Sono trascorsi tre anni e nove mesi dall’inizio del conflitto armato tra Russia e Ucraina e, in queste ore, torna a emergere l’ipotesi di un possibile accordo di pace. Una prospettiva che richiama, da un lato, quanto sta accadendo in Medio Oriente e, dall’altro, i numerosi tentativi falliti di porre fine ai conflitti armati nel cuore dell’Europa. A partire dal processo negoziale avviato il 28 febbraio 2022 e culminato, il 29 marzo dello stesso anno, nel Comunicato di Istanbul.
L’escalation militare e il coinvolgimento europeo
Da allora, la situazione è precipitata in una continua escalation militare che ha coinvolto non solo l’Ucraina ma anche l’Unione europea, con un sostegno esplicito da parte degli Stati Uniti, almeno fino all’insediamento della nuova amministrazione Trump.
I costi del conflitto
Dall’inizio della guerra, il supporto finanziario all’Ucraina da parte dell’Ue e dei suoi Stati membri ha superato i 177 miliardi di euro, mentre – secondo i dati del Consiglio europeo – nel 2024 la spesa militare dell’Ue ha raggiunto i 343 miliardi di euro, registrando il decimo aumento consecutivo. Nel 2025 si è arrivati a 381 miliardi. Scelte politiche che hanno inciso sul Pil dell’area euro e confermato, ancora una volta, il ruolo centrale dell’industria bellica.
La proposta di pace in 28 punti
Ora si discute di un nuovo “piano di pace” in 28 punti, proposto dagli Stati Uniti sulla base di un modello elaborato per Gaza. Un piano che individua come interlocutore principale la Federazione Russa e vede l’Europa sostanzialmente assente. Tra le misure previste, la riaffermazione della sovranità dell’Ucraina e, al tempo stesso, il riconoscimento come territori russi di Donetsk e Luhansk, nel Donbass, e della Crimea, annessa nel 2014. Kyiv dovrà rinunciare per sempre alla Nato.
Il documento includerebbe inoltre il dimezzamento progressivo dell’esercito ucraino, un accordo di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa e un risarcimento agli Stati Uniti per la garanzia di sicurezza.
La promessa dell’integrazione
La clausola di sicurezza prevede che, qualora l’Ucraina invadesse la Russia, perderebbe la protezione americana; se invece fosse la Russia a invadere l’Ucraina, scatterebbe una risposta militare coordinata e verrebbero ripristinate tutte le sanzioni globali. Il piano contemplerebbe anche l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e il ritorno della Russia nel G8. «Volete dire che a Zelensky il piano non piace? Dovrà piacergli, a un certo punto dovrà accettare qualcosa. Vi ricordate che proprio nello Studio Ovale, non molto tempo fa, dissi: “Non hai le carte“. Non dimenticate che ho ereditato questa guerra», ha minacciato Trump. Ha inoltre aggiunto che non invierà più armi agli ucraini.
Lo scandalo che scuote Kyiv
La proposta arriva in un momento delicatissimo per Kyiv, alle prese con un grave scandalo di corruzione che ha travolto il governo di Volodymyr Zelens’kyj e ha già portato alle dimissioni dei ministri della Giustizia e dell’Energia. L’inchiesta ruota attorno a un giro d’affari da 100 milioni di dollari legato a Energoatom, la compagnia statale per l’energia nucleare. Un caso che rischia di compromettere non solo il percorso di adesione all’Ue, ma anche la credibilità stessa del presidente e delle istituzioni ucraine.
L’appello del premier alla nazione
In questo scenario, il premier ucraino ha lanciato, a poche ore dall’annuncio del piano Usa, un messaggio disperato alla nazione: «Questo è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più forti. Ora l’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: o la perdita di dignità, o il rischio di perdere un partner chiave.
O 28 punti difficili, o un inverno estremamente difficile – il più difficile – e ulteriori rischi. Una vita senza dignità, senza libertà, senza giustizia. E per noi, credere a chi ci ha già attaccato due volte».
La firma alla vigilia del Ringraziamento
Secondo fonti citate da Reuters, l’Ucraina «è sottoposta a una pressione maggiore da parte di Washington rispetto a qualsiasi precedente discussione di pace», perché gli Stati Uniti vogliono che venga firmata «una parte dell’accordo» entro giovedì, alla vigilia del Giorno del Ringraziamento.
Le reazioni europee
Mentre si discute di un’eventuale amnistia per Vladimir Putin e di un ritorno alle urne in Ucraina entro 100 giorni dall’intesa, arrivano i primi commenti europei. «Sosteniamo una pace giusta e duratura, ma ogni piano, per funzionare, deve prevedere che l’Europa e l’Ucraina siano coinvolte», ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas. «Qui c’è un aggressore e una vittima: non vediamo alcuna concessione da parte della Russia, come una tregua incondizionata, mentre le bombe continuano a cadere sui civili».
La posizione britannica
Anche il primo ministro britannico, Keir Starmer, dopo una call con Zelens’kyj, Friedrich Merz ed Emmanuel Macron, ha ribadito: «So cosa vuole il presidente Trump, ed è ciò che vogliamo tutti. Ma il principio secondo cui il futuro dell’Ucraina deve essere determinato dall’Ucraina, nel rispetto della sua sovranità, è imprescindibile».
Incentivi a restare
Da Berlino sono arrivate parole dure proprio dal cancelliere Merz: i giovani ucraini, ha detto, non devono arrivare “in massa” in Germania, perché «in Ucraina c’è bisogno di loro». Secondo Eurostat, solo a settembre i paesi Ue hanno registrato 79.205 nuovi rifugiati ucraini, il dato mensile più alto da agosto 2023. Oltre 1,2 milioni di ucraini – pari al 28,3% del totale Ue – sono stati accolti in Germania, dove il governo intende riformare i sussidi affinché «gli incentivi al lavoro superino quelli a rimanere nel sistema di assistenza sociale».
L’apertura italiana
Sul fronte italiano, invece, la premier Giorgia Meloni ha espresso un primo parere positivo sui punti del programma di pace: «È stato accolto con favore il riferimento a solide garanzie di sicurezza, integrali al più ampio quadro della stabilità europea e transatlantica, in linea con quanto da tempo proposto dall’Italia».
Il prezzo della guerra sui bambini
Intanto in Ucraina il prezzo della guerra continua a pagarlo la popolazione civile. Secondo Save the Children, dal febbraio 2022 sono stati registrati 3.018 minori vittime della guerra: 733 uccisi e 2.285 feriti, l’equivalente di 150 classi scolastiche.
L’appello dei pacifisti
Per la Rete Italiana Pace e Disarmo è arrivato il momento di fermare la pressione delle lobby belliche. In vista del voto sul bilancio europeo 2026, è stato lanciato un appello ai parlamentari europei che coinvolge 800 organizzazioni. «Il piano ReArm Europe del marzo 2025 (…) è destinato al fallimento perché rafforzerà l’insicurezza europea e globale, alimenterà la corsa agli armamenti – e con essa i conflitti – ed esacerberà il cambiamento climatico e i danni ambientali. È questo il futuro che desideriamo per la prossima generazione? Noi no, e siamo convinti che nemmeno voi lo desideriate» si legge nel comunicato dell’associazione pacifista e disarmista. E la proposta è chiara:
«Vi esortiamo a trasferire i fondi dalla guerra alla pace, per creare le condizioni ambientali, economiche, sociali, politiche e diplomatiche necessarie a una pace positiva, alla sicurezza umana e alla sicurezza comune».



















