Documentario, film e grande spot pubblicitario insieme, Brunello, il visionario garbato porta la firma di Giuseppe Tornatore, che ha all’attivo oltre che un premio Oscar, per Nuovo Cinema Paradiso, svariate celebri pubblicità (come le molte di ambientazione siciliane girate per Dolce&Gabbana) e un fortunato – e toccante – docufilm dedicato a Ennio Morricone (Ennio del 2021).

Linguaggi e volti in scena
Stavolta il regista siciliano è stato chiamato a raccontare la vita dello stilista Brunello Cucinelli con un intreccio di linguaggi: «Non soltanto il modello del documentario canonico che si nutre di testimonianze e materiali d’archivio vari, inclusa l’intima rievocazione del protagonista stesso, ma anche lo schema dell’opera cinematografica a soggetto basata sulla messa in scena dei capitoli più significativi di un film che forse non esiste, o forse sì», come ha scritto lui stesso nelle note di regia. Così, all’imprenditore umbro in persona si alternano a dargli un volto ora Saul Nanni (Brunello adulto), ora Francesco Carnevale (Brunello a 7 anni), ora Francesco Ferroni (Brunello a 15 anni).
Sfida simbolica
Tornatore, in questo lavoro che gli è costato due anni («All’inizio ho preso le distanze, ero restio, mi sono defilato, ma lui, credetemi riesce sempre ad ottenere quello che vuole», ha detto alla stampa durante la conferenza che si è tenuto al Teatro dell’Opera di Roma), immagina una partita a carte giocata da Brunello con un misterioso antagonista.

Dall’infanzia contadina al successo globale
Durante il gioco scorre il racconto della sua esistenza – impreziosito dalle musiche di Nicola Piovani (un Oscar anche lui, per la colonna sonora de La vita è bella) – dall’infanzia contadina nella campagna di Castel Rigone (Pg) fino al miracolo del marchio omonimo, eccellenza italiana che continua a crescere nonostante la crisi della moda: dai conigli d’angora, che pettinava da bambino nell’aia di casa, per ottenerne la lana, alle capre Hircus, che da millenni abitano gli altipiani della Mongolia.
L’angora e l’intuizione del colore
E vale forse la pena, in questa sede, sottolineare come sia ad un’altra celebre umbra che si deve la commercializzazione della lana d’angora, quella Luisa Spagnoli, imprenditrice che diede i natali alla Perugina (fu lei a creare il famosissimo Bacio), che conosciuta l’angora a Parigi cominciò ad allevare i conigli presso una sua residenza. Bastava staccare dolcemente il pelo senza tosatura né taglio per ottenere una lana pregiata. È stata di un giovane Cucinelli, invece, l’intuizione di colorare il cachemire, altrettanto pregiata fibra tessile ottenuta dal pelo di una capra e dare vita a una moda casual di lusso.

Dal “quiet luxury” al “gentle luxury”
Nel corso di quasi cinquant’anni di carriera, ha così perfezionato l’arte del “quiet luxury”, quel lusso sussurrato fatto di capi di qualità e prezzi elevati, dal fascino discreto, realizzati con materiali pregiatissimi e divenuti il codice di abbigliamento privilegiato dell’élite mondiale, fino ad arrivare a un “gentle luxury”, in cui il garbo e la gentilezza diventano un modo di essere prima ancora che di vestire, accanto alla scelta di acquistare abiti fatti per durare.
L’azienda come comunità
Inutile aspettarsi una cronaca che non sia agiografica: lo stilista – caparbio, presenzialista, perfezionista – viene mostrato costantemente assorto nella sua missione: gestire un’azienda che venda articoli di lusso prodotti esclusivamente in Italia, garantendo al contempo il rispetto e la dignità dei propri collaboratori, secondo quello che lui stesso definisce “capitalismo umanistico”, una filosofia da lui concepita che mira a coniugare il profitto con l’etica, la dignità umana e il benessere della comunità.

Radici contadine
Ha ribadito anche in conferenza stampa: «La vita giovanile trascorsa in campagna e la vita contadina hanno lasciato nella mia anima il seme e poi il germoglio del Capitalismo Umanistico e dell’Umana Sostenibilità. La nostra, quella della mia famiglia, era una vita a contatto con la natura, perché essa ci donava ogni cosa. Infatti, non avevamo nemmeno l’elettricità, ma la terra veniva coltivata utilizzando la forza degli animali, e l’acqua della pioggia veniva raccolta. C’era tra noi e la natura un rispetto reciproco, e tutto si svolgeva in armonia con il Creato».
Solomeo, il borgo dell’armonia
Con la crescita dell’attività e dei profitti, Cucinelli, che oggi è al 33esimo posto tra i più ricchi d’Italia, ha così continuato a investire nel patrimonio del piccolo paese in provincia di Perugia dove ha gettato le basi del suo impero, Solomeo, acquistando edifici e restaurandoli. Ha fatto incidere citazioni di grandi pensatori e scrittori su targhe di pietra, affisse sui muri esterni degli edifici del suo “borgo del cachemire e dell’armonia”. Ha costruito un anfiteatro e un teatro per ospitare spettacoli con attori italiani e internazionali; ha anche fondato una scuola di arti e mestieri contemporanei per insegnare la sartoria e altre discipline alle nuove generazioni, e il suo ultimo progetto è stata la creazione di una biblioteca universale.

Paesaggio, spiritualità e bellezza
Nella valle, il Parco per la Bellezza con il Monumento alla Dignità dell’uomo, la vigna e la cantina, “come pegno di figli devoti e riconoscenti alla grande madre terra”. Sul Monte della Cima, il Bosco della spiritualità conclude la simbologia spirituale del territorio: il dialogo tra la spiritualità, in alto, la cultura, nel borgo, il lavoro e la natura in valle. «Mi piace pensare a una sostenibilità inclusiva dei valori materiali e di quelli spirituali, un luogo concreto dove l’ambiente, l’economia, la tecnologia, la cultura, lo spirito e la morale vivano insieme», ha aggiunto.
La Fondazione e i progetti ambientali
Utilizzando una parte dei suoi profitti, ha istituito la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli per finanziare opere di tutela del patrimonio e progetti ambientalisti, sia in Italia che all’estero. A Perugia la Fondazione ha contribuito al restauro del settecentesco Teatro Morlacchi e della facciata della Cattedrale di San Lorenzo; oltre a donare milioni per un progetto di riforestazione e di ripristino delle terre degradate dell’Himalaya orientale e occidentale danneggiate dal sovrapascolo delle capre da cachemire.
Uno sguardo sul futuro
Sempre in anticipo sui tempi con le sue intuizioni, Brunello, il visionario garbato non poteva che chiudere il suo intervento guardando avanti: «Dedico questo film ai giovani di ieri, di oggi e di domani, perché sono il sale del mondo, e ad essi, nei rispettivi tempi, è affidato il futuro dell’umanità».

Il biopic dell’imprenditore umanista e filosofo è nelle sale italiane il 9, 10 e 11 dicembre con 01 Distribution.



















