
Che cosa spinge un essere umano a salire verso l’alto, quando tutto sembra già conosciuto, misurato, cartografato? Perché, dopo aver esplorato ogni orizzonte, sentiamo ancora il bisogno di cercare qualcosa più su, là dove la terra tocca il cielo? È proprio da questa tensione verticale che prende forma Le vie dei sogni. L’alpinismo italiano di oggi e di domani (Cai Edizioni, 2025), di Andrea Greci, scrittore, giornalista e fotografo.
Da anni l’autore ha scelto di consacrarsi completamente al racconto delle montagne italiane, intrecciando scrittura e immagini.
Il “bordo alto” della terra
Ci accompagna a comprendere il significato profondo dell’alpinismo l’illuminante prefazione di Erri De Luca: «L’alpinismo è l’ultimo paragrafo della geografia. Quando tutti i bordi della terra erano stati raggiunti e cartografati, restavano da abbordare i confini della terra con il cielo. Sotto la spinta della terra verso l’alto. Sotto la pressione di immense collisioni di placche, la terra solleva i suoi rilievi. L’ alpinismo è andato a raggiungerli».
Un percorso di scoperta
Erri De Luca suggerisce che l’alpinismo non sia soltanto uno sport, ma il naturale proseguimento dell’esplorazione umana. Quando i confini orizzontali del mondo sono stati tracciati, rimaneva da indagare la dimensione verticale.
Le montagne, in fondo, sono la spinta della terra verso l’alto e l’alpinista risponde a quello slancio, cercando un punto di contatto tra il proprio corpo e il blu.
Esperienze a confronto
Il libro raccoglie le testimonianze di alpinisti italiani contemporanei, ognuno con la propria storia, il proprio modo di vivere la montagna, il proprio sogno. Emergono persone reali, che raccontano fatiche, paure, cadute e rinascite. C’è chi ha scoperto la montagna da bambino, chi è arrivato all’arrampicata più tardi, chi vede nell’alpinismo un pretesto per conoscere il mondo. Le loro parole mostrano che dietro ogni salita c’è il desiderio di mettersi alla prova e di inseguire un sogno.
La sfida con se stessi
L’alpinismo diventa così un percorso di crescita personale, una ricerca di senso, un confronto costante con i propri limiti. E proprio la sincerità delle voci è uno degli aspetti più interessanti del volume. Non ci sono esibizione né eroismo, ma esperienza autentica.
Se da una parte le fotografie rendono viva l’atmosfera delle pareti, delle creste e dei paesaggi lontani, pagina dopo pagina le montagne che vengono raccontate sembrano diventare sempre di più luoghi interiori da attraversare. Man mano che la lettura procede, il titolo stesso sembra non indicare più soltanto itinerari su roccia o ghiaccio, ma percorsi esistenziali.
Una lettura per sognatori
Il libro non parla soltanto agli appassionati di montagna. Parla a chiunque abbia un sogno da inseguire. Perché, come ricorda la prefazione, esiste sempre un confine tra la terra e il cielo da “bordare”.
Ognuno di noi, a modo proprio, è chiamato a provare a raggiungerlo.


















