La Global Sumud Flotilla è ripartita ieri da Marmaris, in Turchia: direzione Gaza. La missione era arrivata in Turchia domenica 10 maggio, poco dopo il rilascio di Saif Abu Keshek e Thiago Avila.
Dopo qualche ora di pausa e confronto fra gli attivisti, mercoledì la Flotilla, «a seguito delle azioni di pirateria marittima senza precedenti perpetrate dalle Forze di Difesa Israeliane, tra cui il fermo violento e illegale di imbarcazioni in acque internazionali e i casi documentati di tortura e abusi sessuali ai danni di attivisti internazionali», aveva confermato il proseguimento della missione.
Una missione legale
Mentre le imbarcazioni salpavano, il team legale ha rilasciato una dichiarazione che definisce «la natura legale di questo viaggio e le conseguenze per chiunque tenti di ostacolarlo. La missione parte sulla base del fermo principio giuridico che l’assedio in corso a Gaza non è un blocco marittimo legittimo, bensì uno strumento di genocidio e una forma proibita di punizione collettiva. Poiché il blocco mira a negare beni indispensabili alla sopravvivenza dei civili, non può generare poteri di coercizione legittimi nei confronti delle navi civili».
Istituzioni sovranazionali: ultima chiamata
La Flotilla rivendica dunque «il suo diritto al passaggio umanitario e il diritto dei suoi partecipanti a essere liberi da rapimenti, detenzioni arbitrarie o intercettazioni violente in acque internazionali. Questo viaggio rappresenta un esercizio pratico del diritto internazionale di fronte all’inazione governativa. (…) Con la sua navigazione, la Flotilla costringe le istituzioni internazionali a scegliere: difendere lo stato di diritto o rendersi complici di un sistema che subordina gli aiuti salvavita all’approvazione politica».
Le sanzioni europee
Finora il Consiglio esteri a Bruxelles si è accordato, i giorni scorsi, solo sul sanzionare sette coloni israeliani e le loro organizzazioni, più dodici alti dirigenti di Hamas. Nessun passo avanti per bloccare l’importazione di prodotti dalle colonie israeliane, né tanto meno sulle sanzioni ai ministri di Tel Aviv che ne promuovono l’espansione, proposte dalla Svezia.
La mobilitazione della Flotilla di terra
In queste ore, in occasione della giornata di commemorazione della Nakba, lo sfollamento forzato di circa 750mila palestinesi avvenuto nel 1948, prendono il via a livello globale azioni di pressione e protesta. Mentre lo sciopero di lunedì 18 maggio, proclamato dall’Usb, sarà una giornata di mobilitazioni anche «contro la guerra, contro l’economia di guerra e contro la complicità italiana nel genocidio del popolo palestinese».
Saif Abu Keshek parteciperà a Milano il 16 maggio e a Roma lunedì 18.




















