«È importante vivere attivamente la natura, perché solo così puoi diventare più consapevole dell’ambiente e interessarti ai suoi temi». È questo il messaggio che lancia Andrea Dominizi, 17 anni, studente al Liceo scientifico di Velletri (Rm), il primo italiano a vincere lo “Young Wildlife Photographer of the Year 2025”, il riconoscimento per fotografi naturalisti under 18.
Riconoscimento internazionale
Lo scatto che lo ha condotto al trionfo, intitolato After the destruction (Dopo la distruzione), è esposto in questi giorni presso il Museo della Permanente a Milano, dove si tiene la più celebre mostra di fotografie naturalistiche al mondo, il 61° “Wildlife photographer of the year”.
E l’esposizione dei cento scatti vincitori e finalisti, proprio in virtù della grande affluenza che ha ottenuto, è stata prorogata fino a domenica 8 febbraio.
Lo sguardo di un giovane fotografo
Abbiamo voluto conoscerlo da vicino per capire cosa si nasconde dietro lo sguardo di un giovane fotografo appassionato alla natura.

E quali pensieri, sul mondo di oggi e di domani, coltiva.
Andrea, come nasce il tuo scatto?
Nell’estate del 2024, mentre camminavo insieme ad un mio amico nei boschi sui Monti Lepini, ho avvistato un coleottero delle specie Cerambycidae, in una zona dove viene accatastata diversa legna tagliata. Ero alla ricerca proprio di questo genere di insetti, molto interessanti: scavando nel legno morto per dare spazio a quello nuovo, contribuiscono alla sua decomposizione, al riciclo dei nutrienti, quindi all’equilibrio dell’ecosistema.
Se non è compromesso dall’uomo. Guardandolo, ho notato che lì vicino si trovava una macchina per tagliare la legna: ho provato, ho scattato, mentre io reggevo flash e fotocamera e il mio amico alzava un tronco. E così è nata la foto.
Perché “After the Destruction?”
In realtà la foto aveva come titolo “Osservando la distruzione”, poi è stato cambiato in “Dopo la distruzione”: l’insetto è lì che osserva l’ambiente, dopo quello che è successo per mano dell’uomo. Infatti, la prospettiva che ho scelto ha l’obiettivo di farci empatizzare con il coleottero, umanizzarlo. Tra le altre immagini che avevo scattato ce n’erano alcune in cui l’insetto guarda verso la macchina fotografica, ma mi è sembrato più efficace questo punto di vista, così il coleottero ci lega allo sfondo.
Come hai reagito alla vittoria e come hai vissuto l’esperienza a Londra, dove sei andato a ritirare il premio?
È stata inaspettata e molto emozionate. Anche l’anno prima avevo provato a partecipare. E Londra è stata una bellissima esperienza. Non sono molto espansivo, ma i fotografi che ho incontrato sono stati gentili: condividendo la stessa passione, abbiamo superato la barriera linguistica.
Sei sempre stato attratto da questi mondi, la natura e la fotografia?
Sì, fin da piccolo amo il contatto con la natura, mentre alle medie mi sono avvicinato a quello della fotografia. Mi piace andare per boschi, ad esempio qui sugli Appennini, nel Centro Lazio, ma anche in vacanza porto sempre con me la macchina fotografica. Ciò che mi affascina è poter vedere qualcosa di singolare e raffigurarlo a modo mio, utilizzando flash, ombre, prospettive insolite, un punto di vista artistico. Ma senza mai stravolgere la realtà.
Hai altre foto che ti sono particolarmente care?
Ho fotografato a casa mia un uccello che si è schiantato contro un vetro, perché ho voluto portare all’attenzione un problema che ogni anno coinvolge miliardi di volatili nel mondo. Anche con le macrofotografie voglio sensibilizzare sul tema della conservazione ambientale.
Un mio prossimo obiettivo invece sarà quello di imparare la fotografia subacquea: un altro soggetto che mi affascina è la fauna marina.
Ma qual è secondo te il ruolo della fotografia?
Secondo me è molto importante, l’unico modo che ti permette di vedere e conoscere da vicino problemi ambientali a noi lontani, come la questione dell’Artico o il bracconaggio in Africa: se poi gli scatti sono realizzati con cura, diventano un mezzo potentissimo. Da grande vorrei fare il fotografo e proseguire su questa linea, infatti mi iscriverò alla facoltà di Scienze naturali.
E qual è la tua visione del futuro?
L’attenzione verso l’ambiente è abbastanza diffusa, ma non ho una visione positiva, perché ci siamo resi conto solo all’ultimo di determinati problemi, che spero però si possano risolvere. Nel nostro piccolo comunque possiamo dare sempre il nostro contributo.
La natura è talmente bella, che non riesci a rimanerne indifferente.
Per saperne di più
Wildlife photographer of the year
Museo della Permanente
via Filippo Turati 34, Milano
www.lapermanente.it
Telefono:02659 9803
La mostra è organizzata dall’associazione culturale Radicediunopercento, presieduta da Roberto Di Leo, con il patrocinio del Comune di Milano e la media partnership di LifeGate.

















