Franco Fontana, ritratto in bianco e nero
Franco Fontana. Foto: Giovanni Gastel

Rivoluzione Fontana. Il fotografo che reinventò il paesaggio

Paesaggi minimalisti, skyline astratti, geometrie sospese fra luce e ombra. A Roma la mostra "Retrospective " con duecento scatti dell'artista modenese, oggi 91enne, che ha trasformato la realtà in pura poesia visiva
30 Gennaio, 2025
3 minuti di lettura

«Ho 91 anni, è vero, ma col pensiero sento ancora il miracolo dell’infanzia in me. E la fotografia non è, non è mai stata, una professione, ma l’espressione di me, della mia interpretazione del mondo». Parola di Franco Fontana, uno dei grandi, grandissimi fotografi del Novecento, protagonista a Roma, della prima grande mostra monografica a lui dedicata: Retrospective, allestita al Museo dell’Ara Pacis fino al 31 agosto prossimo, uno dei tanti appuntamenti che la città offre a corollario delle manifestazioni giubilari.

Franco Fontana, la mostra all'Ara Pacis di Roma
Franco Fontana, la mostra all’Ara Pacis di Roma. Foto: Monkeys Video Lab

Universo creativo

Sono oltre duecento gli scatti esposti, raccolti per tematiche dall’amico Jean-Luc Monterosso (lo vediamo in molte polaroid nel corridoio finale del percorso, con decine di scatti che mostrano Fontana accanto ai più importanti protagonisti della cultura del Novecento e di questo primo scampolo di XXI secolo), curatore di fama mondiale e storico fondatore e direttore della Maison Européenne de la Photographie di Parigi che al visitatore propone un vero viaggio alla scoperta dell’universo creativo del fotografo modenese.

Mare del Nord, 1976 ©Franco Fontana
Mare del Nord, 1976 ©Franco Fontana

Scatti metafisici

Chi ama Fontana ritroverà in mostra molti dei capolavori che l’hanno reso celebre e celebrato (70 libri pubblicati, 400 mostre personali e di gruppo, le sue opere in 50 musei in tutto il mondo, decine di riconoscimenti e di premi): la serie degli Skyline, dal Mare del Nord a Comacchio, là dove l’immagine si perde all’orizzonte nella perfetta specularità di acqua e cielo, la famosa veduta grandangolare dei tetti di Praga usata come copertina della rivista Time Life e del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine. O ancora i paesaggi naturali catturati nelle varie sfumature delle quattro stagioni: mare, neve e pianure verdeggianti che culminano nella celebre immagine Puglia 1978, precisamente divisa in due blocchi di colori vividi, azzurro intenso del cielo e giallo brillante del grano, poi gli scatti metafisici del Palazzo della Civiltà Italiana, popolato di ombre per la serie Contact, destinata nel 1979 al progetto di Ralph Gibson.

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Infine, i volumi geometrici completamente bidimensionalizzati dei reportage statunitensi e le superfici sgranate degli Asfalti, i ritratti pulsanti di vita catturati con Frammenti, Havana 2017 e quelli congelati e iperrealisti della serie People realizzati negli anni Ottanta, la ricostruzione del viaggio lungo l’iconica Route 66 e l’omaggio nostrano alla Regina Viarum.

Franco Fontana, Ph. Monkeys, video Lab
Franco Fontana, la mostra all’Ara pacis di Roma. Foto: Monkeys Video Lab

Rivelazione interiore

Chi ancora non lo conosce, avrà modo di apprezzare, grazie anche all’installazione immersiva di Piscina, alle rare polaroid private di nudi, all’intervista proiettata nello studio stranamente caotico di questo vitalissimo e umile creatore di immaginari, la figura e l’opera di un artista sempre pronto a reinventare se stesso e la sua tecnica, curioso – come i bambini, d’altronde – di assaggiare ogni possibilità espressiva, dalla pubblicità alla manipolazione digitaleGeometrie assolute, paesaggi condensati in composizioni di linee e volumi, presenze umane suggerite da ombre e riflessi, architetture e strade, corpi femminili e ritratti sono gli elementi di una cifra stilistica unica e irripetibile (oggetto, come la famosa rivista enigmistica, di innumerevoli tentativi di imitazione) di un uomo che ha sempre considerato il suo mestiere non un’arte, ma la rivelazione di sé e del suo mondo interiore a partire dall’elemento stilistico fondativo del colore.

Oltre il dogma

Erano i primi anni Sessanta e la fotografia si esprimeva attraverso due dogmi: il bianco e nero e la cattura dell’istante decisivo in un fluire di tempo-spazio che la camera congela e ri-crea. Fontana, nato nel 1933 e cresciuto a Modena, comincia da giovane a scattare scorci della sua città, ma, in controtendenza rispetto alla maggioranza dei suoi colleghi, da subito sceglie il colore per imporre al mondo dell’immagine la sua grammatica. Quel colore che la fotografia d’autore disdegnava, relegandolo alla pubblicità o ai ricordi di famiglia, diventa con i suoi scatti non mezzo, ma messaggio, il grande protagonista di un linguaggio che nonostante l’attitudine sperimentale e innovativa, rimane coerente e fortemente identitario nei molti decenni successivi.

Piscina, 1983 ©Franco Fontana
Piscina, 1983 ©Franco Fontana

Precursore dell’astrattismo

Nasce, con Fontana, un minimalismo che traspone e precorrre nella fotografia gli esiti dell’astrattismo e del modernismo in composizioni in cui gli skyline, i paesaggi e l’architettura urbana ricorrono costantemente e costantemente si rinnovano, mentre l’artista si misura con le molte possibilità tecniche della fotografia, dalla diapositiva alla polaroid, dal digitale all’assemblaggio.

Prospettive ingannevoli

Così Caterina Mestrovich riassume i codici del linguaggio espressivo di Fontana: «Estrapolazione di oggetti che grazie a tagli imprevedibili perdono il loro riferimento reale, attenzione assoluta per l’equilibrio della composizione, rigida partizione del campo visivo, ricerca di geometrie e giochi di linee, uso ingannevole della prospettiva e appiattimento della profondità di campo». E Retrospective sarà per ogni visitatore un viaggio nel territorio della bellezza e dell’armonia.

Un’occasione imperdibile per scoprire l’evoluzione artistica di un maestro che ha saputo trasformare la realtà in pura poesia visiva.


Per saperne di più

FRANCO FONTANA
Retrospective a cura di Jean-Luc Monterosso
Museo dell’Ara Pacis, Roma
Prorogata fino al 14 settembre
www.arapacis.it

Mielizia

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Stefania Chinzari
Stefania Chinzari è pedagogista clinica a indirizzo antroposofico. Si occupa di pedagogia dal 2000, dopo che la nascita dei suoi due figli ha messo in crisi molte certezze professionali e educative. Lavora a Roma con l’associazione Semi di Futuro per creare luoghi in cui ogni individuo, bambino, adolescente o adulto, possa trovare l’ambiente adatto a far “fiorire” i propri talenti. Svolge attività di formazione sui temi delle difficoltà evolutive e di apprendimento, della genitorialità consapevole, dell’eco-pedagogia e dell’autoeducazione.
Giornalista professionista e scrittrice dal 1992, il suo ultimo libro è "Le mani in movimento" (2019) sulla necessità di risvegliarci alle nostre mani, elemento cardine della nostra evoluzione e strumento educativo incredibilmente efficace.
E’ vice-presidente di Direttamente ets che sostiene la scuola Hands of Love di Kariobangi a Nairobi per bambini provenienti da gravi situazioni di disagio sociale ed economico.
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