Jorge Luis Borges sognava spesso di trovarsi nel mezzo di un labirinto. Difficile immaginare in quali e quante sorprendenti forme quest’architettura si sia manifestata nelle sue notti, ma è possibile ipotizzare che il perdersi per lui più che un sogno rasserenante si sia trasformato nel tempo in un incubo ricorrente.

Una vera ossessione diventata un argomento centrale nella sua poetica, metafora della perplessità dell’uomo di fronte al mistero del mondo, nonché dell’avventura della conoscenza che non ha fine.
Un sogno diventato architettura
Quando si arriva al Labirinto della Masone a Fontanellato, in provincia di Parma, il primo pensiero va proprio a Jorge Luis Borges. Questa meravigliosa architettura costruita nella campagna parmense, da esperienza immaginaria, letteraria, onirica e solitaria è diventata un’esperienza fisica e condivisa con altre persone grazie alla promessa di costruire un labirinto fatta da Franco Maria Ricci – editore, collezionista e bibliofilo – allo scrittore argentino nel 1977.

L’ossessione che prende forma
Dal 2015, dunque, in Italia esiste un luogo che dà concretezza all’ossessione dello scrittore argentino che pensava che il labirinto fosse «un edificio costruito per confondere gli uomini». Confusione non per forza negativa se si pensa che confondendo gli animi il perdersi può condurre verso il brio dell’imprevisto.
È una vertigine che può esaltare le coscienze perché quando si smarrisce la strada si è costretti a trovare soluzioni inattese, insolite, nuove. Se tutto nella vita diventa prevedibile, non ci si sorprenderebbe più. Borges osserva, infatti, che lo stupore è l’unica emozione capace di rinnovarsi in eterno.

Progetto da sogno
«Sognai per la prima volta di costruire un labirinto circa trent’anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Il labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti; e le traiettorie che i suoi passi esitanti di cieco disegnavano intorno a me mi facevano pensare alle incertezze di chi si muove fra biforcazioni ed enigmi. Credo che guardandolo, e parlando con lui degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione del progetto che oggi ho portato a termine». Sono parole di Franco Maria Ricci, amante dell’effimero, uomo capace di scovare la bellezza e convinto che nella bellezza ci sia la salvezza dell’uomo.

Il bambù come materia prima
Tra le sue tante passioni, Ricci amava la pianta del bambù perché, spiegava, «si tratta di una pianta straordinaria che non ha malattie, non si spoglia d’inverno, purifica l’aria dall’anidride carbonica come da Protocollo di Kyoto e non provoca disastri in caso di tifoni o trombe d’aria».
Ricci, scomparso nel 2020 a 82 anni, aveva piantato un giardino di bambù sulle terre che circondavano la sua casa di campagna a Fontanellato. «Sino a quel momento il bambù non aveva alcun rapporto col labirinto; poi un giorno ebbi una folgorazione: quella pianta mi offriva la materia prima ideale per costruirlo».

Otto ettari di cultura e natura
Così, dopo molti anni di lavoro, è nato il Labirinto della Masone realizzato insieme agli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto su una superficie di oltre otto ettari e composto da più di 300mila piante di bambù. L’invito ai visitatori è quello di perdersi nella cultura e nell’arte e di gioire del contatto con la natura e la bellezza, un percorso esaltante che prosegue all’interno della costruzione principale della struttura dove è possibile visitare la collezione d’arte permanente di Franco Maria Ricci, circa cinquecento pezzi eccentrici e raffinati che attraversano cinque secoli di storia dell’Arte.

Mostre tra varchi e confini
Dopo la consueta pausa invernale, pochi giorni fa il Labirinto della Masone ha riaperto le sue porte e sono tante le mostre da poter visitare oltre al labirinto. Resterà aperta fino all’8 marzo Knock Knock Knock. Guardiani di ferro dalla collezione Cesati, una mostra che affronta il tema simbolico del “varco” o del “passaggio” e presenta 65 picchiotti da porta, straordinari manufatti in ferro provenienti dalla collezione Cesati in dialogo con le immagini di porte e portoni ritratti dal fotografo Massimo Listri. Un binomio che rafforza l’idea che lega i battenti antichi al concetto di limite o confine.
Art Déco in mostra
Dal 28 marzo al 28 giugno, invece, sarà visitabile Erté. Lo stile è tutto a cura di Valerio Terraroli e organizzata da Elisa Rizzardi, che offre un’ampia rilettura dell’opera di Erté (al secolo Romain de Tirtoff), uno dei massimi esponenti dell’Art Déco nel mondo, restituendone la complessità e la modernità e proponendo una selezione della vasta produzione dell’artista, con particolare attenzione alle opere realizzate tra gli anni ‘10, ‘20 e ‘30, considerato il periodo più originale e fortunato della sua lunga attività.

Il fumetto incontra Borges
Nell’autunno 2026 il Labirinto della Masone ospiterà uno dei più famosi fumettisti italiani, Milo Manara, che racconterà la sua personale visione del tema del labirinto e della figura di Borges. Per l’inusuale occasione gli incontri del Labirinto saranno legati al tema dell’illustrazione e del fumetto, genere già celebrato da Franco Maria Ricci nel 1975 con il volume L’Histoire d’O (illustrato da Guido Crepax) e di nuovo protagonista con la pubblicazione di una graphic novel dedicata all’editore e al suo labirinto.
Tutto con le illustrazioni di Guido Fuga e la sceneggiatura di Antonio Fernandez Ferrer.
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