Sul filo del tempo e dell’acqua si dipana la storia di ciò che è stato e si consegna al futuro, la consapevolezza – e la speranza – della responsabilità. Time and water, il nuovo documentario di Sara Dosa presentato in concorso alla 29ª edizione di CinemAmbiente, conclusasi domenica, è un’opera che intreccia il racconto autobiografico con la riflessione ecologica:
trasformando una storia familiare in una meditazione universale sul tempo, sulla memoria e sulla fragilità del mondo che abitiamo.
La consapevolezza della perdita
Ispirato al libro On time and water dello scrittore e poeta islandese Andri Snær Magnason, il documentario si muove continuamente tra passato e presente, tra archivi privati e paesaggi naturali, alla ricerca di ciò che rischia di scomparire. Al centro della narrazione c’è infatti la consapevolezza della perdita.

Riferimenti che scompaiono
Magnason si confronta con l’inevitabile scomparsa dei propri nonni, figure fondamentali nella sua formazione umana e intellettuale, mentre osserva parallelamente il progressivo scioglimento dei ghiacciai islandesi, simbolo tangibile della crisi climatica in atto.
Questi due processi, apparentemente distinti, finiscono per sovrapporsi fino a diventare uno solo: la scomparsa delle persone amate e quella di un intero ecosistema raccontano la stessa storia, quella di un tempo che scorre e che non può essere fermato.
Archivi privati e natura
La materia narrativa del film è costituita da filmati familiari, fotografie e registrazioni raccolte nel corso di decenni. Sono immagini che documentano non soltanto la storia di una famiglia, ma anche quella di un Paese profondamente legato ai propri elementi naturali. I nonni di Magnason emergono come figure emblematiche di questo rapporto.
Il profumo del ghiacciaio
In particolare Hulda e Árni nutrivano una vera passione per i ghiacciai e furono tra i primi a esplorarli insieme alla Società glaciologica islandese. È un ricordo che il documentario restituisce con grande delicatezza: Hulda raccontava di riuscire a percepire l’arrivo della primavera dal profumo del ghiacciaio, una memoria sensoriale che oggi assume il valore di una testimonianza destinata a scomparire insieme ai luoghi che l’hanno generata.

La frattura dei nostri tempi
Sara Dosa costruisce il racconto proprio attorno a questa eredità. La memoria personale non viene mai utilizzata come semplice espediente emotivo, ma diventa uno strumento per comprendere il presente. Magnason si rende conto che il mondo conosciuto dai suoi bisnonni era sostanzialmente lo stesso vissuto dai suoi nonni: i paesaggi, le stagioni, i ghiacciai sembravano appartenere a una dimensione quasi immutabile. La sua generazione, invece, si trova davanti a una frattura senza precedenti. Per la prima volta nella storia recente, i figli erediteranno un ambiente radicalmente diverso da quello dei loro genitori.
La morte dell’Okjökull
Il simbolo più potente di questa trasformazione è la vicenda dell’Okjökull, il più piccolo ghiacciaio islandese ed il primo ad avere perso ufficialmente il proprio status a causa dello scioglimento. Il film ricostruisce la cerimonia commemorativa organizzata per decretarne la morte, un vero e proprio funerale collettivo per un elemento della natura. È in quell’occasione che Magnason scrive l’epitaffio inciso su una targa di rame e rivolto alle generazioni future: un messaggio che testimonia la consapevolezza della crisi e che affida al futuro il giudizio sulle azioni compiute dagli uomini di oggi.
Guarda il trailer di Time and Water
Climate change, un’esperienza concreta
La forza di Time and Water risiede nella sua capacità di rendere concreta e umana una questione spesso raccontata attraverso numeri e statistiche. I cambiamenti climatici non vengono spiegati soltanto come fenomeno scientifico, ma come esperienza vissuta, come trasformazione che investe gli affetti, i ricordi e il senso stesso di appartenenza a un luogo.
Un messaggio dalla capsula del tempo
L’idea più suggestiva del film è forse quella della “capsula del tempo” evocata da Andri: attraverso i video di famiglia, le fotografie, i racconti e le testimonianze, la riscoperta del patrimonio orale racchiuso nelle “rime” cantate anticamente dalle donne islandesi, il documentario si configura come un messaggio destinato a chi verrà dopo. Non soltanto un archivio della memoria, ma una domanda aperta rivolta al futuro. Quando quelle immagini saranno osservate dalle nuove generazioni, si potrà finalmente sapere la risposta.
Se gli uomini e le donne del nostro tempo avranno avuto il coraggio e la lungimiranza necessari per salvaguardare il pianeta.




















