“Mickey 17”, in fuga dalla Terra
Foto: Courtesy of Warner Bros. Pictures

“Mickey 17”, con Bong Joon Ho in fuga dalla Terra

Persone sacrificabili, buffoni al potere, colonizzazioni spaziali. Il regista sudcoreano torna alla fantascienza con una saga ricca di sprezzante ironia che ci fa riflettere sulla deriva etica dell'umanità
13 Marzo, 2025
3 minuti di lettura

Dopo il mondo del 2031, decimato da una glaciazione causata da una serie di esperimenti falliti per fermare il riscaldamento globale (in Snowpiercer, del 2013) e il supermaiale geneticamente modificato protagonista di Okjia (del 2017), il regista sudcoreano Bong Joon Ho con Mickey 17, torna alla fantascienza, allontanandosi dalle atmosfere di Parasite, capolavoro del 2019 che gli è valso la Palma d’oro, quattro Oscar (primo lungometraggio in lingua non inglese a vincere miglior film), due Bafta e svariati altri premi minori.

Una scena di "Mickey 17" con Mark Ruffalo (Kenneth Marshall) e Toni Collette (Ylfa)
Mark Ruffalo (Kenneth Marshall) e Toni Collette (Ylfa) in “Mickey 17”. Foto: Jonathan Olley

Persone usa e getta

Presentato fuori concorso al Festival internazionale del cinema di Berlino nel 2025, il film, in sala con Warner Bros., è tratto dal romanzo Mickey7 di Edward Ashton (del 2022, edito in Italia di Fanucci Editore). A vestire i panni di Mickey Barnes, il dipendente usa e getta di una spedizione umana inviata a colonizzare il mondo ghiacciato di Niflheim, è Robert Pattinson, divenuto famoso come sexy vampiro nella saga cinematografica Twilight e consacrato dalla tuta di supereroe di The Batman di Matt Reeves.

Predicatori al potere

Stavolta, più che un eroe è un bislacco uomo qualunque, un “sacrificabile” che, a causa della bancarotta della sua fabbrica di macaron, si convince a lasciare la Terra del 2050 divenuta ormai invivibile. Prenderà parte a una missione guidata da una coppia di dittatori e predicatori insieme, Kenneth e Ylfa Marshall, crudeli buffoni come in tanti si sono succeduti nella Storia, assumendo su di sé tutti i rischi della missione spaziale: ogni volta che morirà, infatti, messa in salvo la memoria, il suo corpo sarà stampato identico (o quasi) alla matrice precedente, utilizzando la materia organica degli scarti prodotti sull’astronave.

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Così racconta Bong Joon Ho: «Non è che la Terra si estingua, diventa solo un posto difficile in cui vivere, quindi le persone finiscono per andarsene. È una questione di tutti i giorni. Salgono su un’astronave come se fosse un volo diretto Los Angeles-New York. Non si tratta di una migrazione di massa o di un esodo. Il tono e l’atmosfera del film lo fanno sembrare abbastanza concreto». Come dire:

Bong Joon Ho, regista di "Micky 17"
Foto: Wikipedia

«Lasciare la Terra e migrare su un altro pianeta, sembra una scelta abbastanza comune».

Umanità senza empatia

Bong Joon Ho, celebre per il suo umorismo tagliente e socialmente incisivo e per la distorsione delle convenzioni di genere, prosegue quindi sulle questioni che gli stanno a cuore da sempre: le storture del sistema capitalistico e le disuguaglianze sociali che ne derivano. Sono diversi i momenti del film che sanno strappare più di una risata, immediatamente seguiti da immagini atroci in cui il protagonista muore o viene ucciso come una cavia da laboratorio per la quale in pochi esseri umani provano anche la minima empatia. Una totale assenza di empatia che una volta arrivati nel pianeta ghiacciato si ripercuoterà con altrettanta ferocia anche sulle creature autoctone, definite con sprezzo «creepers» (gli striscianti).

Robert Pattinson (Mickey 17) nel film diretto da Bong Joon Ho
Robert Pattinson (Mickey 17) nel film diretto da Bong Joon Ho. Foto: Warner Bros. Pictures

Voci, creature, costumi

A crearli come «un croissant ricoperto di escrementi», secondo le parole di Ylfa, è stato il concept artist Hee Chul Jang, che aveva già lavorato con Bong Joon Ho, realizzando la creatura marina di The Host, alcuni dei vagoni ferroviari per Snowpiercer e creando Okja, il maiale geneticamente modificato. È dell’attrice francese Anna Mouglalis la voce di Mama Creeper.

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Alla scenografa Fiona Crombie il merito di aver creato una nave spaziale che sembra un vecchio e sporco magazzino, in un riuscito equilibrio tra retrò e futuristico, in cui le zone riservate ai Marshall si distaccano per un’opulenza grottesca. Così i costumi di Catherine George: i seguaci sono uniformi, grigi, spogliati di individualità, mentre Kenneth e Ylfa sono sgargianti, drappeggiati in colori vivaci e in una moda bizzarra.

Anamaria Vartolomei (Kai Katz) in “MICKEY 17”
Anamaria Vartolomei (Kai Katz) in “MICKEY 17”. Foto: Warner Bros. Production

Riflessione sul presente

Chi si aspetta di ritrovare la spietata genialità di Parasite resterà deluso da questa ottava prova del regista sudcoreano. Siamo piuttosto nel campo della fantascienza di qualità, con un cast tutto al servizio dei diversi toni della storia, guidato da un Pattinson divertente e divertito che rende credibile il suo Mickey anche quando, per una fatale disattenzione, si sdoppierà tra la copia 17 e la copia 18. Chi, invece, vorrà lasciarsi guidare da Bong Joon Ho in una leggera ma per nulla superficiale riflessione etica sulla attuale situazione storica e politica e sulle possibili conseguenze future, avrà pane per i propri denti.

 Bong Joon Ho e Robert Pattison sul set di "MIckey 17"
Bong Joon Ho e Robert Pattison sul set di “MIckey 17”. Foto: Jonathan Olley

Tributo al regista

Intanto, a Los Angeles, il prestigioso Academy Museum of Motion Pictures, gli tributa, fino al 10 gennaio 2027, Director’s Inspiration: Bong Joon Ho.

Ovvero un’invitante occasione per ripercorrere il suo sviluppo creativo attraverso i suoi film e quelli che lo hanno maggiormente influenzato.

Mielizia

Saperenetwork è...

Francesca Romana Buffetti
Francesca Romana Buffetti
Antropologa sedotta dal giornalismo, dirige dal 2015 la rivista “Scenografia&Costume”. Giornalista freelance, scrive di cinema, teatro, arte, moda, ambiente. Ha svolto lavoro redazionale in società di comunicazione per diversi anni, occupandosi soprattutto di spettacolo e cultura, dopo aver studiato a lungo, anche recandosi sui set, storia e tecniche del cinema.
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