Si è concluso a Roma il doppio appuntamento con l’AntropoCine Film Fest e il Clorofilla Film Fest, che dallo scorso anno hanno scelto di unire la proclamazione dei rispettivi vincitori in un’unica cerimonia, dando vita a un vero e proprio ecosistema festivaliero dedicato all’ecologia, all’ambiente e all’impegno civile nel cinema contemporaneo.

I film premiati tra ambiente, diritti e attivismo
Il premio di AntropoCine Film Fest
Il premio per il miglior documentario dell’AntropoCine Film Fest è stato assegnato a Il prezzo che paghiamo di Sara Manisera, un’opera dal forte taglio d’inchiesta che racconta l’impatto dell’estrazione di petrolio e gas sulla vita delle persone e dei territori. Attraverso la storia di Maria e di altri agricoltori colpiti da devastanti alluvioni, il film mette in relazione crisi climatica, responsabilità industriali e conseguenze sociali, restituendo allo spettatore un quadro rigoroso e profondamente coinvolgente.
Guarda il trailer di “Il prezzo che paghiamo”
I premi di Clorofilla Film Fest
Per il Clorofilla Film Fest, il premio per la categoria documentari brevi è andato a Moving Mountains di Andrea Costa, che segue con delicatezza il percorso umano di Moussa, giovane guineano accolto in un maso dell’Alto Adige. Il film racconta l’incontro tra culture, identità e territori, offrendo un messaggio di accoglienza, comunità e fiducia reciproca. Nella categoria documentari lunghi, “Clorofilla” ha premiato Come se non ci fosse un domani di Riccardo Cremona e Matteo Keffer, un ritratto intenso e privo di semplificazioni del movimento “Ultima Generazione”. Il film entra nelle contraddizioni, nelle fragilità e nella determinazione degli attivisti climatici, restituendo tutta la complessità emotiva e politica di una delle battaglie più urgenti del nostro tempo.

Le menzioni speciali
Tra le menzioni speciali del Clorofilla per il documentario breve, Fast di Stefano Cosimini è stato premiato per la capacità con cui un gruppo di giovani studenti indaga con sguardo maturo le contraddizioni del fast fashion e del fast food, mettendo in luce gli impatti ambientali, sociali ed etici della “velocità” contemporanea. La redazione di eHabitat ha invece assegnato una menzione speciale a Green Over Gray di Francesca Molteni e Mattia Colombo, per la forza visiva e la capacità di accendere un immaginario nuovo sulle città del futuro.
Il film racconta l’opera dell’architetto Emilio Ambasz e mostra come l’architettura verde possa restituire respiro, bellezza e benessere agli spazi urbani. Per la categoria documentario lungo, la menzione speciale è andata a Cose che accadono sulla terra di Michele Cinque, ambientato sui monti della Tolfa, tra allevamento etico, desertificazione e presenza dei lupi. Un racconto poetico e realistico che riflette con profondità sul fragile equilibrio tra uomo, animali e natura. L’AntropoCine ha inoltre assegnato una menzione speciale a Breath di Ilaria Congiu, dedicato agli effetti della pesca industriale e allo sfruttamento delle risorse marine, un film capace di unire empatia, informazione e responsabilità ambientale.
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La serata finale e il reading concert
La cerimonia di premiazione si è svolta venerdì 5 dicembre presso lo Spazio Extra Libera a Roma, all’insegna della tutela ambientale e dell’impegno sociale. A seguire, il pubblico ha assistito al reading concert Non sopporto le cose storte, con i testi di Andrea Carnì e i brani di Fabio Macagnino, dedicato alla vicenda delle “navi a perdere” e alla morte sospetta dell’ufficiale Natale De Grazia, nel trentennale della scomparsa.
Un ecosistema di cinema e impegno civile
L’evento, realizzato da Roma Green e Clorofilla in collaborazione con l’associazione Libera e con il sostegno del Municipio II di Roma, ha confermato l’esistenza di un vero “ecocinema italiano”, sempre più attento alle tematiche ambientali, sociali e civili. Nel corso della rassegna è stato inoltre possibile visitare lo spazio multimediale Extralibera, dedicato alle vittime innocenti delle mafie e alle storie di chi ha difeso l’ambiente, da Roberto Mancini a Peppino Impastato, da Renata Fonte a don Cesare Boschin.



















