Mauro Gobbi, ecologo ricercatore del MUSE mentre raccoglie dei campioni su ghiacciaio
Mauro Gobbi, ecologo ricercatore del Muse mentre raccoglie dei campioni su ghiacciaio. Foto: Muse

Monitorare la biodiversità dei ghiacciai a rischio estinzione: un appello all’Ue

Con una lettera pubblicata su Science, un team di ricerca guidato da Mauro Gobbi, ecologo ricercatore del Muse di Trento, sottolinea la necessità di strumenti efficaci per interventi urgenti di monitoraggio e conservazione
24 Aprile, 2026
1 minuto di lettura

Una lettera pubblicata il 23 Aprile sulla rivista Science, firmata da un gruppo di scienziate e scienziati italiani specializzati in biologia ed ecologia degli ambienti glaciali  avverte che in Europa e in Italia persiste un pericoloso “punto cieco” nello studio, monitoraggio e tutela della biodiversità glaciale.

Ghiacciaio. Foto: Muse
Foto: Muse

La politica internazionale sulla conservazione della natura, secondo gli scienziati, sta ignorando la biodiversità della criosfera terrestre.

Gli ecosistemi glaciali

La lettera evidenzia come i principali report internazionali sulla criosfera, quali lo “State of the Cryosphere 2025: Ice Loss = Global Damage” e il “The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate: Special Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change” si concentrino quasi esclusivamente sulla riduzione del ghiaccio, sugli impatti idrologici e climatici. La biodiversità di questi habitat è lasciata ai margini delle strategie gestionali.

Due fiori presnti sui ghiacciai: Dryas octopetala e Sax oppositifoglia Trobio. Foto: Muse
Dryas octopetala e Sax oppositifoglia Trobio. Foto: Muse

L’assenza di linee guida

Mancano infatti linee guida nazionali e internazionali per la gestione degli ecosistemi glaciali, nonostante l’avvio del Decennio d’Azione per le Scienze Criosferiche (2025-2034) promosso dall’Assemblea Generale dell’Onu.

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L’unico strumento legislativo europeo è la Direttiva Habitat, che tuttavia non riconosce appieno la complessità biologica di ghiacciai, permafrost e neve che, nel frattempo, si stanno riducendo a ritmi senza precedenti.

Un patrimonio non ancora compreso

L’Italia ha creato un precedente promettente nel 2024 riconoscendo, per la prima volta nella storia dell’ordinamento giuridico italiano, i ghiacciai come “acque pubbliche con natura di bene comune“.

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Tuttavia, il riconoscimento risulta inutile se non si accompagna a politiche concrete che impongano il monitoraggio di questo patrimonio naturalistico. Habitat che ospitano specie altamente specializzate e spesso endemiche.

Le proposte del team di ricerca

Autrici e autori della lettera chiedono a Unione Europea e stati membri di adottare rapidamente linee guida vincolanti. La strategia proposta include: l’individuazione di un panel di esperte/i nelle regioni dei ghiacciai per coordinare strategie di gestione locale, l’avvio di un programma strutturato per documentare la biodiversità sui ghiacciai prima che vada perduta, l’identificazione e la rigorosa protezione delle aree di rifugio per le specie degli ambienti glaciali.

Nebria germarii_Foto: Fabio Pupin
Nebria germarii. Foto: Fabio Pupin

Ghiacciai e clima planetario

Tra gli enti che hanno sottoscritto la lettera, il Museo delle Scienze di Trento, l’Università degli Studi di Milano, l’Università degli Studi di Siena, il National Biodiversity Future Center di Palermo e l’Università di São Paulo in Brasile. L’appello ha lo scopo di inserirsi nel quadro globale per il monitoraggio e la protezione dei ghiacciai, proposto dall’Assemblea Generale Onu e sostenuto dall’Unesco:

quadro che sottolinea l’importanza della criosfera nell’equilibrio climatico del pianeta.

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