Casino dei Giochi d’arte, teatro di feste e ritrovi mondani per tutto il Settecento, l’Aranciera di Villa Borghese è uno degli spazi museali più interessanti a Roma, sin da quando nel 2006 è stato destinato ad accogliere la collezione d’arte contemporanea di Carlo Bilotti.
Un percorso tra fotografia e cinema
Non stupisce, dunque, che accolga – complice la vicinanza con un altro luogo capitolino cruciale come la Casa del cinema – una mostra piccola e garbata, capace di solleticare curiosità e piacere estetico insieme.
Lanterne magiche, fino al 6 settembre, propone un centinaio di fotografie, più o meno conosciute, della collezione di Valerio De Paolis, produttore cinematografico e distributore tra i più importanti nel settore indipendente del nostro paese (la sua società, la Bim – fondata nel 1983 e da lui guidata fino al 2014 – è stata a lungo la culla del nostro cinema d’autore).
La passione di De Paolis
«Per me la fotografia è stata un’avventura e una passione, fino all’arrivo del digitale, poi la magia si è persa. Penso a Cartier-Bresson, alla sua Leica, alla luce naturale. Penso a Saul Leiter che, negli anni Cinquanta e Sessanta, fotografava New York: gli esterni, i riflessi nelle vetrine, i manichini, la neve, la capacità di raccontare la realtà attraverso il paesaggio. Ma soprattutto amo le fotografie di persone: ritratti che raccontano un’identità in una posa, in uno sguardo, nell’inclinazione di un volto. In una sola immagine puoi leggere la storia di una vita», racconta De Paolis in un’intervista rilasciata a sua figlia Federica.

Dialogo di sguardi
Se le foto sono splendide – se ne possono ammirare di Letizia Battaglia, Gianni Berengo Gardin e Ugo Mulas accanto a quelle di Dora Maar, Man Ray, Edward Weston e Francesca Woodman, solo per citare qualcuno dei nomi celeberrimi proposti – la curatela dell’allestimento, in carico ad Alessandra Mauro, Roberto Koch e Suleima Autore, riesce a regalare un valore aggiunto, guidando il pubblico attraverso un dialogo di sguardi, luoghi e contesti diversi, protagonisti e simboli della contemporaneità. Così ha spiegato alla stampa Alessandra Mauro:

«C’è sembrato che la lanterna magica potesse essere un buon punto di partenza, visto che è stata l’antenata sia della fotografia che del cinema».
L’eco di Bergman
Diverse le figure cardine della “settima arte” che si incontrano durante il percorso di visita, a cominciare da una citazione, decisamente suggestiva, tratta dalla famosa autobiografia di Ingmar Bergman Lanterna magica (in Italia, il libro è edito da Garzanti). Scriveva il regista svedese nel 1987: “La sedia è comoda, la stanza protetta, si fa buio e la prima tremante immagine compare sulla parete bianca. E silenziosa. Le ombre si muovono, si girano verso di me, vogliono che io presti attenzione al loro destino. Sessant’anni sono passati ma l’eccitazione è sempre la stessa”.
Tre sezioni per un racconto visivo
E sulla scia di quella – nota a molte e molti – eccitazione, si inizia una passeggiata suddivisa in tre grandi sezioni: Un’idea di donna; Un’idea di spazio; Lo spazio dell’arte. Formati diversi si inseguono creando un lungo e ininterrotto filo narrativo che dai corpi femminili, spesso nudi, sovente di spalle, si sofferma sui loro sguardi.
Si rimane irretiti dalla tristezza degli occhi di Faezeh, ritratta nel 2008 dalla regista iraniana Shirin Neshat e protagonista di uno dei lavori confluiti in Women without Men, ispirato al romanzo di Shahrnush Parsipur e vincitore nel 2009 di un Leone d’Argento alla mostra del cinema di Venezia (e distribuito in Italia, non a caso, dalla Bim distribuzione); dalla bellezza e il mistero dello sguardo in bianco e nero della top model tedesca Tatjana Patitz, immortalata nel Joshua Tree, in California, da Herb Ritts nel 1988; dalla fierezza dell’espressione con cui Rogi André cattura nel ’41 Dora Maar (lei stessa presente in mostra anche come fotografa), che in posa rinascimentale riempie la sala, al secondo piano, dedicata alle immagini di artisti.
Perdersi e ritrovarsi
A ognuno dei visitatori è data la possibilità di costruire il proprio racconto, lasciandosi accompagnare dalle tante suggestioni – di soggetti, di linee e di forme, di temi e di colori – proposte dai tre curatori, che decidono di chiudere il percorso espositivo con alcune opere che difficilmente lasceranno indifferenti: il famoso Atlante di Luigi Ghirri composto da 36 immagini che, insieme, compongono una mappa “in cui perdersi per poi ritrovarsi”, come si legge nel pannello, e Los Angeles, uno scatto di Franco Fontana dove un bacio ritratto su un muro cittadino riporta al gioco tra finzione e realtà che fotografia e cinema maneggiano fin dalla loro nascita.

Somiglianza di sguardo
Alle parole dello stesso De Paolis, raccolte in conferenza, il compito di chiosare a riguardo: «È certo che tra l’immagine al cinema e l’immagine in fotografia ci sia una somiglianza, ma c’è anche una grande differenza: il cinema ha bisogno almeno di qualche secondo per raccontarti qualcosa, mentre alla fotografia basta una sola messa a fuoco».
Catalogo e proiezioni
La mostra Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis è corredata di un catalogo edito da Contrasto.
Sarà accompagnata da un ciclo di proiezioni nell’ambito della collaborazione tra la Casa del Cinema e la Sovrintendenza ai Beni Culturali.
Per saperne di più
Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis
Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, Roma
Dal 14 febbraio al 6 settembre 2026
Martedì – Venerdì: ore 10.00 – 16.00
Sabato e Domenica: ore 10.00 – 19.00
Intero: € 7,50
Ridotto € 6,00
www.museocarlobilotti.it



















