Da dicembre la Patagonia sta vivendo una nuova estate di incendi: oggi il governo argentino ha dichiarato lo stato di emergenza nelle province di Chubut, Río Negro, Neuquén e La Pampa. Le fiamme, alimentate dai forti venti, hanno bruciato circa 230mila ettari di foreste, zone rurali e montane, arrivando nelle vicinanze di aree residenziali.
Frequenti nei mesi caldi, gli incendi sono, negli ultimi anni, sempre più ampi e devastanti, a causa di temperature alte e siccità prolungate.
L’estate più secca del decennio
Gli incendi del 2025
Gli attuali roghi arrivano a un anno da quelli che, nel 2025, devastarono altre decine di migliaia di ettari in Patagonia. Nella regione Epuyen, una delle più colpite, la giornalista Claudia Sastre a febbraio 2025 denunciava che dal precedente grande incendio nella regione, nel 2021, lo Stato in termini di prevenzione si è dimostrato “fermo allo stesso punto”, mentre le comunità locali si sono organizzate con brigate comunitarie e reti di assistenza solidale. E, proprio come nel 2025, anche ora Ignacio Torres, governatore della provincia di Chubut, ha attribuito la responsabilità degli incendi al popolo Mapuche.
I Mapuche rispondono alle accuse
Nella lunga risposta della Confederación Mapuche de Neuquén, divulgata il 13 gennaio, si legge: «Il Parco Nazionale Los Alerces brucia dal 9 dicembre. Cosa è successo? Perché è stato lasciato bruciare? È per questo che hanno sfrattato i Lof Pailako (comunità indigena sgomberata dalle autorità nel gennaio 2025, ndr) perché hanno interessi in quella zona? È il governo provinciale a permettere che gli incendi divampino, impoverendo ulteriormente la regione, causando la perdita di case e infliggendo gravi sofferenze con conseguenze come attacchi di panico e paura nei bambini, oltre alla mancanza d’acqua nella zona».
L’emergenza
Ampie aree di foresta antica e habitat protetti stanno andando in fumo, mentre i residenti subiscono evacuazioni, inquinamento dell’aria e perdite economiche e strutturali. L’odierno decreto di necessità e urgenza prevede lo stanziamento di fondi straordinari e il rafforzamento del dispositivo operativo sul campo, destinati ai Vigili del fuoco volontari.
Una prima risposta alla crisi dopo i tagli ai servizi di gestione incendi, decisi, all’insediamento, dal negazionista Milei.



















