lupo avvelenato Alfedena Wwf
Foto: Wwf Italia

Lupi avvelenati nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, un attacco alla biodiversità

Nell'ultimo mese dieci esemplari sono stati uccisi in provincia dell'Aquila. Un grave crimine che, sottolineano le associazioni ambientaliste e l'Ente Parco, evidenzia un clima di disinformazione e illegalità e richiede nuovi calcoli per la conservazione della specie
18 Aprile, 2026
2 minuti di lettura

Mercoledì 15 aprile, ad Alfedena (Aq), in un’area contigua al Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise, sono stati trovati cinque lupi morti, presumibilmente avvelenati. A suggerirlo sono alcuni resti compatibili con esche velenose, individuati sul posto.

Immediato l’intervento delle autorità, che hanno aperto un fascicolo presso la procura di Sulmona.

Altri decessi

Solo pochi giorni prima, a Pescasseroli (Aq), nel cuore dell’area protetta, erano stati trovati i corpi di altri cinque lupi uccisi in circostanze simili. L’autorità giudiziaria sta verificando eventuali collegamenti tra i due fatti. «Mentre le regioni, con la complicità della lobby legata al mondo venatorio, pensano di poter dar avvio a piani di sterminio dei lupi, questi ultimi continuano a morire di bracconaggio», si legge in una nota dell’Enpa, ente nazionale protezione animali.

Uno dei più gravi crimini contro la fauna

L’Ente Parco sottolinea come «ogni forma di azione illegale e di giustizia-fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione». Anche Wwf Italia condanna quello che definisce uno dei più gravi crimini compiuti dall’uomo sulla fauna negli ultimi dieci anni.

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Colpire il lupo in una delle aree simbolo della sua conservazione significa «compromettere la salute degli ecosistemi e cancellare decenni di impegno nella tutela della natura».

Un ruolo prezioso nell’ecosistema

Il Wwf ricorda il ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri naturali del lupo, patrimonio indiscusso della biodiversità italiana. L’attacco non è casuale in questo momento. Anche per l’associazione Io non ho paura del lupo questo episodio nasce da un clima di odio e disinformazione che «si inserisce in un contesto più ampio caratterizzato da un progressivo deterioramento della qualità del dibattito pubblico sul lupo e, più in generale, sui grandi carnivori».

Il declassamento, molto politico e poco scientifico

Lo scorso maggio l’Unione Europea aveva declassato lo status del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”, approvando il suo contenimento e rendendone, di fatto, più facile la caccia.

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Grazie alla precedente direttiva Habitat, la popolazione dei lupi sta aumentando, ma continua a soffrire di uno stato di conservazione sfavorevole in sei delle sette regioni biogeografiche dell’Ue. Va ricordato che, anche col declassamento, il lupo rimane una specie protetta e non cacciabile.

I calcoli per la conservazione

Secondo l’Osservatorio lupi Italia erano morti già 34 lupi solo nei primi due mesi del 2026. L’Ispra ha calcolato una quota massima di 160 lupi potenzialmente abbattibili in Italia, cifra che, secondo l’ente, non comprometterebbe lo stato di conservazione della specie. Le recenti morti, per l’Ente Parco e diverse associazioni ambientaliste, costringono a un ricalcolo delle quote. Oltre al tragico ritrovamento a Pescasseroli, due esemplari poco tempo fa sono stati uccisi e mutilati in Toscana.

Promuovere una convivenza sostenibile fra specie

È fondamentale investire nella prevenzione dei conflitti, a sostegno delle comunità locali, promuovendo una convivenza sostenibile tra specie e per contrastare una campagna d’odio basata su paura e ignoranza, sottolinea l’Osservatorio lupi. I lupi sono gli unici animali in grado di controllare specie come nutrie e cinghiali, e proteggerli significa difendere sicurezza dei territori e biodiversità. Come ricorda l’Ente Parco:

«La tutela della biodiversità e il rispetto della Natura chiamano in causa le responsabilità e sensibilità di tutti».

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