Emergenza umanitaria a Gaza © Saber Nuraldin, EPA Images. Finalista World Press Photo 2026
Emergenza umanitaria a Gaza Foto: © Saber Nuraldin, EPA Images. Finalista World Press Photo 2026

World Press Photo Exhibition 2026. Un mondo in fiamme e le sue piccole resistenze

Palazzo Esposizioni Roma ospita fino al 29 giugno le foto vincitrici della 69esima edizione del contest internazionale che premia ogni anno i migliori fotografi  
29/05/2026
3 minuti di lettura

Salire al primo piano di Palazzo Esposizioni Roma significa, almeno fino al 29 giugno, scendere nell’inferno di un mondo in fiamme, vessato dai cambiamenti climatici, dalle guerre e dalle occupazioni militari, dalla fame e dal dolore. Un mondo in fiamme che ancora una volta fotoreporter di diverse nazionalità hanno documentato nel corso dell’ultimo anno e che ora, dopo il consueto contest internazionale, espongono in occasione della World Press Photo Exhibition 2026.

La Capitale è la prima città italiana a ospitare i 42 progetti vincitori, selezionati da una giuria indipendente tra 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi.

Los Angeles in fiamme © Ethan Swope, per Associated Press
Los Angeles in fiamme © Ethan Swope, per Associated Press

Un filo rosso tra le testimonianze

È almeno dal 2017 che il museo romano di via Nazionale apre le sue porte per dare spazio al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria; uno spazio che il consiglio guidato da Marco Delogu ha seguitato a offrire in linea con le precedenti direzioni. «Mi sembra un’edizione particolarmente riuscita – ha spiegato in conferenza stampa il Presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo – Purtroppo sono tempi particolarmente bui e sembra che proprio da questo buio escano tutte queste fotografie. È un’edizione meno spiazzante di quelle degli anni passati, ma è come se ci fosse un fil rouge tra tutte queste testimonianze; la maggior parte tragiche».

Crisi climatiche e politiche

Ci sono gli incendi, che devastano la Spagna e Los Angeles, le alluvioni che straziano le Filippine. Ci sono i migranti, che negli Stati Uniti vengono catturati dagli agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement); gli attivisti che vengono fermati e incatenati durante le proteste a favore della Palestina. Ci sono i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa spazzati via dalle guerre.

Guerra di droni © David Guttenfelder, The New York Times
Guerra di droni. Foto: © David Guttenfelder, The New York Times

Una natura impattata dall’umanità

Ci sono gli animali, come il panda immortalato da una fototrappola nella Riserva Naturale Nazionale di Wanglang, in Cina: meno di duemila quelli rimasti in natura; come l’orso polare che nei pressi di Svalbard è costretto a nutrirsi della carcassa di un capodoglio; come i delfini cacciati da sempre a Fanalei, nel Pacifico meridionale; come la cavalla Kamelia, uccisa a Odessa dai droni russi; come il cane affamato che vaga lungo la costa di Las Barrancas, in Messico; un pezzo di terra che sta per essere inghiottito dall’oceano, lasciando senza casa e senza lavoro intere famiglie di pescatori.

Vite che resistono

E poi ci sono le tante e piccole storie di ricostruzione e di resistenza: giovani che si oppongono ai potenti di turno, alle regole del patriarcato, a chi li vorrebbe annientati dalla fame e dalla disperazione.

Separati dall’ICE© Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald. World Press Photo dell’anno
Separati dall’ICE. Foto: © Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald. World Press Photo dell’anno

La vincitrice 2026

La World Presso Photo del 2026 è Separati dall’Ice della fotografa statunitense Carol Guzy per il Miami Herald: realizzata all’interno dello Jacob K. Javits Federal Building di New York il 26 agosto 2025, documenta il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene arrestato. «È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti. In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente», ha dichiarato Joumana El Zein Khoury, direttrice esecutiva del World Press Photo.

Finalisti su Gaza e in Guatemala

Gli altri due progetti finalisti sono Emergenza umanitaria a Gaza di Saber Nuraldin, (Epa Images), scattata il 27 luglio 2025, che mostra civili palestinesi arrampicati su un camion di aiuti umanitari nel tentativo di procurarsi della farina, e I processi delle donne Achi di Victor J. Blue, per The New York Times Magazine: Doña Paulina Ixpatá Alvarado, una delle querelanti, detenuta e aggredita per 25 giorni nel 1983, è ritratta insieme ad altre donne Achi fuori da un tribunale a Città del Guatemala il 30 maggio 2025, quando tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità.

I processi delle donne Achi © Victor J. Blue, for The New York Times Magazine Finalista World Press Photo 2026.
I processi delle donne Achi. Foto: © Victor J. Blue, for The New York Times Magazine Finalista World Press Photo 2026.

Il progetto italiano selezionato

Chantal Pinzi è invece l’unica fotografa italiana tra i selezionati di quest’anno. Il suo progetto, Farīsāt: Gunpowder’s Daughters, premiato nella categoria Stories per la regione Africa, racconta di un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, una tradizione equestre che per secoli è stata un’attività esclusivamente maschile. Le cavallerizze hanno lottato per l’inclusione fino a ottenere, sette gruppi su un totale di circa 300 partecipanti, la possibilità di gareggiare.

Farīsāt: Le figlie della polvere da sparo© Chantal Pinzi, Panos Pictures
Farīsāt: Le figlie della polvere da sparo. Foto: © Chantal Pinzi, Panos Pictures

Giovani e speranza

Infine, ad accompagnare fuori dai tanti gironi infernali che si sono attraversati, un gruppo di giovani ballerine della Joburg Ballet School a Soweto, in Sudafrica, immortalate dal fotogiornalista sudafricano Ihsaan Haffejee. Durante l’apartheid, il balletto era appannaggio della cultura bianca, inaccessibile alle persone nere. Oggi la Joburg Ballet School offre una formazione sovvenzionata a chi proviene da contesti storicamente svantaggiati. Calme e concentrate salgono nel backstage dello spettacolo di fine anno, regalando uno dei pochi momenti di normalità dell’intero percorso espositivo.

Quasi a suggerire che – forse – la bellezza può ancora provare a salvare il nostro mondo in fiamme.

Per saperne di più

World Press Photo Exhibition 2026
Palazzo Esposizioni Roma
Via Nazionale 194, Roma
Fino al 29 giugno 2026. Aperto da martedì a domenica, ore 10.00 – 20.00  (ultimo ingresso ore 19.00)
www.palazzoesposizioniroma.it

Mielizia

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Francesca Romana Buffetti
Francesca Romana Buffetti
Antropologa sedotta dal giornalismo, dirige dal 2015 la rivista “Scenografia&Costume”. Giornalista freelance, scrive di cinema, teatro, arte, moda, ambiente. Ha svolto lavoro redazionale in società di comunicazione per diversi anni, occupandosi soprattutto di spettacolo e cultura, dopo aver studiato a lungo, anche recandosi sui set, storia e tecniche del cinema.
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