Non tutte le contaminazioni funzionano; a volte, invece, si assiste a incontri capaci di stupire per il loro essere felici quanto imprevisti, come può accadere al Museo Nazionale Romano fino al 17 maggio con Metamorphoses. L’arte che trasforma, di Wu Jian’an, artista noto in Italia per aver rappresentato la Cina nel 2017 alla 57esima Biennale di Venezia.

Meraviglia monumentale
Vero è che varcare la soglia delle tre Aule delle Terme di Diocleziano – spesso allestite con interessanti esposizioni – provoca sempre una certa meraviglia per la monumentalità degli spazi e la perfezione di alcune delle statue e dei mosaici conservati.
Stavolta però l’enorme installazione di cuoio che accoglie i visitatori, Masks, con cui si apre il percorso della prima personale che in Italia viene dedicata a Wu Jian’an, lascia a bocca aperta: 360 sculture intagliate nel cuoio calano dall’alto dei maestosi soffitti, lasciando intravedere le tombe, i sepolcri e le statue, fino al mosaico del “Conosci te stesso”, verso il quale sono rivolte tutti le maschere.

Domande sulla vita
«L’artista si interroga sulla vita, sulle trasformazioni dell’esistenza – ha raccontato in conferenza stampa Umberto Croppi, curatore della mostra per la Fondazione Berengo – e lo fa partendo dalla mitologia e filosofia cinesi e arrivando alla letteratura occidentale, da Ovidio a Kafka, realizzando opere di grande impatto estetico, perfettamente inserite negli ambienti simbolici delle terme».

Materia e ritualità
Il materiale è lo stesso utilizzato nell’antico Oriente per realizzare tamburi, strumenti musicali e allo stesso tempo mezzi rituali capaci di collegare il cielo, la terra e l’umanità. Il suono del tamburo simboleggiava la risonanza tra gli esseri umani, la natura e il cosmo.
Reinterpretando sia le tradizioni culturali cinesi, sia le culture delle maschere del Mediterraneo attraverso una prospettiva contemporanea, le opere di Wu Jian’an evocano uno spazio ritualizzato che riflette sulle relazioni tra materia e spirito, tra il primitivo e il civilizzato e sui costumi dell’umanità in relazione alle leggi della natura. È intagliata nel cuoio anche The Heaven of Nine Levels, dove il sottile gioco di luci e ombre che sovrasta l’Aula XI non mancherà di incantare chi vorrà trattenersi per qualche minuto in più.
Visioni e cicli
In esposizione, anche la serie Incarnations, opere intagliate su carta da acquerello con strutture visive piene di dettagli e composte da migliaia di figure sovrapposte; sette opere di XíngTiān, metafora di una forza spirituale latente insita nell’esistenza umana; quattro opere di The Eternal Cycle – Running Through the Seasons con le figure che incarnano la trasformazione ciclica delle stagioni e lo scorrere del tempo; e la serie Invisible Faces, composta da sculture in vetro soffiato, che sembrano visitatori provenienti da un altro pianeta e, al tempo stesso, reliquie di antichi miti che aleggiano nel mondo umano.

Corpi in mutazione
Spiega Federica Rainaldi, direttrice del Museo Nazionale Romano: «Le sue opere, spesso realizzate con intricate tecniche di carta e cuoio intagliato e con installazioni complesse, mescolano figure umane, animali e creature immaginarie in composizioni dinamiche. In queste immagini i corpi sembrano fondersi e mutare continuamente, dando vita a un universo visivo in cui nulla è stabile e ogni forma può diventare qualcos’altro».

Rispondere allo spazio
Metamorphoses. L’arte che trasforma propone quindi una suggestiva riflessione sulla trasformazione attraverso un dialogo continuo fra le tradizioni orientali e occidentali. Lo spazio che la ospita è il risultato di una stratificazione storica che offre uno sfondo suggestivo e simbolico all’esplorazione di Wu Jian’an sul cambiamento, la continuità e la reinvenzione.
«La prima volta che sono stato qui ho provato un’emozione molto viva – ha raccontato l’artista in occasione della presentazione della mostra alla stampa – Sono stato subito colpito da questo spazio così ambizioso, ma non solo per le dimensioni. Non è uno spazio vuoto, c’è una pesantezza che si avverte: una pesantezza che arriva dalla sua storia millenaria in cui si sente una sorta di respiro. All’inizio ero molto nervoso. Mi chiedevo: come posso rispondere a questo spazio?».

Incontro fra civiltà
Una domanda alla quale Wu Jian’an pare aver risposto mettendo a confronto l’energia creativa della Cina contemporanea con il patrimonio della Roma imperiale.

Creando un suggestivo dialogo tra civiltà, materiali e visioni artistiche che abbracciano millenni.
Per saperne di più
Wu Jian’an, Metamorphoses L’arte che trasforma
Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano
Via Enrico de Nicola, 78, 00185 Roma
Fino al 17 maggio. Aperto da martedì a domenica, ore 9.00 – 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)
www.museonazionaleromano.beniculturali.it























