Annunciati la scorsa settimana i vincitori del Wildlife Photographer of the Year, concorso di fotografia naturalistica più importante al mondo organizzato dal Natural History Museum di Londra. In questa 61esima edizione sono state 60.636 le immagini inviate da 113 paesi e territori. Diciannove le categorie del concorso: e per la prima volta il premio della categoria Young 15-17 è stata assegnata a un italiano, il diciassettenne Andrea Dominizi.
Dopo la distruzione
La sua foto “After the Destruction” (in evidenza), racconta una storia di perdita di habitat. Per il membro della giuria Andy Parkinson, si tratta di «Un’immagine ricca di narrazione e importanza quanto di dettagli». Incorniciata da macchinari abbandonati, mostra in primo piano un coleottero delle specie Cerambycidae nei Monti Lepini, un’area un tempo disboscata per ricavare vecchi faggi. I coleotteri scavano gallerie nel legno morto, i funghi si insinuano al suo interno, contribuendo a scomporlo e a riciclare i nutrienti. Se l’habitat dei coleotteri viene disturbato o distrutto, gli effetti si ripercuotono sull’intero ecosistema.
Il visitatore della città fantasma
Il Vincitore dell’Anno 2025 è il sudafricano Wim van den Heever con la foto “Ghost Town Visitor” che ha colto una rara iena bruna visitare di notte i resti di una città mineraria di diamanti abbandonata da tempo a Kolmanskop (Namibia). Wim van den Heever ha utilizzato la tecnologia delle fototrappole, impiegando circa dieci anni per scattare alla iena notturna questa singola foto dopo averne scoperto le tracce nel luogo. Per Akanksha Sood Singh, membro della giuria di questa edizione, l’immagine è

«una storia a più livelli di perdita, resilienza e silenzioso trionfo del mondo naturale, che la rende un’opera indimenticabile di fotografia naturalistica e di conservazione».
Orfano della strada
Per il secondo anno il concorso prevede un Impact Award che premia una storia di speranza o un cambiamento positivo. Quest’anno, il riconoscimento è stato assegnato al fotografo brasiliano Fernando Faciole per la sua immagine “Orphan of the Road“. che ritrae un cucciolo di formichiere gigante orfano che segue la sua custode dopo una poppata serale in un centro di riabilitazione. La madre del cucciolo è stata uccisa da un veicolo e la speranza è che venga rilasciato in natura dopo essere stato incoraggiato a sviluppare abilità di sopravvivenza. Per Hans Cosmas Ngoteya, membro della giuria,

«Il formichiere simboleggia molti animali in via di estinzione che necessitano del nostro aiuto. Questi animali, incapaci di esprimersi verbalmente, contano su di noi per la loro protezione e cura»
La mostra e l’indice di biodiversità residua
Le fotografie vincitrici, che spaziano dalla fauna selvatica subacquea a quella urbana, dal fotogiornalismo al comportamento dei mammiferi, sono al momento visibili in una mostra al Natural History Museum. L’esposizione stimola i visitatori a comprendere come stanno cambiando gli habitat del nostro pianeta. Oltre alle fotografie premiate, la mostra propone approfondimenti su alcuni degli habitat fotografati, includendo l’innovativa metrica del Natural History Museum, il Biodiversity Intactness Index (BII). Il BII misura la percentuale di biodiversità naturale residua di una regione su una scala da 0 a 100%. Adottato come indicatore ufficiale del Global Biodiversity Framework per i processi decisionali, è uno strumento per comprendere, monitorare e comunicare i cambiamenti della biodiversità su scala globale e tracciare i progressi internazionali verso gli obiettivi di conservazione.


















