“Un grande artista è anche un alchimista, indotto a trasfigurare la bellezza e la brutalità dell’esistenza”, scrive Patti Smith nel suo ultimo memoir, Il pane degli angeli (Bompiani, 2025); una considerazione suscitata dalla visione del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, nella Cappella Sansevero a Napoli, ma che – quanto mai – si addice a Robert Mapplethorpe, fotografo con cui la cantautrice ha condiviso un lungo pezzo di strada (non a caso per lui ha cantato, Paths That Cross Will Cross Again e alla loro amicizia ha dedicato Just Kids, celebre libro di memorie uscito nel 2010).
Molta della sua opera, oltre 200 fotografie – soprattutto in bianco e nero – selezionate da Denis Curti tra la vasta produzione conservata dalla Robert Mapplethorpe Foundation, si può ammirare a Roma, presso il Museo dell’Ara Pacis fino al 4 ottobre 2026, grazie allo splendido allestimento in cui si dipana Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza.
Un progetto, tre proposte
Terza tappa di un più vasto progetto, volto ad approfondire differenti aspetti della sua figura artistica, che ha toccato l’Italia a partire dal 2025, prima con Robert Mapplethorpe. Le forme del classico presso Le stanze della fotografia all’Isola di San Giorgio a Venezia (una collaborazione tra Marsilio Arte e la Fondazione Giorgio Cini); poi con Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, a Palazzo Reale a Milano.

Corpi statuari e statue di corpi
La mostra capitolina trova la sua specificità nel confronto con l’antico, grazie al prestito dai Musei Capitolini della Statua di Afrodite e della Statua di atleta, da un originale greco del V secolo a.C. Nella grande sala centrale, a cornice delle due sculture classiche, si susseguono celebri e sensuali scatti dedicati allo studio dei corpi immortalati come marmo scolpito. Ha spiegato in conferenza stampa il curatore: «In quello che è un po’ il cuore dell’intera esposizione, abbiamo anche messo accanto delle fotografie di corpi che assomigliano a delle statue e viceversa; un dialogo che dimostra fortemente la passione di Mapplethorpe per la scultura».
Fasi del percorso artistico
A questa stanza, però, si arriva dopo aver attraversato una serie di sezioni tematiche, disposte cronologicamente, e – verrebbe da pensare – a seconda dello strumento utilizzato, a cominciare dalle forbici e la colla dei Collage, realizzati a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, con cui sperimenta una tecnica tridimensionale e coloratissima e che contengono il germe di quello che poi diventerà il suo fare artistico.

L’incontro con l’obiettivo
Arriva quindi la Polaroid e gli anni del Chelsea Hotel, a cui Patti Smith dedica un capitolo di Just Kids, in cui si legge: «All’inizio giocava con la macchina fotografica. Non era del tutto convinto che facesse per lui. E la pellicola era costosa: dieci foto per circa tre dollari, una cifra considerevole nel 1971. Ma si trattava di un passo avanti rispetto alla cabina per fototessere e le foto si sviluppavano in maniera grezza. Io sono stata la prima modella di Robert. Si sentiva a suo agio con me e aveva bisogno di tempo per acquisire la sua tecnica».
La predilezione per le foto in studio
È la volta poi dello strumento definitivo: l’Hasselblad 500C che gli dona nel 1976 il collezionista Sam Wagstaff, a cui fu legato da un intenso rapporto sentimentale e professionale. Si tratta di una pesante macchina fotografica che implica la necessità di pensare, comporre e misurare ogni foto, aumentando drasticamente la concentrazione e la qualità degli scatti, ma riducendo la spontaneità: nulla è lasciato al caso. Da qui la predilezione quasi assoluta per le foto in studio.
Il sodalizio con Lisa Lyon
Sarà Lisa Lyon a portarlo anche en plein air. Pioniera assoluta del bodybuilding femminile mondiale, legata a Mapplethorpe da un sodalizio artistico breve ma molto intenso: la fotografò nuda, vestita da uomo, con abiti sadomaso, veli da sposa o coperta di fango, giocando costantemente sul confine tra mascolinità e femminilità; oltre 150 immagini che nel 1983 confluirono nel celebre libro Lady Lisa Lyon, con i testi di Bruce Chatwin e Germano Celant.
Celebrità, nudi, fiori
Il percorso espositivo all’Ara Pacis prevede poi un lungo corridoio di ritratti: attori (tra cui il celeberrimo di Richard Gere) e attrici, scrittori (splendido quello di Truman Capote), modelle, artisti, cantanti. Non c’è stata celebrità che non abbia voluto essere immortalata dall’obiettivo di Mapplethorpe. Impossibile non lasciarsi rapire completamente dai tanti nudi e fiori, molti inediti, dove i secondi sono portatori di un erotismo esibito ed elegante. Ossessionato dalla luce, dalla perfezione geometrica, dalla purezza delle linee, negli ultimi scatti l’estetica di Mapplethorpe raggiunge forse la sua apoteosi.

Scatti per l’Italia
Chiude una sezione in cui l’Italia è protagonista, fotografata durante un viaggio nel 1980. Il fotografo era stato invitato, all’indomani del terremoto in Irpinia, dal gallerista Lucio Amelio a prendere parte insieme ad altri 70 artisti di tutto il mondo a Terrae Motus, per la realizzazione di un’opera che evocasse la tragedia del sisma: una serie di cinque fotografie di grande formato, sulle tematiche della vita e della morte, intitolate Dennis Speight with Thorns, Jack with Crown, Skull and Crossbones, Jill Chapman e Dennis Speight with Flowers.
Tutte le immagini erano state realizzate nel suo studio newyorkese a eccezione del pannello centrale, qui esposto nella sezione dedicata al tour nel BelPaese, che mostra uno dei due cippi con teschio e ossa posti all’entrata della chiesa barocca di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, fotografato durante il suo soggiorno napoletano.
Armonia classica e provocazione
Spogliato di quella pruderie con cui troppo spesso viene presentato, il lavoro di Mapplethorpe esce da questa bella mostra, curata e presentata con la raffinatezza che maggiormente gli si addice, come un grande atto d’amore per le forme classiche, per l’equilibrio e le proporzioni: «La sua vera forza – chiosa il curatore Denis Curti – sta nell’aver applicato l’ordine e l’armonia della statuaria classica a temi considerati, allora, provocatori.
«Mapplethorpe non ha voluto scioccare il mondo, ha voluto elevare il corpo umano, ogni corpo, a una dimensione sacra e monumentale».
Per saperne di più
Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza
Museo dell’Ara Pacis
Via di Ripetta, Roma
29 maggio – 4 ottobre 2026
Tutti i giorni 9.30-19.30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
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