Un dato al mese: copertina della rubrica

Petacciato e non solo. Sono quasi 6 milioni gli italiani esposti al rischio frane

Crolli e infrastrutture interrotte. Lo scivolamento del suolo lungo dorsale adriatica in Molise ha spezzato in due l'Italia. Ma non è un caso isolato. Tanto che, secondo l'Ispra, sono più di cinque milioni e mezzo gli italiani esposti a fenomeni di questo genere
09/04/2026
2 minuti di lettura

La frana che ha «spezzato in due la dorsale adriatica» all’altezza del comune molisano di Petacciato (Cb), come l’ha definita Fabio Ciciliano, il capo della Protezione Civile, conferma la fragilità del territorio italiano.

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Una condizione che i fenomeni meteorologici estremi, proprio come in questo caso, rendono ancora più evidente: lo scivolamento di conglomerati e depositi sabbiosi sui livelli di argilla sottostanti, che ha provocato l’interruzione della linea ferroviaria e del traffico autostradale fra Vasto e Termoli, era noto e studiato da tempo. A riattivarlo però sono state le forti piogge che hanno colpito prima di Pasqua questa zona.

Il tratto autostradale interrotto
Il tratto autostradale interrotto. Foto: Autostrade per l’Italia

Le stesse che hanno causato anche il crollo di un ponte sul fiume Trigno, a pochi chilometri dal versante franoso, dove risulta ancora disperso un automobilista coinvolto nel cedimento.

Un quadro che si ripete

Ma quello che vediamo accadere qui, a poche settimane dalla frana di Niscemi (Cl), favorita anche in quel caso dalle intense precipitazioni del ciclone Harry, non è un episodio isolato. Lo conferma il dato di questo mese: 5 milioni e 700mila, vale a dire gli abitanti complessivamente esposti in Italia al rischio frane.

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Dietro questo numero c’è una mappatura ben precisa, quella contenuta nel rapporto Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio pubblicato nel 2024 dall’Ispra.  Nelle aree più pericolose risultano esposte oltre 582.000 famiglie, 742.000 edifici, circa 75.000 imprese e 14.000 beni culturali: una realtà che coinvolge territori, comunità e memorie collettive.

Petacciato e non solo: Distribuzione percentuale delle tipologie di movimento, rappresentazione grafica
Distribuzione percentuale delle tipologie di movimento. Fonte: Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia

Esposizione diffusa

Il rischio, insomma, va oltre i casi che “bucano” nel mainstream. Rappresenta una vera e propria condizione strutturale: il 94,5% dei comuni italiani (7.463) è esposto a fenomeni come frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. Sono 1,28 milioni gli abitanti a rischio frane nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata e 6,8 milioni quelli a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media, con tempi di ritorno tra 100 e 200 anni. Le regioni più a rischio sono Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Liguria.

Guarda le foto del monitoraggio della frana di Petacciato (Cb) da parte dei Vigili del fuoco

Fenomeni e impatti

Le frane, in particolare, rappresentano una delle manifestazioni più drammatiche di questa vulnerabilità. L’Italia è tra i Paesi europei più esposti: quelle censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia sono oltre 620.000, distribuite in un arco temporale lunghissimo, dall’anno 1116 fino a oggi, e interessano un’area di 25.000 km², pari all’8,3% del territorio nazionale.

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Molti di questi eventi sono estremamente rapidi e ad alta capacità distruttiva, capaci di trasformarsi in tragedie improvvise. Gli episodi recenti – come Ischia nel 2022, l’Emilia-Romagna nel 2023, San Felice a Cancello (Ce) nel 2024 e molti altri, ricorda il Rapporto Ispra – mostrano quanto possano incidere sulla vita delle persone, cancellando in poche ore case, strade e paesaggi.

Più conoscenza, più responsabilità

A rendere il quadro ancora più delicato è l’ampiezza delle aree coinvolte. Circa il 23% del territorio nazionale è classificato a pericolosità da frana, e quasi un decimo rientra nelle categorie più elevate. Negli ultimi anni queste superfici sono aumentate, non solo perché i fenomeni si intensificano, ma anche perché la conoscenza del territorio è divenuta più precisa, facendo emergere rischi prima non completamente mappati.

È una consapevolezza che cresce. Ma che porta con sé anche la responsabilità di intervenire.

 Indice di franosità percentuale, rappresentazione grafica
Indice di franosità percentuale. Fonte: Isrpa

 

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