Un’inedita rilettura di Otello, a partire dal titolo Desdemona – Studio I, che mette al centro la figura femminile dell’opera shakespeariana, realizzata da Le Donne del Muro Alto, compagnia di attrici detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia a Roma. Il 4 giugno alle ore 18.30 andrà in scena al Teatro Nazionale di Roma lo spettacolo diretto da Francesca Tricarico. Le attrici Clizia F., Dorota B., Irina M., Maria F. e Lucia D. inaugurano una prima volta nella storia dell’Istituto:
escono dal carcere per prendere parte a un incontro artistico e formativo.
Con gli artisti del Teatro dell’Opera
Un incontro condiviso con le artiste di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma: il soprano Jessica Ricci e la pianista Elettra Aurora Pomponio. Le scene sono di Sofia Sciamanna, le luci di Zofia Pinkiewicz, i costumi di Marina Sciarelli sono realizzati dal Teatro dell’Opera di Roma, musiche originali di Gerardo Casiello.

Teatro, opera e storia
Lo spettacolo, rappresentato nel Teatro del Carcere femminile di Rebibbia lo scorso 20 maggio, unisce tre immaginari: riprende la partitura musicale di Verdi, mescolandola a Shakespeare e alla vicenda storica della nave Lady Juliana (che nel XVIII secolo trasportò verso le colonie australiane circa 250 donne deportate dall’Inghilterra) per raccontare donne sospese tra condanna, sopravvivenza e rimozione.
Sistemi che definiscono e responsabilità
La compagnia racconta un Otello che non c’è e una Desdemona che diviene Otello, un dispositivo scenico e politico per parlare di donne, disciplina e controllo. La vicenda delle donne deportate diventa espressione di sistemi che nominano e definiscono, giudicano e trasformano attraverso il linguaggio. Un’indagine sullo sguardo e sulla sua responsabilità: cosa scegliamo di vedere, cosa rimuoviamo e a quali voci decidiamo di credere.
Capire per cambiare la storia
«È difficile accettare una Desdemona che diviene Otello e assegnare alle cosiddette “cattive ragazze” le parti delle cattive ragazze è una scelta pericolosa», afferma Tricarico. «Ma non è la stessa difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno quando non vogliamo sentir parlare di detenzione femminile? Quando scegliamo di vedere il reato e non le persone? Non vogliamo giustificare – il reato non si giustifica mai – ma comprendere sì: perché solo la comprensione delle cause può permetterci di impedire il ripetersi della storia, se davvero vogliamo che la storia non si ripeta».

Le Donne del Muro Alto
Il progetto nasce nel 2013 da un’idea di Francesca Tricarico: attraverso il teatro realizza percorsi di inclusione sociale e lavorativa con donne detenute, ex detenute e persone ammesse alle misure alternative. La compagnia porta il teatro oltre le mura carcerarie per offrire formazione e opportunità lavorative concrete, collaborando con studenti e università, oltre che con istituzioni come Regione Lazio, Comune di Roma, Biblioteche di Roma e Fondazione Cinema per Roma.
Lo spettacolo si realizza grazie all’Associazione Per Ananke, il sostegno della Chiesa Valdese, le Officine di Teatro sociale della Regione Lazio e Fondazione Roma.
Per saperne di più:
desdemona-studio-i-con-le-attrici-detenute-del-carcere-femminile-di-rebibbia/











