Il braccio di ferro diplomatico delle ultime settimane fra Trump e Zelens’kyj ha acceso i riflettori intorno a un tema che va ben oltre il perimetro geografico della drammatica crisi militare che si sta consumando da ormai tre anni in Ucraina. È quello delle terre rare e più in generale dei diversi metalli il cui apporto alle economie dei paesi industrializzati sarà sempre più determinante. Stiamo parlando di bauxite, litio, magnesio, grafite, nichel, platino, silicio, titanio, tungsteno.

Tutte sostanze che costituiscono la base della produzione di smartphone, computer e grandi calcolatori, batterie per la transizione energetica, impianti fotovoltaici e così via.
Rischio geopolitico
Come per il caso dell’Ucraina, i grandi produttori mondiali di questi elementi e sostanze sono spesso paesi ad alto rischio geopolitico, perché investiti da crisi politiche, militari e sociali perduranti nel tempo e di difficile risoluzione.
Basti pensare che oltre all’Ucraina, sono produttori di queste materie anche paesi come il Brasile, il Vietnam, il Sudafrica, il Mozambico, la Namibia, il Kenya, la Cina, il Burundi e la Tanzania. Per l’importanza che rivestono nel tessuto industriale e per la difficoltà di approvvigionamento sono pertanto riconosciute come “Materie prime critiche”.
Risorse fra le dita
L’Unione Europea, consapevole della rilevanza di questi elementi, ha emanato recentemente un Regolamento in cui, oltre ad elencarle, dispone che entro il 2030 almeno il 25% dell’approvvigionamento debba essere garantito attraverso il riciclaggio dei rifiuti. Molti di questi materiali, qui sta il paradosso, sono infatti presenti nelle attrezzature che utilizziamo ogni giorno e che, quando smettono di funzionare, entrano nel ciclo dei rifiuti: sono le Apparecchiature elettriche ed elettroniche, ovvero tutti quei dispositivi che per funzionare hanno bisogno di essere alimentati da elettricità e che diventano, in tempi sempre più brevi vista l’obsolescenza programmata, Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee).

Materia in discarica
Purtroppo, almeno in Italia, emerge la necessità di migliorare notevolmente la raccolta differenziata di questa tipologia di rifiuti e il loro successivo trattamento: l’intercettazione dei Raee, infatti, fase propedeutica per il successivo riciclaggio, stenta a decollare. Anzi, il tasso di raccolta dei Raee rispetto alle apparecchiature immesse al consumo è progressivamente diminuito, passando dal 39,5% del 2019 al 30,0% del 2023. Servono perciò interventi importanti sul fronte della raccolta differenziata, attraverso campagne di comunicazione e politiche che facilitino la raccolta soprattutto delle piccole apparecchiature (telefonini, computer, ecc.), quelle più ricche di “Materie prime critiche” che troppo spesso finiscono in discarica.

Ricchezze perdute
Ma questo potrebbe non essere bastare. Occorre infatti migliorare il trattamento e l’estrazione delle “Materie prime critiche” dai Raee. Il primo trattamento dei Raee, infatti, in Italia è ben gestito: si tratta, sostanzialmente, di impianti che effettuano un semplice smontaggio e separazione delle componenti per differenza merceologica, come plastica, vetro, metalli, schede elettroniche, sostanze gassose. Il vero e proprio riciclaggio completo si svolge invece, per il 90% dei materiali preziosi, in paesi esteri, soprattutto Germania, Francia, Olanda e Belgio.

I numero dello spreco
Di fatto, come conferma lo studio di Teha group, esportiamo un valore immenso per mancanza d’impiantistica idonea: l’Italia, nel 2022, ha ceduto rame per 880 milioni di euro, alluminio per 311 milioni di euro, argento per 198 milioni di euro e oro per 67 milioni di euro, solo per citare alcune delle sostanze più importanti. Complessivamente, il valore economico perso è stato pari a oltre 1.600 milioni di euro.
Valore delle prime 10 materie prime seconde esportate dall’Italia nel 2022

I vantaggi possibili
Si tratterebbe, in buona sostanza, di applicare anche a questa tipologia di rifiuti i principi dell’economia circolare secondo i quali vanno appunto “reinseriti” nel processo produttivo tutti i materiali presenti nei beni dismessi, eliminando la discarica e altre forme di smaltimento. Questo, oltre a evidenti vantaggi pratici ed economici, consentirebbe di ridurre o addirittura di eliminare lo sfruttamento delle risorse naturali.
Con gli opportuni interventi su questi due fronti, raccolta differenziata e impiantistica, si stima che una piena attuazione dei principi dell’economia circolare per i Raee in Italia potrebbe soddisfare oltre il 30% del fabbisogno nazionale di “Materie prime critiche” generando un valore economico di oltre 6 miliardi di euro.
Smontando perciò a monte tante ragioni di conflitto e destabilizzazione derivanti dall’economia estrattiva.



















