L'Onu approva la risoluzione sulla tratta degli schiavi
Foto: Un web tv

“La tratta degli schiavi è il più grave crimine contro l’umanità”. L’Onu approva la risoluzione

In tempi di diritti umani derubricati, un atto di grande forza simbolica dell'Assemblea Generale. Che apre alla giustizia riparativa. Con i voti contrari di Usa, Israele e Argentina e l'astensione dell'Ue
26/03/2026
2 minuti di lettura

La tratta transatlantica degli schiavi provenienti dall’Africa è stata ieri oggetto di una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu. Una risoluzione promossa dal Ghana a nome del gruppo africano, che l’ha riconosciuta come «il più grave crimine contro l’umanità». Centroventitre i voti a favore, 52 le astensioni e soltanto tre i voti contrari: di Stati Uniti, Israele e Argentina.

Fra gli astenuti, il Regno Unito e i 27 Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa.

Cosa dice il testo

La risoluzione dichiara che «la tratta di africani ridotti in schiavitù e la schiavitù razziale degli africani rappresentano il più grave crimine contro l’umanità, per la sua definitiva rottura con la storia mondiale, la sua portata, la sua durata, la sua natura sistemica, la sua brutalità e le sue conseguenze durature che continuano a strutturare la vita di tutte le persone attraverso regimi razziali di lavoro, proprietà e capitale».

Annalena Baerbock
Annalena Baerbock. Foto: Un Web Tv

Sfruttamento di risorse

Per la Presidente dell’Assemblea, Annalena Baerbock, «la tratta degli schiavi e la schiavitù rappresentano un affronto ai principi stessi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nate, in parte, da queste ingiustizie del passato». I paesi delle persone ridotte in schiavitù , inoltre, hanno perduto intere generazioni che avrebbero potuto contribuire alla loro prosperità.

Un’eredità di disuguaglianza e razzismo

«Ora dobbiamo rimuovere le barriere persistenti che impediscono a così tante persone di origine africana di esercitare i propri diritti e di realizzare il proprio potenziale», ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres. Guterres ha anche esortato ad affrontare le durature eredità di disuguaglianza e razzismo lasciate dalla schiavitù.

Il no degli Usa alla giustizia riparativa

Gli Stati Uniti hanno contestato che fatti accaduti tra il XV e il XIX secolo possano essere considerati violazioni di norme del diritto attuale, e che esista un diritto legale alle riparazioni per eventi che, all’epoca, non erano illegali. Gli Usa hanno respinto il concetto di “giustizia riparativa” e sollevato dubbi su chi dovrebbe beneficiare di eventuali misure riparative. Tra le altre critiche, l’idea di stabilire una gerarchia tra i crimini contro l’umanità.

i voti
UN Photo/Manuel Elías

L’astensione europea

Anche l’Ue, la cui dichiarazione è stata presentata da Gabriella Michaelidou, vice rappresentante permanente di Cipro alle Nazioni Unite, ha contestato la gerarchia tra crimini dell’umanità presente nel testo. Tra le ragioni principali dell’astensione, i riferimenti incompatibili con il diritto internazionale, in particolare riguardo la non retroattività delle norme.

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Anche le richieste di riparazione per l’Ue sono “prive di una solida base giuridica”. Come gli Usa, l’Ue ha criticato il processo negoziale, come poco aperto a “commenti costruttivi”.

La risposta dei promotori

Il ministro degli Esteri del Ghana, Samuel Okudzeto Ablakwa, rispondendo alla stampa, ha invece evidenziato come la risoluzione sia il risultato di mesi di consultazioni globali, con il coinvolgimento di esperti, storici e accademici da tutto il mondo. Il Ghana insiste che la richiesta non sia di pagamento agli Stati, ma di strumenti per contrastare le conseguenze della schiavitù: fondi per l’istruzione e l’imprenditoria, programmi di sviluppo, restituzione di beni culturali sottratti.

Foto: YouTube, @unitednations

«Non vogliamo trarre profitto ma affrontare le disuguaglianze strutturali».

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Giornalista pubblicista. Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel no profit. Per 15 anni si è occupata di comunicazione e progettazione formativa nell’ambito del consumo critico. Dal 2016 crea contenuti online e interventi formativi per progetti, enti, associazioni.
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