Nei prossimi mesi sentiremo sempre più parlare dei Pfas sostanze chimiche persistenti che, dopo aver fornito un notevole contributo allo sviluppo delle nostre società, stanno ora presentando un conto ambientale e sanitario che potrebbe essere dirompente. Stiamo parlando di composti a catena lunga e caratterizzati da un forte legame tra gli atomi di carbonio e di fluoro.

E il fatto che siano resistenti alla biodegradazione comporta la concreta possibilità che si accumulino nel suolo, nelle acque e nei viventi, soprattutto i vegetali.
Dove si utilizzano
Grazie ad alcune loro peculiarità, come l’inerzia chimica, l’insolubilità in acqua e l’elevata resistenza termica, i Pfas trovano e hanno trovato largo impiego in un gran numero di settori come l’industria aerospaziale e automobilistica, quella dei semiconduttori e dell’elettronica, della medicina e della farmaceutica, dei processi chimici, dell’architettura moderna, delle energie rinnovabili, dell’elettrificazione dei veicoli e della trasmissione dei dati.
Tossici a fine vita
Ora diventa sempre più chiaro che alcuni di questi possono risultare tossici per la salute umana, ma non nelle condizioni ordinarie di uso, grazie proprio alle loro caratteristiche e come certificato da alcune istituzioni come l’Epa danese, ma quando i prodotti che li contengono giungono al fine vita e devono essere trattati come rifiuti.
In questo caso si può attivare la degradazione in altre tipologie di Pfas potenzialmente pericolosi. Perché un’altra caratteristica di questi composti è la possibilità di generare sostanze secondarie dalla degradazione di quelle primarie.
Obiettivo inertizzare
Secondo un recente studio tedesco risulta che oltre l’80% dei rifiuti contenenti Pfas vengono trattati in impianti di incenerimento e pertanto i lavori della ricerca scientifica, sia con monitoraggi in impianti operativi, sia in impianti pilota, sono concentrati sul determinare l’efficacia del trattamento termico ai fini della loro completa mineralizzazione e inertizzazione; e conseguentemente al fine di ridurre in maniera sensibile i pericoli per l’ambiente e per la salute umana. In altre parole, gli studi stanno cercando di comprendere se il trattamento termico dei rifiuti contenenti Pfas è in grado di offrire un sufficiente coefficiente di sicurezza.
Vai alla mappa interattiva dei Pfas realizzata del Forever Pollution Project

Test in impianto pilota
Un’interessante ricerca è stata recentemente condotta per il Karlsruhe Institute of Technology tramite un impianto pilota gestito dallo stesso istituto: si tratta di un’installazione che riproduce, in scala, quella degli impianti di trattamento maggiormente diffusi in Europa. Più nel dettaglio, i rifiuti contenenti Pfas sono stati sottoposti a incenerimento in due condizioni di temperatura (860°C e 1095°C, vale a dire quelle diffusamente utilizzate per trattare i rifiuti urbani e i rifiuti pericolosi).
Risultati incoraggianti
I risultati sono apparsi piuttosto confortanti visto che è stata registrata la quasi totale mineralizzazione dei Pfas e, almeno a livello di impianto pilota, parrebbe dimostrato che l’incenerimento di fluoropolimeri a temperature tipiche degli inceneritori industriali e urbani europei porta alla loro quasi completa inertizzazione tramite scomposizione nei loro composti primitivi e senza la formazione di ulteriori Pfas dannosi.

Monitoraggio costante
Ma l’attenzione va comunque mantenuta alta, vista la potenziale pericolosità dei Pfas e sono necessari fondamentali sviluppi sia sul fronte delle metodologie analitiche, affinché sia possibile aumentare lo spetto dei composti Pfas rintracciabili, sia perfezionando e ampliando gli studi sul trattamento termico dei rifiuti, anche in impianti di dimensioni industriale, per eventualmente confermare gli incoraggianti risultati che sono stati forniti dalle ricerche laboratoriali e accademiche.
Verso una nuova normativa
Ovviamente, il corretto trattamento dei materiali e dei rifiuti contenenti Pfas dovrà essere affiancato da una profonda revisione normativa per perseguire la prevenzione dell’utilizzo di questi composti nel futuro prossimo.
Ed è in questa ottica che a livello comunitario e nazionale ormai da tempo si sta valutando d’introdurre divieti all’utilizzo di Pfas nell’industria.



















