Uno spazio sicuro in cui crescere, sperimentare regole e senso di appartenenza. È la proposta di Sport Senza Frontiere, onlus che ha appena celebrato i 15 anni di attività, con oltre 14mila minori coinvolti: superando gli ostacoli (costi inaccessibili, strutture assenti, contesti educativi fragili) che impediscono a oltre il 70% degli italiani (dati Istat 2025) di praticare con continuità.
E potenziando il valore educativo e inclusivo dello sport.

Una presa in carico a 360 gradi
Il percorso è stato presentato giovedì 14 maggio presso l’Università Roma Tre nel convegno “15 anni di inclusione, educazione e benessere attraverso lo sport”. Per Alessandro Tappa, presidente e co-fondatore di Sport Senza Frontiere, l’esperienza ha «creato una infrastruttura che prende in carico i minori, che cambia il modo in cui vedono sé stessi e il loro futuro. Non è solo attività fisica, è un’esperienza che costruisce fiducia, relazioni e opportunità». Insieme a Tappa, ad aprire l’evento c’erano Flavio Siniscalchi, capo del Dipartimento per lo Sport -Presidenza del Consiglio, Massimiliano Fiorucci, Rettore di Roma Tre e Alessandro Onorato, Assessore a Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale.
I protagonisti
La rete di SSF oggi conta 228 società sportive affiliate e 96 operatori. A testimoniare la propria esperienza, sono intervenuti, tra gli altri, giovani come Olaya, ex beneficiaria di Roma, che ora lavora nelle risorse umane dell’organizzazione, e Federico di Acquasanta Terme, una delle zone del Sisma del Centro Italia, dal 2017 beneficiario di Joy summer camp e oggi educatore di Sport. Insieme a loro, i campioni olimpici Andy Díaz Hernández e Fabrizio Donato, Ambassador dell’associazione.

Un bambino alla volta, un bisogno alla volta
Per Malik, papà arrivato da Gaza 5 mesi fa, i cui sei figli sono stati inseriti nel progetto “Sport di Prima Accoglienza”, «Lo sport per bambini che hanno vissuto la guerra significa molto di più: coraggio, fiducia in se stessi capacità di fare nuove amicizie e la sensazione che la vita possa ricominciare davvero». La spina dorsale del modello di SSF è proprio l’assistenza: l’equipe multidisciplinare offre supporto alla famiglia, laboratori psicoeducativi ed eventi di formazione.
Salute fisica e mentale
«Sui territori, un bambino alla volta, un bisogno alla volta» ha sottolineato Elena Giliberti, direttrice generale di SSF. E lo sport ha un ruolo fondamentale nella formazione di educatori capaci di operare in contesti fragili, e nella prevenzione e cura del disagio psicologico nei giovani, temi cui il convegno ha dedicato una tavola rotonda moderata dal professor Fabio Bocci di Roma Tre. Come ha sintetizzato Arianna Terrinoni, neuropsichiatra infantile dell’Umberto I:
«La psicopatologia si iscrive nel corpo ma il corpo può anche essere la cura».




















