La tratta transatlantica degli schiavi provenienti dall’Africa è stata ieri oggetto di una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu. Una risoluzione promossa dal Ghana a nome del gruppo africano, che l’ha riconosciuta come «il più grave crimine contro l’umanità». Centroventitre i voti a favore, 52 le astensioni e soltanto tre i voti contrari: di Stati Uniti, Israele e Argentina.
Fra gli astenuti, il Regno Unito e i 27 Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa.
Cosa dice il testo
La risoluzione dichiara che «la tratta di africani ridotti in schiavitù e la schiavitù razziale degli africani rappresentano il più grave crimine contro l’umanità, per la sua definitiva rottura con la storia mondiale, la sua portata, la sua durata, la sua natura sistemica, la sua brutalità e le sue conseguenze durature che continuano a strutturare la vita di tutte le persone attraverso regimi razziali di lavoro, proprietà e capitale».

Sfruttamento di risorse
Per la Presidente dell’Assemblea, Annalena Baerbock, «la tratta degli schiavi e la schiavitù rappresentano un affronto ai principi stessi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nate, in parte, da queste ingiustizie del passato». I paesi delle persone ridotte in schiavitù , inoltre, hanno perduto intere generazioni che avrebbero potuto contribuire alla loro prosperità.
Un’eredità di disuguaglianza e razzismo
«Ora dobbiamo rimuovere le barriere persistenti che impediscono a così tante persone di origine africana di esercitare i propri diritti e di realizzare il proprio potenziale», ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres. Guterres ha anche esortato ad affrontare le durature eredità di disuguaglianza e razzismo lasciate dalla schiavitù.
Il no degli Usa alla giustizia riparativa
Gli Stati Uniti hanno contestato che fatti accaduti tra il XV e il XIX secolo possano essere considerati violazioni di norme del diritto attuale, e che esista un diritto legale alle riparazioni per eventi che, all’epoca, non erano illegali. Gli Usa hanno respinto il concetto di “giustizia riparativa” e sollevato dubbi su chi dovrebbe beneficiare di eventuali misure riparative. Tra le altre critiche, l’idea di stabilire una gerarchia tra i crimini contro l’umanità.

L’astensione europea
Anche l’Ue, la cui dichiarazione è stata presentata da Gabriella Michaelidou, vice rappresentante permanente di Cipro alle Nazioni Unite, ha contestato la gerarchia tra crimini dell’umanità presente nel testo. Tra le ragioni principali dell’astensione, i riferimenti incompatibili con il diritto internazionale, in particolare riguardo la non retroattività delle norme.
Anche le richieste di riparazione per l’Ue sono “prive di una solida base giuridica”. Come gli Usa, l’Ue ha criticato il processo negoziale, come poco aperto a “commenti costruttivi”.
La risposta dei promotori
Il ministro degli Esteri del Ghana, Samuel Okudzeto Ablakwa, rispondendo alla stampa, ha invece evidenziato come la risoluzione sia il risultato di mesi di consultazioni globali, con il coinvolgimento di esperti, storici e accademici da tutto il mondo. Il Ghana insiste che la richiesta non sia di pagamento agli Stati, ma di strumenti per contrastare le conseguenze della schiavitù: fondi per l’istruzione e l’imprenditoria, programmi di sviluppo, restituzione di beni culturali sottratti.

«Non vogliamo trarre profitto ma affrontare le disuguaglianze strutturali».



















