Squadre di difesa civile palestinesi cercano vittime tra le macerie. Cinque persone, tra cui bambini, sono state uccise in un attacco aereo israeliano a Khan Younis. Gaza, 3 dicembre 2025.
Squadre di difesa civile palestinesi cercano vittime tra le macerie a a Khan Younis. Cinque persone, tra cui bambini, sono state uccise in un attacco aereo israeliano. Gaza, 3 dicembre 2025. Foto: Difesa civile palestinese/UPI-Alamy Live News

Dal Green Deal al War Deal. La deriva bellica che travolge clima e diplomazia

Le violazioni al cessate il fuoco in Palestina, gli attacchi in Libano. E la corsa agli armamenti dell'Ue, a sostegno dell'Ucraina. La cooperazione internazionale arretra mentre crescono crisi umanitarie e investimenti militari, in barba alla transizione climatica
15 Dicembre, 2025
4 minuti di lettura

Non si fermano gli attacchi di Israele nei confronti dei palestinesi. Nonostante i discorsi su tregua e pace, la Striscia di Gaza continua a essere teatro di morte per gli inermi. Almeno 367 palestinesi sono stati uccisi dal giorno della tregua dell’11 ottobre. Un bilancio drammatico che riguarda anche l’informazione.

Rappresentazione grafica
Fonte: Reportes senza frontiere

Secondo Reporters senza frontiere, infatti, sono 67 i giornalisti uccisi nel mondo in un anno, di cui quasi la metà nella Striscia di Gaza, «sotto il fuoco delle forze israeliane».

Le violazioni al cessate il fuoco

Il governo israeliano fa sapere che si tratta di obiettivi militari e di terroristi, come nel caso del Libano, dove si concentrano gli attacchi aerei contro Hezbollah. Poco è cambiato dal cessate il fuoco concordato a novembre 2024. Il Ministero della Salute libanese segnala almeno 335 morti e 973 feriti in oltre mille attacchi israeliani da quella data. L’esercito israeliano non ha rispettato pienamente i termini del cessate il fuoco, che prevedevano il ritiro completo dal Libano meridionale entro gennaio 2025.

Collasso sanitario

Da Gaza, Giorgio Monti, coordinatore medico della Clinica Emergency, ha spiegato che si registra il più alto numero al mondo di bambini amputati pro capite. «È raddoppiato il numero di disabili nella Striscia: oltre 40.000 persone avranno danni permanenti, 24.000 avranno bisogno di riabilitazione, protesi e cure. I centri di riabilitazione sono stati tutti distrutti, molti medici sono stati uccisi». E ha aggiunto: «La situazione è sostanzialmente la stessa di mesi fa.

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Abbiamo meno bombe, che non significa assenza di bombe, ma non ci sono gli ospedali, non c’è cibo, l’acqua pulita è un bene prezioso. Per intenderci: nella nostra clinica non abbiamo le garze, stiamo tagliando in quattro quelle rimaste per farle durare di più. La situazione è ancora drammatica».

Netanyahu, Trump e il no allo Stato palestinese

Intanto, in occasione della prima visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz a Tel Aviv, Benjamin Netanyahu ha ribadito la sua posizione: «Non creeremo uno Stato palestinese alle nostre porte, il cui unico scopo è quello di distruggere l’unico e solo Stato ebraico». Bibi, sotto processo dal 2020 con accuse di corruzione, frode e abuso di potere, ha annunciato di non voler abbandonare la politica. E attende la grazia del presidente delle Repubblica israeliano. Una grazia che trova il consenso di Donald Trump, pronto a incontrarlo e ad ospitarlo il 29 dicembre negli Usa.

Il tramonto del diritto internazionale

In questo scenario, la forza del diritto internazionale appare sempre più lontana. La cooperazione tra gli Stati europei per una pace globale è ormai un progetto del passato. Si è imposta, infatti, la logica della difesa dei confini e il ritorno all’egoismo degli Stati-nazione. Con ciò, si è persa una grande occasione di coesistenza pacifica, ovvero la creazione di una nuova economia che avrebbe dovuto favorire la lotta ai cambiamenti climatici.

La guerra fa mercato

Invece, dal sogno del Green Deal si è passati in pochi anni al War Deal, complice la difficoltà a costruire anche un accordo di pace sul fronte ucraino. Lo confermano i continui piani di investimento degli Stati in armi. Per fare un esempio, la Germania ha confermato l’acquisto di sistemi di difesa antiaerea Arrow 3 da Israele: un investimento di 3,6 miliardi di euro che si completerà entro il 2030.

Il ritorno della leva militare in Europa

A questi numeri si aggiungono gli annunci da parte dei governi europei sul rilancio del servizio di leva. Lo scorso novembre il presidente francese Emmanuel Macron ha proclamato l’istituzione di un servizio nazionale volontario e «puramente militare» di dieci mesi a partire dall’estate 2026. Il motivo? «In questo mondo incerto, dove la forza fa il diritto e la guerra è una realtà presente, la nostra nazione non ha il diritto di temere, farsi prendere dal panico, essere impreparata o divisa».

Il sostegno all’Ucraina secondo Kaja Kallas

Per l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, bisogna sostenere il presidente Volodymyr Zelens’kyj: «Il costo del sostegno all’Ucraina è nulla in confronto a una guerra di larga scala che dovremmo affrontare sul nostro territorio. L’Ue ha una leva economica, ma va usata. Proprio per questo dobbiamo usare i prestiti di riparazione».

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E ha poi aggiunto, in audizione presso la Commissione Esteri al Parlamento europeo: «Queste saranno decisioni collegiali, come si usa in Europa. Ma dare fondi all’Ucraina non prolunga la guerra, la aiuta a difendersi. Putin finge che l’Europa sia l’ostacolo alla pace, quando nulla potrebbe essere più lontano dalla verità». In altre parole, ci si prepara alla guerra: si teme e si costruisce un nemico esterno e interno (in quest’ultimo caso è forte la repressione del dissenso).

Sicurezza contro transizione

Dopotutto, anche le interrogazioni parlamentari europee vanno nella stessa direzione. Di recente una coalizione composta da conservatori (Ecr), esponenti popolari (Ppe), liberali (Re) e verdi (V/Ale) ha chiesto «che i fondi attualmente stanziati nell’ambito del Green Deal europeo o delle iniziative di transizione climatica venissero parzialmente riassegnati per rafforzare la sicurezza e la difesa dell’Europa, dato che, senza sicurezza, non è possibile raggiungere gli obiettivi strategici a lungo termine dell’Ue».

Le parole di Carlo Rovelli

Sono allora particolarmente efficaci e attuali le parole di Carlo Rovelli nell’introduzione al Report Economia Armata 2024: «La catastrofe climatica è già in corso, e le contromisure che stavamo iniziando a prendere sono già state accantonate, messe in secondo piano dall’urgenza di litigare. Il mondo scivola inesorabilmente verso un’altra delle sue periodiche catastrofi: quando gli esseri umani si massacrano l’un l’altro, pieni di ardore, convinti da ogni parte di essere nel giusto, dalla parte del vero Dio, della Democrazia, della Santa Patria, tutti convinti che gli aggressori, i cattivi, siano gli altri».

Occidente al bivio

In un mondo in cui molti Stati hanno perso la supremazia economica, risultato di politiche coloniali, si avverte la necessità di adattarsi a una nuova geografia globale. Tuttavia, aggiunge Rovelli:

Dal Green Deal al War Deal: il fisico Carlo Rovelli
Il fisico Carlo Rovelli. Foto: Wikimedia

«Quello di cui il pianeta ha bisogno oggi sono teste fredde, capaci di pensare globalmente, di pensare all’interesse comune, ai pericoli comuni, di calmare il gioco che si sta facendo sempre più pericoloso per tutti».

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Servono leader ragionevoli, aggiunge il fisico, che sappiano trovare soluzioni pacifiche ai conflitti: «La maggior responsabilità è sulle spalle dell’Occidente, che deve decidere se accettare la rinegoziazione dell’equilibrio del potere globale, resa inevitabile dalla diffusione della prosperità nel mondo, o rimanere arroccato alla sua attuale posizione di predominio».

Mielizia

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.
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