Cambiamento climatico e biodiversità acquatica, gli interventi nel Lago D’Orta

Il Progetto Cusio 2030, dedicato al monitoraggio e alla valorizzazione dell’ecosistema lacustre, ha avviato azioni di ripopolamento con specie autoctone per contrastare la presenza di specie aliene causata dall’aumento delle temperature    
20 Giugno, 2026
2 minuti di lettura

Ripristinare lo stato ecologico del Lago d’Orta, quinto lago del Nord Italia, è l’obiettivo del Progetto Cusio 2030. Avviato nel 2023 dall’Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone, dall’Istituto di Ricerca sulle Acque Irsa – Cnr di Verbania e dall’Associazione Amici del Fermi, con la Provincia di Novara, ha concluso il primo triennio di rilevazioni e azioni di conservazione.

Dai dati raccolti è emerso un incremento, stabile nel tempo, di 2°C nelle temperature delle acque.

I nuovi abitanti del lago

A partire dagli anni ‘70, la temperatura più alta ha favorito la proliferazione di specie aliene invasive in grado di ledere l’ecosistema originale. Tra questi, il gambero rosso della Louisiana e il gambero di fiume americano, hanno trovato un ambiente adatto al loro sviluppo, anche grazie all’assenza di predatori naturali. Il gambero rosso è particolarmente pericoloso: ha popolato in modo incontrollato diversi bacini italiani, depauperandoli sia della componente vegetale (canneto e piante acquatiche) sia delle diverse specie autoctone, poiché si ciba dei medesimi alimenti e trasmette malattie.

Gli interventi di ripopolamento con gli autoctoni

Per contrastare questo problema il Cnr Irsa di Verbania, in collaborazione con le associazioni di pescatori, ha reinserito quattro specie ittiche scomparse da tempo: agone, trota marmorata, luccio italico e pigo, per un totale di 430.000 esemplari tra uova embrionate, avannotti e giovanili. Già nel 2025 erano state posizionate diverse legnaie che hanno permesso ai pesci di nidificare più facilmente e di trovare riparo.

Il gambero rosso killer
Il gambero rosso killer

Biodiversità vegetale

Il monitoraggio della vegetazione sulle zone costiere – che ne attesta qualità e salute – è stato effettuato da un’imbarcazione che ha mappato fino a venti zone di diversa tipologia. In questi ambienti è stata osservata una generale riduzione della presenza di canneti e piante tipiche delle zone umide e un aumento di prati e vegetazione arbustiva, oltre a un maggiore sviluppo di elementi antropici rispetto a una prima indagine risalente al 2021.

Impatto antropico

Un altro segno lasciato dall’attività umana è emerso dalla analisi delle microplastiche in piccoli corsi d’acqua di immissione del lago, la quale ne ha confermato la presenza seppur in quantità sotto la soglia d’allarme, pari ad altri bacini italiani. Si tratta soprattutto di fibre di polietilene e polipropilene, ovvero le plastiche più in uso nell’industria, soprattutto del packaging.

Educare alla tutela della biodiversità

Fondamentale l’attività, gestita da Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone insieme all’associazione “Amici del Fermi”, di educazione alla cittadinanza.

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Gli incontri hanno coinvolto anche scuole del territorio, enti pubblici e privati per promuovere la consapevolezza sulle problematiche del lago e garantire la tutela della biodiversità, anche attraverso il contrasto all’introduzione volontaria di specie invasive, lo sviluppo di normative e un sistema di sorveglianza in punti nevralgici.

Altri monitoraggi

Altri progetti nell’ambito del Contratto di Lago del Cusio, uno dei più partecipati contratti di lago realizzati in Italia, con 140 realtà territoriali coinvolti, hanno reso possibile: installare webcam in punti panoramici attorno al lago, l’uso di una telecamera subacquea visionabile dal pubblico che monitora in tempo reale le attività dei pesci nei siti di nidificazione e il reinserimento della cozza di acqua dolce (grazie al progetto Ris-Orta), con finalità di bio-monitoraggio del livello di inquinamento del lago, in quanto particolarmente reattiva alla presenza di metalli pesanti nell’acqua.

Una salvaguardia permanente

Questo triennio rappresenta la prima parte di un progetto volto a durare nel tempo poiché, come dichiara Pietro Volta, coordinatore del progetto: «Il lago si presenta come un paziente speciale, un ambiente ancora molto delicato che non può essere lasciato a sé stesso. Tanto c’è ancora da fare», per poi ricordare che:

«Un lago che sta bene è una risorsa per tutto il territorio».

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