«Israele deve rilasciare immediatamente e senza condizioni Saif Abukeshek e Thiago de Avila, membri della Global Sumud Flotilla, che sono stati arrestati in acque internazionali e portati in Israele, dove continuano a essere detenuti senza accusa». Questa la dichiarazione, uscita poche ore fa, di Thameen Al-Kheetan, portavoce dell’Alto Commissariato per i diritti umani.
Prove segrete
I due attivisti hanno visto oggi respinto il ricorso presentato dagli avvocati di Adalah, centro legale palestinese non profit in Israele. Saif Abukeshek e Thiago de Avila rimarranno quindi detenuti fino a una prossima udienza il 10 maggio.
Si tratta della seconda proroga messa in atto dal tribunale israeliano. Come spiega Adalah, la decisione del tribunale si basa in parte su “prove segrete” che gli avvocati non sono stati autorizzati a visionare.
Sciopero della fame
Mentre proprio oggi si è spenta, in Brasile, la madre di Avila dopo una lunga malattia, entrambi gli attivisti stanno entrando nel loro settimo giorno di sciopero della fame. Abukeshek rifiuta ora anche l’acqua per protestare contro un procedimento giudiziario che il suo team legale definisce “illegale e irragionevole”.
Indagare sui maltrattamenti
«Non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che ne ha un disperato bisogno» continua il comunicato dell’Alto Commissariato per i diritti umani. «Le inquietanti testimonianze di gravi maltrattamenti subiti da Abukeshek e Avila devono essere indagate e i responsabili devono essere assicurati alla giustizia».
Porre fine al blocco di Gaza
«Chiediamo la fine dell’uso da parte di Israele della detenzione arbitraria e di una legislazione antiterrorismo vaga e generica, incompatibile con il diritto internazionale in materia di diritti umani», chiude infine il comunicato dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani. «Israele deve inoltre porre fine al blocco di Gaza e consentire e facilitare l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia palestinese assediata, in quantità sufficienti».
La posizione delle istituzioni
Ieri era stato Lula dal Brasile a richiedere a Israele il rilascio degli attivisti, unendosi allo spagnolo Sanchez. Le istituzioni italiane descrivono la missione della Global Sumud Flotilla “propaganda a basso rischio”, o tacciono, mentre il ricorso urgente presentato alla Cedu dal team legale degli attivisti le chiama, di fatto, in causa.
L’abbordaggio era avvenuto, infatti, su nave battente bandiera italiana in acque internazionali, dunque lo Stato italiano aveva obbligo giuridico di protezione.
…e le mobilitazioni dal basso
È attiva una piattaforma che permette di inviare una mail automatica a Spagna, Svezia, Brasile, Grecia: ai Ministeri degli Esteri, alle ambasciate di Tel Aviv competenti, ai difensori civici nazionali, alle commissioni per i diritti umani e gli affari esteri del Parlamento europeo e al Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura e al Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria. Si è attivato anche un mail bombing rivolto alla Farnesina e all’ambasciata italiana a Tel Aviv.
Mentre è partita, come a ottobre, con l’appello dei portuali di Livorno e di Genova, la chiamata allo sciopero generale.



















