La magia di "Nocturnes" illumina Cinemambiente
Foto: Grasshopper film

Falene, clima e fotografia: la magia di “Nocturnes” illumina Cinemambiente

Un viaggio nel cuore verde dell’Himalaya tra ricerca scientifica, suggestioni sonore e cambiamento climatico. Fra le pellicole in concorso nella kermesse torinese vi raccontiamo la preziosa narrazione di Anirban Dutta e Anupama Srinivasan. Oggi chiusura con l'Oscar Asif Kapadia
10 Giugno, 2025
2 minuti di lettura

Un lungometraggio singolare e affascinante, che porta lo spettatore nelle fitte foreste ai piedi dell’Himalaya orientale, un ecosistema verde e ancora incontaminato. Fra le pellicole in concorso a Cinemambiente, che oggi chiude i battenti a Torino, abbiamo visto Nocturnes: una coproduzione India-Stati Uniti del 2024, diretta da Anirban Dutta e Anupama Srinivasan, già premiati per la Miglior fotografia al concorso internazionale Idfa 2023 con il loro Flickering Lights.

I registi indiani Anirban Dutta e Anupama Srinivasan
I registi indiani Anirban Dutta e Anupama Srinivasan. Foto: Sundance festival

Alle pendici dell’Himalaya

Nel mondo fuori dal mondo in cui ci conduce questa storia trascorre diversi mesi di lavoro, in condizioni durissime, Mansi Mungee: una ricercatrice che studia le sfingidi, una varietà di lepidotteri, insieme ad alcuni collaboratori tra cui Bicki, un giovane della comunità indigena Bugun. Le dimensioni di queste farfalle, infatti, sono collegate all’altitudine in cui vivono e la ricerca su di loro diventa essenziale per comprendere le trasformazioni legate al cambiamento climatico e all’aumento delle temperature.

Falene in tempi estremi

Le falene hanno una storia evolutiva antichissima, che risale a 300 milioni di anni fa, ben prima della presenza dei dinosauri sulla Terra. La ricercatrice si chiede cosa accadrà a questi piccoli animali, che pure sono sopravvissuti a cinque estinzione di massa, quando le temperature aumenteranno. Si estingueranno, oppure si sposteranno verso una altitudine superiore? Se le falene si sposteranno verso l’alto, cosa ne sarà degli uccelli e dei serpenti che di queste si cibano? E cosa accadrà quando non ci sarà più un luogo ad una altezza maggiore nel quale spostarsi?

La magia di "Nocturnes" illumina Cinemambiente: u due ricercatori durante l'attività di osservazione delle farfalle
Foto: Grasshopper film

Racconto immersivo

Il film, premiato al Sundance Film Festival 2024, non è solo un documentario scientifico: grazie a una fotografia di grandissimo impatto e a un’immersione sonora, porta chi lo osserva “dentro” la foresta. La narrazione lenta ma coinvolgente mostra tutte le difficoltà, sovente non percepite, di un lavoro svolto in condizioni estreme, tra piogge torrenziali, fitta nebbia e il rischio di incontrare gli elefanti. Un lavoro, quella della ricerca sul campo, unico e insostituibile, che nel cercare risposte apre a domande mai banali.

Guardare il mondo con occhi diversi

In un passaggio del film, un membro del team osserva come le complessità possano sfuggire se si continua a guardare con i propri occhi e non con quelli delle falene. Quello di Nocturnes è un invito quindi ad abbandonare la visione antropocentrica del mondo naturale, per una percezione più diretta e sensibile, lasciandosi guidare, nella notte, da un battito d’ala.

La magia di "Nocturnes" illumina Cinemambiente: i due ricercatori osservano il paesaggio nella nebbia
Foto: Grasshopper film

Il programma di oggi

Nel frattempo Cinemambiente, fondato da Gaetano Capizzi e diretto dallo scorso anno da Lai Furxhi, volge al termine (ma una selezione dei film sarà visibile fino al 21 giugno tramite la piattaforma OpenDdb sul sito del festival). La manifestazione si chiuderà, nella storica sede del Cinema Massimo, con la cerimonia di premiazione e la proiezione del nuovo film di Asif Kapadia, il premio Oscar che sarà presente in sala, ovvero 2073–Ultima chiamata, ambientato in un futuro distopico che in realtà è già presente.

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La proiezione sarà seguita da un incontro con la regista.

 

Mielizia

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Marina Maffei
Marina Maffei
Giornalista e cacciatrice di storie, ha fatto delle sue passioni il suo mestiere. Scrive dai tempi del liceo. Lì è nata una scintilla che l’ha accompagnata durante l’università, mentre frequentava la facoltà di Giurisprudenza, e negli anni successivi, fino a quando ha deciso di fare del giornalismo un lavoro a tempo pieno. La curiosità è la sua bussola ed oggi punta sui nuovi processi di comunicazione. Responsabile dell’ufficio stampa di una prestigiosa orchestra torinese, l’OFT, scrive come freelance per alcune testate, tra cui La Stampa e Sapereambiente.
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