Le specie sentinella sono organismi che reagiscono precocemente a situazioni di rischio ambientale generate da inquinamento, impatto delle attività umane o cambiamenti climatici. La loro presenza, la loro diversa distribuzione, il loro comportamento sociale e persino le loro attività metaboliche possono essere analizzati per estrarne informazioni cruciali sullo stato di salute di suoli, acque ed ecosistemi.
Il Take Five di questo mese vi conduce alla scoperta di cinque tra le specie più curiose ed emblematiche tra quelle tenute d’occhio dagli scienziati.
1. PORCELLIO SCABER O “PORCELLINO DI TERRA”

Il porcellino di terra è un isopode terrestre (ovvero fa parte del gruppo di crostacei che hanno colonizzato stabilmente la terraferma) di origine europea ma ormai ampiamente diffuso a livello globale e ben riconoscibile grazie a un esoscheletro a lamelle sovrapposte, che ricorda un’armatura. Fa parte della schiera di piccoli decompositori primari che contribuiscono a migliorare la fertilità dei terreni frammentando la lettiera vegetale.
Indicatori del suolo e contaminazioni
I porcellini di terra sono attori fondamentali degli ecosistemi del suolo e dunque ottimi indicatori della loro salute. L’andamento delle loro metriche di crescita, riproduzione e sopravvivenza è inversamente proporzionale al grado di inquinamento da metalli pesanti e pesticidi: più le loro popolazioni prosperano, più la terra è sana; quanto più il suolo è contaminato, invece, tanto più peggiorano le loro “performance”.
L’assenza di questi piccoli crostacei, di conseguenza, può rivelarsi un sintomo precoce di un suolo alterato, contaminato o impoverito.
2. LITTORINA LITTOREA O CHIOCCIOLA DI MARE

La chiocciola di mare, specie nativa dell’Atlantico nord-orientale, è un mollusco gasteropode interdiale, ovvero che vive nelle piane di mare, le aree in prossimità delle coste soggette a bassa e alta marea.
Risente direttamente delle alterazioni di temperatura e turbolenza, con risposte fisiologiche ben evidenti e documentate.
Stress termici e soglie di tolleranza
In particolare, le comunità di Littorina littorea tendono a ritirarsi o estinguersi rapidamente quando le perturbazioni si fanno troppo frequenti e violente o quando la temperatura supera rapidamente le soglie di tolleranza fisiologica della specie. La loro diffusione è dunque un indicatore utilissimo per tracciare le alterazioni causate dagli stress termici, come ad esempio l’aumento repentino delle temperature dovuto al cambiamento climatico.
Bioindicatori dello stress chimico
Gli ultimi studi sul tema, inoltre, hanno messo in luce l’importanza di questa specie anche come bioindicatore (ovvero un organismo che mostra variazioni significative al mutare dei parametri ambientali) di stress chimico da inquinamento.
Mostrando come risponda in particolare alla presenza di dicloroaniline, composti organici presenti in molti erbicidi e coloranti e in alcuni farmaci.
3. LOLIUM MULTIFLORUM O LOGLIO

Il loglio è un’erba dei prati piuttosto comune e considerata “da sfalcio”, un’essenza ordinaria, di servizio, quasi anonima nel paesaggio quotidiano.
Eppure, uno studio recente sui bioindicatori vegetali le riconosce un ruolo da regina nel restituirci informazioni preziose sulla qualità dell’aria.
Segnali visivi sulla qualità dell’aria
Il loglio è infatti sensibile alle variazioni e all’aumento della concentrazione nell’atmosfera di sostanze come l’ossido di azoto e l’ozono, ma anche alla presenza di particolato. Le foglie esposte a inquinamento riducono la produzione di clorofilla, ingiallendo gli steli, e mostrano evidenti segni di alterazioni nei meccanismi di traspirazione, mentre nelle cellule aumentano i marker dello stress ossidativo.
Crescita rapida e contesti urbani
Il ruolo del loglio come specie sentinella è particolarmente significativo, poiché si tratta di una pianta che cresce rapidamente e si adatta bene anche a contesti urbani e periurbani. Non può certo sostituire le centraline di monitoraggio che ci restituiscono dati complessi.
Ma può offrire, con un primo “colpo d’occhio”, un segnale visivo sullo stato di salute dell’aria nelle nostre città.
4. I LICHENI

I licheni sono tra i bioindicatori più affidabili e precoci. Non avendo radici, assorbono i nutrienti di cui necessitano direttamente dall’umidità di pioggia e nebbia e dall’atmosfera, senza poterli eliminare efficacemente.
Si rivelano perciò molto sensibili alle variazioni chimiche di acqua e aria.
Deposizione atmosferica e alterazioni
In particolare, reagiscono alla presenza di biossido di zolfo, ossidi di azoto, metalli pesanti e ozono, riflettendo la deposizione atmosferica in una determinata area. Hanno un ciclo di vita piuttosto lungo e reagiscono in fretta agli stress ambientali con alterazioni facili da rilevare, come il distacco dal substrato (solitamente una corteccia o una roccia), macchie, sbiancamento e deformazioni dei tessuti.
Biodiversità e aria più pulita
Tra i generi più sensibili e utilizzati nei monitoraggi figurano Xanthoria, Parmelia e Usnea.
La loro abbondanza e biodiversità sono direttamente correlate ad aria più pulita e sana.
5. LEPUS EUROPAEUS, LA LEPRE EUROPEA

La lepre europea è un’eccellente sentinella degli ecosistemi rurali, ovvero di quegli ambienti terrestri profondamente trasformati dall’attività umana, modellati nel tempo dall’agricoltura e dall’allevamento e segnati da equilibri delicati tra produzione, biodiversità e gestione del territorio.
Dove esseri umani e natura convivono con diversi gradi di armonia a seconda dei modelli (intensivi o più sostenibili) che ne dettano le regole.
Trasformazioni del paesaggio agricolo
La lepre selvatica presenta una buona resistenza alla presenza dell’uomo, ma quando le coltivazioni si fanno ravvicinate e scompaiono così le siepi e i bordi erbosi che fungono da rifugi, o quando le produzioni divengono altamente specializzate e meccanizzate, con la crescita dell’uso di fertilizzanti, erbicidi e pesticidi, la fertilità di questa specie crolla verticalmente, aumenta la mortalità dei piccoli e la salute generale delle popolazioni si riduce drasticamente.
Contaminazione diffusa e monocoltura
Le lepri accumulano facilmente nei tessuti residui di fitofarmaci e composti resistenti e sono per questo studiate come sentinelle della contaminazione ambientale diffusa. Lo stato di salute delle loro popolazioni, inoltre, fornisce informazioni sull’impatto delle trasformazioni nel paesaggio agricolo: quando queste virano verso la monocoltura, la sopravvivenza di questi lagomorfi, che dipende anche dalla disponibilità di cibo vario e diverso, si riduce.
La loro scomparsa è spesso associata a una perdita di salute ecologica, biodiversità e stabilità dell’ecosistema



















