La fumettista, scrittrice e regista franco-iraniana Marjane Satrapi è mancata oggi a Parigi all’età di 56 anni. La notizia è stata resa nota dalla famiglia e dagli amici più stretti, che hanno collegato la sua scomparsa al profondo dolore seguito alla morte del marito Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore svedese scomparso nell’aprile del 2025.
Con Satrapi scompare una delle figure culturali più influenti nel racconto dell’Iran contemporaneo.
Partenze ed esilii
Attraverso il fumetto, il cinema e l’illustrazione, l’autrice ha fatto conoscere a un pubblico globale la complessità della società iraniana, andando oltre le semplificazioni spesso associate al Paese nel dibattito internazionale.
Nata nel 1969 a Rasht e cresciuta a Teheran, Satrapi apparteneva alla generazione che ha vissuto la Rivoluzione islamica del 1979 e gli anni della guerra tra Iran e Iraq. Ancora adolescente aveva lasciato l’Iran per trasferirsi in Austria, mentre l’esperienza di esilio in Francia, dal 1994, segna profondamente il suo percorso umano e artistico.
Persepolis
La notorietà internazionale arriva nel 2000 con Persepolis. Histoire d’une femme insoumise, graphic novel autobiografica in cui Satrapi racconta la propria infanzia e adolescenza nell’Iran post-rivoluzionario. L’opera, tradotta in decine di lingue, diventa un punto di riferimento per comprendere la vita quotidiana sotto la Repubblica Islamica. Attraverso uno sguardo ironico e profondamente umano, Persepolis racconta una formazione personale dentro una stagione di trasformazioni sociali e culturali. Nel 2007 Satrapi porta la storia sul grande schermo, insieme a Vincent Paronnaud. Il film d’animazione vince il Premio della Giuria al Festival di Cannes e ottiene una candidatura agli Oscar.
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La frontiera politica del corpo femminile
La forza di Persepolis risiede nell’intimità con cui la protagonista vive e descrive il sistema di oppressione. Con gli occhi di Marji assistiamo alla fine dell’età monarchica e all’entusiasmo iniziale per un cambiamento che sembrava possibile, alla progressiva instaurazione di un regime che limita le libertà e impone l’hijab, fino alla perdita di diritti e alla censura della vita privata e pubblica. La protagonista scopre che la rivoluzione, nata nel nome della libertà, ha trasformato il suo corpo in un oggetto normato, sorvegliato, giudicato. Il libro delinea la continuità storica delle rivendicazioni femminili in Iran e rivendica la centralità dei diritti nel dibattito contemporaneo.
I molti linguaggi
La produzione artistica non si ferma però a Persepolis. Tra le opere più note figurano Taglia e cuci (Embroideries) e Pollo alle prugne, entrambe dedicate all’esplorazione delle relazioni familiari, della memoria e della condizione femminile. Parallelamente, Satrapi ha sviluppato una carriera cinematografica che l’ha portata a dirigere film come The Voices (2014) e Radioactive (2019), dedicato alla figura della scienziata Marie Curie.
L’impegno civile
Accanto alla dimensione artistica, è rimasto costante il suo impegno civile. Critica del regime iraniano e sostenitrice dei diritti umani, Satrapi ha continuato negli anni a intervenire nel dibattito pubblico internazionale. Dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022 e la nascita del movimento “Donna, Vita, Libertà”, è tornata al centro della scena culturale curando nel 2023 il volume collettivo di graphic journalism “Donna. Vita. Libertà” (Rizzoli Lizard, 2023), dedicato alle proteste che hanno attraversato l’Iran e al ruolo delle donne nella richiesta di cambiamento.
Un’eredità
Satrapi ha raccontato l’esilio, la censura, la libertà e l’identità, trasformando esperienze personali in una chiave di lettura universale e senza mai rinunciare alla complessità. In un’epoca dominata da narrazioni polarizzate, ha mostrato come la memoria individuale possa diventare uno strumento per comprendere la storia e come la cultura costruisca ponti tra società diverse.
La prospettiva di chi ha scelto di raccontare la Storia partendo dalle persone.



















