettagli del paesaggio, sulle tracce, sull’acqua, sugli animali, sui segni quasi invisibili di un passaggio. Quando il sentiero si apre e il ritmo aumenta, anche la prosa accelera: le frasi si fanno più brevi, quasi a restituire la corsa dell’animale. Ma è soprattutto quando esce dal bosco che il viaggio prende un’altra rotta.

Foto: Patrick Lauzon, Getty Images

Natura selvaggia e diritti

Weymouth incontra ricercatori che studiano il ritorno del lupo, attivisti, operatori dei centri di accoglienza, passanti, cacciatori, allevatori. Sono loro, più ancora dei paesaggi attraversati, a dare una diversa profondità al viaggio. Ogni incontro apre una parentesi che parte dal lupo e finisce per parlare degli esseri umani, del modo in cui abitano un territorio e stabiliscono chi abbia il diritto di attraversarlo.

Il viaggio degli umani

È qui che il percorso di Slavc si intreccia anche con quello dei migranti umani. Il lupo attraversa Slovenia, Austria e Italia senza sapere di passare da uno Stato all’altro. Segue il territorio, l’acqua, le prede, le possibilità di sopravvivenza. Gli esseri umani, invece, incontrano confini che hanno un peso politico, economico e personale. Lo stesso movimento assume significati radicalmente diversi a seconda di chi lo compie. Weymouth lascia che siano soprattutto le persone incontrate lungo il cammino a raccontare queste differenze.

Convivenze tra diversi

I ricercatori spiegano la complessità del ritorno del predatore e le conseguenze sulla convivenza tra specie. Gli allevatori raccontano la presenza del lupo dalla prospettiva degli animali da proteggere. I cacciatori parlano di un ambiente che considerano anche proprio. Gli attivisti introducono altre idee di frontiera e di convivenza. Nei centri di accoglienza, invece, il viaggio dell’animale si sovrappone a quello di uomini e donne che hanno attraversato confini difficili da oltrepassare. È in queste soste che la prosa si dilata. Weymouth ascolta e lascia che il viaggio si allontani per qualche pagina dalle tracce di Slavc per parlare di politica, cambiamenti climatici, identità, migrazioni, paure e rapporto con la natura.

Il lupo migrante

Slavc non ha mai saputo di essere un migrante né che il suo percorso avrebbe contribuito alla nascita di una nuova popolazione di lupi sulle Alpi orientali, dopo secoli di assenza. Il suo viaggio è finito, ma la sua discendenza prosegue e resta il viaggio di Weymouth, che, inseguendo quel puntino ormai spento sullo schermo, ha ricostruito la storia di una traversata che sembrava impossibile.

Un passo dopo l’altro.

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