Alla ricerca del buio perduto: un uomo osserva un cielo stellato
Foto: Jordan Fox

Alla ricerca del buio perduto. Perché abbiamo spento la notte e come ritrovarla

Quelle in cui stiamo entrando, fino al solstizio d'inverno, sono le notti più lunghe dell’anno. Ma quanto possiamo godere dell'oscurità che ci regalano? Cause, effetti e rimedi al fenomeno dell'inquinamento luminoso
10 Dicembre, 2025
5 minuti di lettura

Quelle in cui stiamo entrando sono le notti più lunghe dell’anno. E con il solstizio del 21 dicembre la durata del buio raggiungerà il proprio massimo, vale a dire 14 ore e 50 minuti. Non a caso in questo periodo si celebra la festa di Santa Lucia del 13 dicembre e lo stesso Natale eredita l’antico rito romano del “Sol invictus”.

Santa Lucia e Dante in un’illustrazione di Gustave Doré. Foto: Wikipedia

Quando la nostra stella, come dimostra la rappresentazione dell’analemma, dopo aver raggiunto il punto più basso ricomincia a salire nel cielo e le ore di luce che si allungano.

Luce sprecata

Ma quanto sono davvero buie le nostre notti? Meno di quanto immaginiamo. Perché una delle forme di inquinamento ancora troppo sottovalutata è quella causata dall’eccessiva illuminazione, con punti luce mal orientati e troppo potenti e a volte del tutto inutili e molto dispendiosi.

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Le conseguenze, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non impattano solo sulla bellezza dei cieli notturni e sulla ricerca astronomica, ma anche sulla salute umana e sulla tutela della biodiversità, animale e vegetale.

Un inquinamento che si può invertire

Eppure, questa forma di impatto ambientale ha una fondamentale positiva caratteristica: è reversibile. Se spegnessimo le luci inutili, se orientassimo in modo corretto quelle necessarie e se usassimo la potenza in modo adeguato si genererebbero da subito benefici per l’ambiente, per l’uomo, per la ricerca, per il paesaggio e per l’economia. In altri termini, in nessuna altra forma di inquinamento gli interventi mitigativi sarebbero in grado di restituirci risultati così importanti e immediati.

Alla ricerca del buio perduto: Le luci della pianura viste dal Monte Grappa, Cismon (Vi).
Le luci della pianura viste dal Monte Grappa, Cismon (Vi). Foto: Emanuele Canton

Cieli giallastri

In estrema sintesi, l’inquinamento luminoso consiste nella modifica artificiale dei livelli di luce rispetto a quelli naturali. La dispersione di luce artificiale verso l’alto riflessa e rifratta dall’atmosfera (ovvero deviata in innumerevoli direzioni) crea un fondo luminoso che nasconde tutti gli oggetti del cielo notturno e dà quel tipico effetto di cielo arancione o giallastro sopra le aree urbanizzate. Ma anche le illuminazioni rivolte correttamente verso il basso, se eccessive, possono causare inquinamento luminoso a causa della riflessione della luce da parte del piano strada o dei tetti delle case.

Via Lattea, addio

Le cause risiedono, come è facile comprendere, nella grande diffusione delle aree urbane dove strade, infrastrutture varie, centri commerciali e aree residenziali – in mancanza o in una non applicazione delle norme esistenti o in una emanazione di regolamenti inadatti – hanno portato a una maggiore emissione di luce notturna verso l’alto. Secondo lo studio Il nuovo atlante mondiale della luminosità artificiale del cielo notturno oltre l’80% della popolazione mondiale vive in aree con cieli ad elevato grado di inquinamento luminoso e oltre un terzo non è più in grado di godere della vista della Via Lattea. Inoltre, le analisi satellitari hanno mostrato che nel quadriennio 2012-2016 la superficie illuminata in modo artificiale è cresciuta al ritmo vertiginoso di +2,2% annuo indicando una preoccupante tendenza all’incremento del fenomeno.

Alla ricerca del buoi perduto: Modelli geografici nelle variazioni dell'illuminazione artificiale
Modelli geografici nelle variazioni dell’illuminazione artificiale. Fonte: “Artificially lit surface of Earth at night increasing in radiance and extent”, Novembre 2017, “Science Advances”

Ritmi biologici e ciclo naturale

La vita, per come la conosciamo, si è evoluta e strutturata anche in funzione di una peculiarità del nostro pianeta: l’alternanza del giorno e della notte. La stragrande maggioranza delle specie non sarebbe in grado di sopravvivere se scomparisse la notte, come purtroppo potrebbe succedere con il progredire del fenomeno dell’inquinamento luminoso.

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L’orologio biologico che regola sonno, attività, nutrizione, riproduzione, caccia (il cosiddetto ritmo circadiano) è profondamente inciso dall’inquinamento luminoso: negli animali si riduce la produzione di melatonina (l’ormone che regola anche il buon sonno) mentre nelle piante l’eccessiva illuminazione notturna può interferire con in processi fotosintetici.

Foto: Marcella Giulia Pace / Unione astrofili italiani

Effetti sugli ecosistemi

A solo titolo di esempio, si consideri che molti insetti notturni, gli uccelli migratori, le tartarughe marine neonate usano la luce stellare per orientarsi; inoltre, la luce artificiale notturna altera l’equilibrio predatorio, favorendo appunto alcuni predatori in modo innaturale con conseguenze sul corretto equilibrio tra specie in competizione. Come prima semplice reazione, molte specie sono costrette ad abbandonare le aree eccessivamente illuminate con una importante e pericolosa perdita di biodiversità.

Le conseguenze per la nostra salute

Anche nell’uomo, l’eccessiva luce notturna può alterare il ritmo sonno – veglia con effetti sul sonno (difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti), alterando gli equilibri ormonali e metabolici (aumento del rischio di malattie cardiovascolari) e incidendo sul benessere psicologico (con aumento di ansia e stress). Non meno importanti sono poi gli effetti di una eccessiva illuminazione sulla bellezza dell’ambiente in cui viviamo e sulla salubrità: perdita della possibilità di ammirare un cielo stellato, subire consumi energetici eccessivi, vivere in aree urbane così stressate dalla continua illuminazione da avere la sensazione dell’assenza del periodo di giusto riposo.

Foto: Getty Images

Stelle da ritrovare

Oltre agli impatti ambientali e sanitari, l’inquinamento luminoso provoca indubbi disagi anche all’osservazione astronomica, sia professionale che amatoriale. Ma mentre gli osservatori dei grandi centri di ricerca possono avvalersi di strutture ubicate in aree remote del pianeta (come le alte cime delle Ande) o addirittura utilizzare i telescopi in orbita, le attività condotte dagli innumerevoli osservatori amatoriali sono fortemente penalizzate e a volte addirittura inibite, con danni sia alla ricerca in senso stretto (si consideri che spesso nuovi corpi celesti, come gli asteroidi, sono individuati proprio dalla osservazione condotta da astrofili) sia alla divulgazione scientifica.

Più norme e controlli

Come si accennava in apertura, l’inquinamento luminoso è l’unica forma di impatto ambientale reversibile, ma occorre dotarsi di normative adeguate (e in Italia la materia è demandata alle Regioni), controllare il territorio affinché sia le illuminazioni pubbliche che private siano rispettose del nostro cielo e monitorare l’efficacia delle leggi.

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Una luce indirizzata correttamente potrebbe contribuire meglio allo scopo per la quale è installata (illuminare il suolo stradale, ad esempio), evitando inutili dispersioni verso l’alto che, oltre a contaminare l’atmosfera comportano, sprechi economici ed energetici considerevoli.

Foto: Getty Images

Le iniziative internazionali per la tutela del cielo

Sono sorte, nel tempo, molte iniziative sia a livello locale che internazionale, per informare i cittadini e combattere l’inquinamento luminoso; e, a tal proposito, vale la pena citare il lavoro incessante che dal 1988 conduce la Dark-Sky Association. In particolare, questa associazione gestisce il programma “International Dark Sky Places”, che ha l’obiettivo di conservare parchi, riserve, comunità e altri luoghi in tutto il mondo che hanno cieli notturni eccezionalmente scuri.

La notte come bene comune

La luce artificiale è sicuramente una delle conquiste del progresso umano: ha migliorato la sicurezza notturna e alimentato il dinamismo della vita moderna. Tuttavia, come in tutte le attività umane, l’eccesso e l’uso improprio di questa conquista tecnologica sta producendo danni ambientali, sprechi energetici e deturpazione ambientale. Il cielo stellato è un bene comune, ma soprattutto è un patrimonio indisponibile. E, purtroppo, con l’inquinamento luminoso ne stiamo abusando.

Foto: Andre Moura / Pexels

Riscoprire la bellezza della notte non significa rinunciare alla luce, ma imparare a usarla con saggezza e rispetto.

Mielizia

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Riccardo Viselli
Riccardo Viselli
Riccardo Viselli è geologo e divulgatore scientifico. Sul blog "Scienze Forum" pubblica articoli inerenti al monitoraggio e allo studio dei terremoti dell'Appennino Centrale, al cambiamento climatico e all’economia circolare. Ha scritto diversi saggi su bonifiche ambientali, cambiamento climatico, terremoti, rischio sismico, economia circolare e astronomia amatoriale. Lavora come geologo ambientale nel campo della gestione dei rifiuti da oltre vent'anni ed è autore di cinque romanzi gialli ambientati in un piccolo borgo della Ciociaria. Con uno di questi si è aggiudicato il Premio letterario nazionale “Il borgo italiano” nel 2020.
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