Tatti, il paese dei sognatori: una casa di pietra lungo la strada con alcune persone sedute ad aspettare
Gli abitanti di Tatti

Tatti, il borgo che resiste. Una storia di rinascita fra memoria, paesaggio e socialità

Un luogo dimenticato dal mondo diventa un laboratorio umano nel quale relazioni autentiche, ritorni non previsti e la riconciliazione con la natura generano un nuovo futuro. Al cinema in questi giorni il documentario di Ruedi Gerber
16 Aprile, 2026
3 minuti di lettura

La terra non è romantica, ci tiene a precisare Ruedi Gerber, regista svizzero che da più di trent’anni ha trovato una casa nella Maremma grossetana, dove l’occhio spazia fino all’Argentario, superando campi coltivati e boschi lussureggianti adagiati su declini dolci e variegati, in un’atmosfera lontana dalla cartolina a cui la Toscana ha abituato.

Ruedi Gerber
Ruedi Gerber

Un luogo perfetto per diventare un buen ritiro in cui dar sfogo alla propria creatività.

Un borgo tra rischio e rinascita

È da questo antefatto che è nato il suo Tatti, paese di sognatori, un docufilm di un’ora e mezza che racconta come il borgo abbia dovuto affrontare una possibile estinzione e se ne sia salvato solo grazie all’arrivo di nuovi abitanti, attratti come il regista dalle sirene di una esistenza a stretto contatto con la natura, tra legami più solidali e genuini di quelli offerti dalla vita cittadina.

Uno sguardo tra antropologia e cinema

Gerber, che ha studiato antropologia a Zurigo e ha frequentato la Tisch School of the Arts della New York University, è abile nel non cadere negli stereotipi, nel calibrare la retorica del mondo contadino con un approccio intimo e distaccato insieme, anche grazie a filmati registrati in tempi diversi (i primi video risalgono agli anni Novanta, appena arrivato a Tatti) e allo sguardo di due differenti autori della fotografia (lo svizzero Felix von Mural e Greta de Lazzaris).

Foto: Perché no films

 

Raccontare il tempo e la comunità

Il regista ha spiegato alla stampa in occasione della presentazione romana: «Ho iniziato a girare tre giorni dopo il lockdown. Ho usato anche l’iPhone, per esempio per le scene del venerdì Santo. È spontaneo e pianificato allo stesso tempo. Il paese di Tatti, d’altronde, è tante cose insieme: c’è un agrimercato, la gente che fugge dalla città, nuovi arrivati e vecchie generazioni. C’è anche una delle prime Coop della Toscana. È un posto autentico; credo anche grazie al bosco che lo circonda e che crea una forte atmosfera di natura, c’è biodiversità al massimo, e questo si sente. Qui, è la terra che comanda». Una terra, quella di Tatti, argillosa, su cui crescono rigogliosi gli ulivi e dove Gerber, nel podere che ha acquistato a Sequerciani, a due chilometri e mezzo dal borgo, ha dato vita a una azienda agricola biodinamica in cui coltiva vitigni autoctoni.

Foto: Perché no films

Arte, paesaggio e sperimentazione

Al regista e produttore, non a caso, si deve anche il documentario Breath Made Visible, dedicato alla coreografa e danzatrice statunitense Anna Halprin e a suo marito, Lawrence Halprin, celebre architetto paesaggista, urbanista ed ecologista. Insieme, negli anni Cinquanta, avevano creato il Dance Deck, uno spazio in legno per la danza all’aperto, costruito sul fianco di una collina boscosa in California, dove sperimentare un metodo di lavoro incentrato sull’improvvisazione e sul rapporto con l’ambiente e finalizzato all’individuazione di nuove possibilità performative capaci di superare le convenzioni teatrali, i confini tra le varie arti e la rigida separazione tra arte e vita.

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«In quel documentario mi interessava raccontare il palcoscenico a cui avevano dato vita gli Halprin – ha raccontato Ruedi Gerber – Qui, invece, è Tatti a essere un palcoscenico».

Un equilibrio possibile tra passato e futuro

È un messaggio di speranza quello che – in ultima analisi – resta di questo documentario: il piccolo paese italiano, in cui gli anziani rimasti non avevano la forza di reinventare il loro mondo che stava svanendo, è riuscito a rinascere quando il vecchio e il nuovo hanno iniziato a unire le forze, preservando ciò che conta di più e osando evolversi.

Foto: Perché no films

Tra accoglienza e conflitto

Ed è a Riace che corre la mente, il borgo nella Locride abbandonato dagli abitanti e rinato grazie a politiche di immigrazione e integrazioni basate su un modello di accoglienza, ma è anche a Santoalla, il paesino nella Galizia dove si è consumato l’omicidio dell’olandese Martin Albert Verfondern, è che alla base dello splendido film di Rodrigo Sorogoyen, As bestas – La terra della discordia.

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Lì, una coppia francese che gestisce un’azienda agricola biologica, malgrado faccia del suo meglio per integrarsi è considerata un’intrusa dalla gente del posto: i nuovi arrivati vogliono fare agricoltura ecosostenibile e ristrutturare alcune abitazioni a scopo di ecoturismo, i contadini galiziani vogliono finalmente riposarsi dalle fatiche di una vita e cedere la loro terra a una multinazionale norvegese perché ricopra loro di soldi e la valle di pale eoliche, in uno scontro senza possibilità di appello tra due mondi che non sanno – e forse non possono – parlarsi. Perché la terra non è romantica, come dice Ruedi Gerber, ma a volte non lo sono neanche quelli che la abitano.

Festival e distribuzione

Presentato allo Zurich Film Festival e in anteprima italiana al Festival dei Popoli (Doc Highlights), Tatti, paese di sognatori è stato inoltre selezionato al Solothurn Film Festival 2026 nella sezione Panorama.

È in sala dal 9 aprile con Lo Scrittoio – Cinema d’Autore.

Mielizia

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Francesca Romana Buffetti
Francesca Romana Buffetti
Antropologa sedotta dal giornalismo, dirige dal 2015 la rivista “Scenografia&Costume”. Giornalista freelance, scrive di cinema, teatro, arte, moda, ambiente. Ha svolto lavoro redazionale in società di comunicazione per diversi anni, occupandosi soprattutto di spettacolo e cultura, dopo aver studiato a lungo, anche recandosi sui set, storia e tecniche del cinema.
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