Ci sono vicende umane che grazie alla letteratura riusciamo ad immaginare, che il cinema sa ben rappresentare ma che solo in teatro diventano catarsi. I greci lo sapevano benissimo.

Così come sapevano che ogni tragedia nasconde un fuori scena, un o-sceno di cui si può solo parlare.
La potenza del teatro
È la potenza assoluta del teatro e il nuovo, commovente e potentissimo spettacolo di Fabiana Iacozzilli, vale a dire Oltre. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande, pur ispirandosi ad un fatto di cronaca, uno dei disastri aerei più estremi e raccapriccianti del secolo scorso, è un lavoro di altissimo livello attoriale, scenografico e drammaturgico, ma anche una riflessione metateatrale che dalle leggi della Poetica di Aristotele sconfina nelle teorie di Gordon Craig e Tadeusz Kantor sulla marionetta e non solo.
Tragico volo
A sipario ancora chiuso, nel buio, assordante rimbomba il rumore dei motori e poi dell’impatto. Sono le ore 15.31, è il 13 ottobre 1972 e per una tragica concomitanza di fattori, il volo 571 dell’Aereonautica militare uruguaiana con a bordo un’intera squadra di rugby che volava a Santiago del Cile, si schianta in un angolo remoto della Cordigliera argentina, a 3.750 metri di altitudine. Alla collisione solo 29 su 45 passeggeri sopravvivono, quasi tutti giovanissimi giocatori e il loro allenatore.

I puppet in scena
E quando si apre il sipario, davanti alla carcassa di un aereo che immediatamente ricorda il relitto di Ustica, nel bianco delle luci e della neve, nel sibilare gelido del vento che ci si infila nelle ossa, in scena, come fantasmi, agiscono i puppet a grandezza naturale (realizzati dalla scenografa Paola Villani) che sette straordinari attori-performers vestiti di nero manovreranno silenziosi per tutto lo spettacolo, in un toccante continuum emotivo.
Bianchi, ossuti, quasi scarnificati, quei simulacri di uomini, di plastilina, snodi e cartapesta, senza altre parole che poche didascalie – «Perché?», «Come si vede un aereo bianco nella neve bianca?» – e le voci reali fuori campo dei sopravvissuti, ci porteranno per mano fino ai confini dell’umanità.
Sopravvivere all’estremo
Ai loro movimenti, al loro palpitare, tremare, respirare, piangere e accasciarsi ci sintonizziamo per un’ora e mezza, improvvisamente catapultati nella più estrema delle condizioni possibili. Come si sopravvive a quell’altezza, in pieno inverno, con una scorta di cibo assai limitata, accanto ai corpi degli amici? Con quale sgomento si accoglie la notizia intercettata dalla radio di bordo miracolosamente funzionante che il 23 ottobre le ricerche vengono sospese, rimandando al disgelo del prossimo febbraio il recupero dei cadaveri? Come si arriva a concepire l’idea che l’unica fonte di proteine disponibili siano proprio loro, i compagni morti?

Disperata eucarestia
Con la mente rallentata dal poco ossigeno e dalla debolezza, con il corpo che scompare, la cecità che sopraggiunge nell’abbagliante morsa della neve, la cancrena che morde le dita e le gambe, la fame che attanaglia, i ragazzi arrivano a contemplare il gesto estremo. «Avresti fatto lo stesso» testimonia una voce negli istanti in cui dentro l’aereo grembo e assassino, rigorosamente fuori scena, avviene il pasto che determinerà la vita, una sorta di disperata eucarestia, mossa dalla convinzione che «Siamo noi a dover aiutare Dio per salvare noi stessi».
Le testimonianze
Fabiana Iacozzilli e Linda Dalisi, coautrice del testo, hanno raccolto le testimonianze dei sopravvissuti durante un lungo soggiorno in Uruguay preparatorio allo spettacolo. Hanno incontrato i superstiti, visitato il Museo Andes che ricostruisce la tragedia, mostra foto, oggetti e ricordi personali, come la straziante lettera che a teatro Evelina Rosselli ci legge con trattenuta emozione.
Due di loro si sono collegati da Montevideo nella serata al Teatro Vascello di Roma che ha coprodotto e ospitato lo spettacolo nella settimana finale del Roma Europa Festival: Gustavo Zerbino e Roberto Canessa, oggi settantenni. Ogni istante, hanno ricordato, era pura sopravvivenza, nessuna trascendenza, solo una lotta inane per sconfiggere la morsa del gelo e della fame.

I protagonisti
Gustavo Zerbino, oggi Ceo dell’Uruguayan Rugby Federation è l’ex ragazzo che in una valigia ha raccolto piccoli oggetti di ognuno dei morti, per riportarli a casa; Canessa, stimato cardiologo pediatrico, autore del libro Dovevo sopravvivere, ha accompagnato nel 2024 alla Mostra del cinema di Venezia il film premio Oscar La società della neve dedicato alla loro storia e uno dei due giovani che lassù, nel 1972, dopo la valanga che li seppellì in una seconda bara di cemento ghiacciato, decise di avviarsi a cercare soccorsi.
Il viaggio verso la salvezza
Risolversi a partire fu uno dei due gesti risolutivi per uscire dall’inferno di quei 62 giorni. Con strati e strati di abiti addosso e otto calzini di carne per il viaggio, Canessa e Nando Parrado, due puppets e quattro attori, scalano il teatro, le poltrone, le teste e in quei momenti di agonia, di incoraggiamento e cedimento, di speranza incrollabile e di solidarietà assoluta – io nel noi –, siamo tutti con loro. Con chi ha valicato infiniti “oltre”, incastonati in uno spettacolo che non ha paura di sfiorare il tabù e la morte per celebrare la potenza assoluta della vita.

Sarà a Perugia (dal 26 al 30 novembre), Bagnacavallo (5 e 6 dicembre), Milano (dal 28 gennaio all’1 febbraio).
OLTRE. Come 16+29 persone hanno attraversato il disastro delle Ande
Ideazione e regia Fabiana Iacozzilli
Drammaturgia Fabiana Iacozzilli, Linda Dalisi
Scene e puppet Paola Villani
Con Andrei Balan, Francesco Meloni, Marta Meneghetti, Giselda Ranieri, Evelina Rosselli, Isacco Venturini, Simone Zambelli


















