A partire da questo mese, Roma diventa laboratorio di sviluppo e propensione al futuro dell’Arte. Il tessuto urbano evolve in un palinsesto multidisciplinare candidato a incontrare le riflessioni del pubblico e degli studiosi: un ecosistema temporaneo di ricerca viva, che ha l’obiettivo di restituire l’output di Ear – Enacting Artistic Research.
Si tratta di un progetto di respiro internazionale, avviato nel maggio 2024 e finanziato dall’Unione europea- Next Generation EU, che coinvolge eccellenze come le Accademie di Belle Arti di Roma, Firenze e Brera, i Conservatori di Roma e de L’Aquila e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn):
Ear propone in dialogo arte, scienza, tecnologia, musica e formazione avanzata.
L’arte come campo di ricerca
Il lavoro di questi Istituti, e il loro incontro con realtà culturali e museali come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museo del Louvre, l’Opificio delle Pietre Dure e l’Istituto Centrale per il Restauro, ha permesso la costruzione di una rete di cooperazione internazionale che disvela la progressione della volontà dell’arte di divenire campo di ricerca oltre la sua applicazione.

Un lavoro in rete
Gli obiettivi, unire nuove tecnologie e patrimonio culturale per promuovere una prospettiva inedita sull’arte e la cultura a livello globale, creare connessioni istituzionali tra l’Afam – Alta Formazione Artistica, Musicale e coreutica e gli istituti scientifici che favoriscano lo scambio di conoscenze e metodi, e sfruttare questi due propositi per rendere un Patrimonio inclusivo e accessibile alla collettività.
La presentazione
Nelle giornate del 17 e 18 febbraio sono stati presentati i primi risultati visibili del progetto, e la fitta agenda di incontri ed esposizioni che con mostre multimediali, installazioni e performance abiteranno l’urbe nei prossimi mesi. In occasione delle giornate inaugurali e illustrative di Ear, Marilena Maniaci del Consiglio direttivo dell’Anvur – Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca – ha così definito il Convegno di apertura:

«Un evento che restituisce con chiarezza la complessità e l’ampiezza del lavoro che è stato fatto all’interno di questo bellissimo Progetto».
Una dimensione inedita dell’arte
Per la professoressa Maniaci, «Non si tratta esclusivamente di un Convegno, ma di un dispositivo articolato di esposizioni, presentazioni, riflessioni, momenti di condivisione pubblica dei risultati di un programma che ha messo al centro la ricerca artistica come pratica conoscitiva». Questo momento di embrionale restituzione al pubblico «non è accessorio o puramente celebrativo», ma è esso stesso parte integrante del tutto, perché per sua natura la ricerca artistica genera esiti in cui teoria, metodologia, materia e confronto convergono.
La mostra immersiva dedicata al padre del Barocco
Piattaforme digitali, installazioni immersive, archivi multimediali e soluzioni di intelligenza artificiale sono i linguaggi qui impiegati per permettere una dimensione inedita del fare artistico. Cuore istituzionale di questa restituzione è stato l’Auditorium dell’Ara Pacis, ma è negli spazi dell’Accademia di Belle Arti di Roma che la ricerca si è fatta polmone e arteria, con la mostra immersiva Purché tiri al favoloso. Giovan Battista Marino tra mito, metamorfosi e meraviglia, a cura della professoressa Dalma Frascarelli, coordinatrice del Work Package 4 di promozione della ricerca dottorale, e della dottoranda Floriana Boni.

La descrizione verbale dell’opera
L’esposizione celebra la sorprendente attualità di Giovan Battista Marino, padre del Barocco, la cui pratica dell’ ecfrasi viene qui riletta come una forma ante-litteram di prompting per l’intelligenza artificiale generativa. Attraverso la realtà virtuale, i visitatori possono letteralmente entrare nel “camerino” privato del poeta. Una rigenerazione del patrimonio storico che permea attraverso l’esperienza interattiva ed accede il pubblico alla sua pratica artistica a quattrocento anni di distanza!
Esperimento di multimedialità
Questa mostra è un primo spioncino sulle possibilità che la multimedialità di uno studio sull’arte e la sua pratica possono concretizzare e rendere alla collettività, ed è uno dei cinque Work Packages (WP) che insieme contribuiscono agli obiettivi strategici di Ear: per la gestione e coordinamento del Progetto; per una nuova ipotesi di sviluppo e interazione tecnico-scientifica aperta ai futuri campi di applicazione artistica; per lo sviluppo di una piattaforma digitale chiamata °’°Kobi, e realizzata come proof of concept dall’Accademia di Belle Arti di Roma (Abaroma) e l’Università Politecnica delle Marche (Univpm) per l’internazionalizzazione della ricerca; e per la Comunicazione, con lo scopo di dare a Ear e all’Afam una risonanza globale che ne assicuri la diffusione e trasmissione dei risultati nel tempo.

I percorsi in programma a Roma
A sviluppare la prima restituzione Ear, un percorso diffuso tra le cui tappe fondamentali figurano: la Pinacoteca Capitolina con la mostra Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva, che indaga l’opera di grandi maestri attraverso la diagnostica avanzata; il Conservatorio di Santa Cecilia, che il 19 febbraio è andato in scena con il concerto Mirroring Ear, un’esperienza elettroacustica immersiva. Mentre all’Accademia di Belle Arti di Roma l’installazione One, Too Many — Am I scared by AI coagency?, che esplora l’agentività collettiva tra uomo e IA.
Qui l’Intelligenza artificiale non è un sostituto dell’autore, ma un dispositivo critico e una macchina di pensiero collettivo che stimola il pensiero divergente. Attraverso la piattaforma digitale °’°Kobi, le interazioni dei visitatori alimentano mappe semantiche e ambienti sonori in continua evoluzione, rendendo tangibile la collaborazione tra uomo e algoritmo.
Tra passato e futuro
Se la disamina del legame tra arte e scienza dovesse appassionare i lettori, è attesa per marzo e maggio l’installazione Cluster: Symphony of Data, dove i dati del bosone di Higgs (esperimento Atlas del Cern) vengono tradotti in tempo reale in composizioni di luci, laser e suoni. Per il resto, l’evento garantisce un viaggio che rende leggibili i “ripensamenti” dei geni del passato grazie alle tecnologie del futuro. Come recita il manifesto del progetto:
Ear non è solo esposizione, ma esperienza condivisa di un’intelligenza collettiva in divenire.
















