Foto: _@MakiSimeoni

Le “cattive ragazze” di Otello, da Rebibbia al Teatro dell’Opera di Roma

Il 4 giugno va in scena "Desdemona- Studio I" della compagnia Le Donne del Muro Alto, con la regia di Francesca Tricarico. Un’opera che offre un ribaltamento di prospettiva, nell’ambito del progetto per il reinserimento lavorativo e sociale
29/05/2026
2 minuti di lettura

Un’inedita rilettura di Otello, a partire dal titolo Desdemona – Studio I, che mette al centro la figura femminile dell’opera shakespeariana, realizzata da Le Donne del Muro Alto, compagnia di attrici detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia a Roma. Il 4 giugno alle ore 18.30 andrà in scena al Teatro Nazionale di Roma lo spettacolo diretto da Francesca Tricarico. Le attrici Clizia F., Dorota B., Irina M., Maria F. e Lucia D. inaugurano una prima volta nella storia dell’Istituto:

escono dal carcere per prendere parte a un incontro artistico e formativo.

Con gli artisti del Teatro dell’Opera

Un incontro condiviso con le artiste di “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma: il soprano Jessica Ricci e la pianista Elettra Aurora Pomponio. Le scene sono di Sofia Sciamanna, le luci di Zofia Pinkiewicz, i costumi di Marina Sciarelli sono realizzati dal Teatro dell’Opera di Roma, musiche originali di Gerardo Casiello.

Jessica Ricci. Foto: Maki Simeoni

Teatro, opera e storia

Lo spettacolo, rappresentato nel Teatro del Carcere femminile di Rebibbia lo scorso 20 maggio, unisce tre immaginari: riprende la partitura musicale di Verdi, mescolandola a Shakespeare e alla vicenda storica della nave Lady Juliana (che nel XVIII secolo trasportò verso le colonie australiane circa 250 donne deportate dall’Inghilterra) per raccontare donne sospese tra condanna, sopravvivenza e rimozione.

Sistemi che definiscono e responsabilità

La compagnia racconta un Otello che non c’è e una Desdemona che diviene Otello, un dispositivo scenico e politico per parlare di donne, disciplina e controllo. La vicenda delle donne deportate diventa espressione di sistemi che nominano e definiscono, giudicano e trasformano attraverso il linguaggio. Un’indagine sullo sguardo e sulla sua responsabilità: cosa scegliamo di vedere, cosa rimuoviamo e a quali voci decidiamo di credere.

Capire per cambiare la storia

«È difficile accettare una Desdemona che diviene Otello e assegnare alle cosiddette “cattive ragazze” le parti delle cattive ragazze è una scelta pericolosa», afferma Tricarico. «Ma non è la stessa difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno quando non vogliamo sentir parlare di detenzione femminile? Quando scegliamo di vedere il reato e non le persone? Non vogliamo giustificare – il reato non si giustifica mai – ma comprendere sì: perché solo la comprensione delle cause può permetterci di impedire il ripetersi della storia, se davvero vogliamo che la storia non si ripeta».

Foto: _@MakiSimeoni

Le Donne del Muro Alto

Il progetto nasce nel 2013 da un’idea di Francesca Tricarico: attraverso il teatro realizza percorsi di inclusione sociale e lavorativa con donne detenute, ex detenute e persone ammesse alle misure alternative. La compagnia porta il teatro oltre le mura carcerarie per offrire formazione e opportunità lavorative concrete, collaborando con studenti e università, oltre che con istituzioni come Regione Lazio, Comune di Roma, Biblioteche di Roma e Fondazione Cinema per Roma.

Lo spettacolo si realizza grazie all’Associazione Per Ananke, il sostegno della Chiesa Valdese, le Officine di Teatro sociale della Regione Lazio e Fondazione Roma.

Per saperne di più:

desdemona-studio-i-con-le-attrici-detenute-del-carcere-femminile-di-rebibbia/

Mielizia
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