
È talmente presente nelle nostre vite che spesso neanche ci accorgiamo della sua presenza. Eppure, ogni nostro passo, sorso d’acqua e boccone di cibo ha a che fare con questo ambiente vitale, trascurato e, anche, maltrattato. È il suolo, ecosistema talvolta considerato inanimato.
Ma che, in realtà, è un’esplosione di vita.
Poco visibile, e fondamentale
A riportare l’attenzione sul mondo sotto i nostri piedi è Giacomo Sartori, agronomo e narratore, nel suo nuovo libro “Sillabario della terra” (Piano B Edizioni, 2025). Saggio scientifico-narrativo che racconta la bellezza, l’importanza e la fragilità del suolo.
«Il problema del suolo è che non lo vediamo. Le cose che non si vedono sono difficili da conoscere», dice Sartori a Sapereambiente, spiegando come nasce l’idea di presentare il suolo in tutte le sue sfaccettature. «Possiamo vedere il suolo da tanti punti di vista: gli organismi che lo abitano, le piante che vi crescono, l’acqua che esso contiene, l’uso che ne facciamo. Nasce così l’idea di un sillabario della terra».
Un abbecedario tematico
Aria, acqua, sostanza organica, vita e lombrichi. Ma anche erosione, avvelenamenti, guerre. È la combinazione di parole (sono ventuno, una per ogni capitolo) in qualche modo legate al suolo che danno forma al saggio nella struttura di un abbecedario tematico. Con il suolo come protagonista.
Ne esce un racconto chiaro, e appassionato, dell’universo che è sotto di noi. Presentando il suolo con rigore scientifico, ma senza addentrarsi nelle ricerche che hanno permesso di conoscerlo, il libro segue in realtà ciò che l’autore ha visto, toccato e odorato nel corso dei suoi studi e del tempo trascorso nei campi.
Una incredibile biodiversità
Sartori ci guida così dentro le buche che i pedologi scavano per conoscere la biodiversità che vi abita. E sorprenderà scoprire come questo sottile strato di terra, spesso da pochi centimetri fino a un metro e mezzo a seconda dei luoghi, possa ospitare una sconfinata varietà di esseri viventi. «In un cucchiaino di terra ci possono essere decine di migliaia di specie di microrganismi», dice l’autore.
Da batteri, funghi e organismi vegetali, fino a insetti, lombrichi e altri piccoli animali. Ma anche organismi insospettabili, come le alghe, che non siamo abituati ad associare al suolo, e i virus, che fino a poco tempo fa nessuno pensava di poter trovare nel suolo. «Forse, non riusciremo mai a conoscere quelle migliaia di specie. Perché in un altro cucchiaino a dieci centimetri di distanza le specie saranno ancora diverse».
I danni inflitti dagli umani
Il libro è un viaggio scientifico, esplorativo, narrativo e riflessivo, che mette in luce anche i danni che noi umani, con l’uso che ne facciamo, stiamo causando al terreno. Per l’agronomo, «Le tecniche agricole, come uso di pesticidi, compattazione del suolo e omogeneizzazione delle colture, che stiamo usando negli ultimi decenni, stanno ammalando i suoli». E lo fanno spesso camuffando tutto questo.
Apparenza che inganna
Nel saggio l’autore sottolinea, infatti, come l’agricoltura industriale sia brava a curare le apparenze. Così, mentre attraversiamo l’Italia in treno, per esempio, possiamo facilmente incontrare campi dal colore verde acceso, quasi brillanti, prodotti artificialmente usando concimi chimici. In realtà, quei suoli si stanno impoverendo ed è lo stesso colore sempre più chiaro del terreno a dircelo.
Una risorsa, tante questioni
Cosa succede poi al suolo quando continuiamo a tagliare alberi per fare spazi a nuovi campi? Quale dovrebbe essere l’odore di un terreno non invaso da sostanze inquinanti? Cosa sta trasformando strisce di terra che prima erano coperte da pascoli e boschi in roccia nuda? Quale effetto hanno le guerre sul terreno? Sono le fotografie, meravigliose alcune e tragiche altre, del suolo che Sartori restituisce.
Adottare un’ottica di prevenzione
Ma l’autore ci ricorda anche come ci sia il modo per vivere in armonia con la natura e il terreno. Davvero, si interroga per esempio, dobbiamo rassegnarci a vivere in un contesto di continua sovrapproduzione alimentare? «Adottare una visione ecologica e di prevenzione è possibile. Servono ricerca, esperienza, volontà. Ma è assolutamente fattibile», conclude Sartori.
«Proteggere i terreni è l’unica scelta che abbiamo e prima o poi ce ne renderemo conto».



















